Aia: intervista all’arbitro cremasco Giorgia Riboli

Bella intervista alla giovane Giorgia Riboli della sezione AIA Crema.

Ciao Giorgia, come è cominciato il tuo percorso?

Il mio percorso è iniziato tra i banchi di scuola, nel 2015. Ero in terza superiore e due ragazzi, ora miei colleghi, sono venuti a presentarmi questa avventura. Spinta dalla curiosità, ho intrapreso questa strada.

 

Ti saresti mai aspettata di arrivare fino a qui?Che ruolo ha avuto la tua sezione?

Non mi sarei aspettata di arrivare in prima categoria. Il merito va sicuramente alla mia sezione, che fin da subito ha creduto in me e mi ha dato la giusta consapevolezza nelle mie potenzialità.

 

Ti sei tolta delle soddisfazioni?

Nel mio piccolo, in questi quattro anni di AIA, mi sono tolta parecchie soddisfazioni. Dai tre raduni a Coverciano, alle promozioni di categoria che mi hanno portato a settembre in prima categoria (e nel futuro sempre più lontano, chissà…). Per non parlare dei progetti Talentino, Junior Talent e Talent & Mentor.

 

Cosa significa essere un talent per un arbitro?

Per un arbitro essere Talent, significa far parte di un progetto UEFA, mirato alla crescita dei giovani promettenti. Ho la fortuna di essere seguita da un Mentor del settore tecnico e di condividere questa esperienza con altri sette ragazzi lombardi. Il prossimo weekend scenderemo a Coverciano, dove incontreremo i Talent delle altre regioni.

 

Cosa si prova a fare parte di questo progetto?

Far parte di questo progetto è per me motivo di grande orgoglio, ma mi conferisce anche un senso di responsabilità. Ho tanta voglia di fare bene e di esprimere le potenzialità sulle quali sono stata scelta.

 

Come ti aiuta questa esperienza nella vita quotidiana?

Questa esperienza mi aiuta parecchio nella vita quotidiana. Sto crescendo sotto il profilo umano e riesco ad organizzare i miei impegni universitari al meglio. La chiave sta nel calibrare le energie e nell’allenarsi. Il sacrificio è alla base di ogni vittoria, non solo nell’arbitraggio, ma in tutti i campi.

 

Com’è lavorare con personalità di un certo livello? Cosa ti danno a livello motivazionale?

Lavoro a stretto contatto con un Mentor del calibro di Fabio Galloni, ex assistente di Serie A. Dal punto di vista motivazionale è una spinta in più a dare il massimo. Quando viene a visionarmi, cerco di assorbire il più possibili i suoi consigli e la sua esperienza di campo.

 

Per te, quando inizia la gara?

Per me la gara inizia il lunedì sera, quando ricevo la designazione della gara che andrò ad arbitrare la domenica.

 

Quale gara ti è rimasta impressa? Perché ?

La gara che ricordo con più lucidità è il mio esordio, il giorno in cui ha avuto inizio il mio percorso arbitrale. Ci vuole coraggio per iniziare, ma scendendo in campo si cresce sotto il profilo caratteriale e della personalità.

 

Cosa ti spinge a continuare?  

La passione è il motore che spinge noi ragazzi a scendere in campo ogni domenica ed è quella che mi spinge a continuare. Ad essa si aggiunge il gruppo,nel quale si condividono le soddisfazioni e si trova conforto nei momenti difficili che possono capitare nel corso di una stagione.

 

Come si può essere sempre imparziali ?

Per essere imparziali bisogna dare ascolto solamente a sé stessi, senza farsi influenzare dal pubblico e dai comportamenti dei giocatori. E’ una cosa che all’inizio può spaventare, ma un bravo arbitro non ha paura di prendere decisioni.

 

Oltre ad arbitrare, svolgi qualche ruolo all’interno della sezione?

Si, sono una degli istruttori del corso. A proposito, ci tengo a ricordarvi che a breve avrà inizio un nuovo corso per gli aspiranti arbitri. Un’occasione, a mio avviso da cogliere al volo.

Concludiamo con questa ultima domanda, Giorgia: con tre parole descrivici l’arbitraggio.

Passione, sacrificio e voglia di mettersi in gioco.