Crema – Ospedale Maggiore: il bilancio di fine mandato dei direttori Ablondi, Derelli e Mencatelli

La Direzione strategica dell'Ospedale Maggiore con i dottori Ablondi, Derelli, Mencatelli e Avaldi

L’ultima conferenza stampa prima della pensione è quasi un incontro tra amici, tra persone che hanno saputo instaurare rapporti corretti nell’esercizio dei rispettivi lavori. Da una parte i manager, dall’altra i giornalisti: gli uni di fronte agli altri, per stavolta meno manager e meno giornalisti, ma con la propria umanità a primeggiare. Alla fine una foto insieme, auguri e abbracci. E un po’ di emozione.

È in questo clima che la Direzione strategica dell’Asst Ospedale Maggiore di Crema ha offerto alcune valutazioni di fine mandato. Il direttore generale dottor Luigi Ablondi è a Crema da undici anni, il direttore sanitario dottoressa Ermanna Derelli da quasi cinque e il direttore sociosanitario dottoressa Gloria Mencatelli da tre. Ora, inizierà un’altra fase della loro vita: tutti, infatti, hanno affermato di aver chiuso con il lavoro.

“Fin dall’inizio – ha esordito Ablondi – ho avuto la consapevolezza che questo ospedale è la più grande azienda del territorio. Mi sono trovato bene, ben accolto dai dipendenti, dalla cittadinanza, dai sindaci… I rapporti sono stati franchi e cordiali”.

Venendo alle cose fatte, il direttore generale ha detto: “Abbiamo avuto anche delle ‘fortune’, ottenendo fondi per la ristrutturazione globale dell’ospedale. E già ci sono risorse destinate per la riqualificazione di Pediatria e Psichiatria. Grazie agli sconti ottenuti dalle ditte in fase di gara, inoltre, abbiamo fatto molto di più: è stata raddoppiata l’attività ambulatoriale, realizzati i bagni in tutte le camere di degenza, sistemati i soffitti e i pavimenti di tutti i reparti e non solo l’impiantistica. Ancora: abbiamo rinnovato la Sala Polenghi, la Farmacia, sistemato la Dialisi e la Fisiatria. Forti gli investimenti anche presso il Polo riabilitativo Santa Marta di Rivolta d’Adda, mentre ricodo che siamo noi ad aver, dopo anni e anni, realizzato il nuovo Polo sanitario a Soresina, poi passato con la nuova Legge regionale a Cremona”.

Accanto agli interventi strutturali, tantissimi sono stati i ‘contenuti’. In anni di ‘vacche magre’, ha rilevato Ablondi, “abbiamo aperto le Unità operative di Neuromotoria a Rivolta e di Oncologia Medica a Crema. Ricordo poi l’inaugurazione, a fine 2017, della Mau, la Medicina di Accettazione e Urgenza che ha portato un grosso cambiamento per i meccanismi di cura dei pazienti provenienti dal Pronto Soccorso, oggi seguiti in tutta sicurezza nel posto e nel percorso giusti. I tantissimi encomi ricevuti dalla Mau sono il segno evidente della soddisfazione degli utenti”.

Parola quindi alla dottoressa Derelli. “A Crema ho vissuto un’esperienza importantissima, in un ospedale molto organizzato dove lavorano, in un clima familiare che mi ha sempre meravigliato e che non ho riscontrato altrove, persone che davvero hanno a cuore questa azienda: un modo di fare che, grazie al dottor Ablondi, ha caratterizzato pure l’operato della Direzione. I primari sono uniti e favoriscono percorsi tra più specializzazioni i cui benefici si riflettono soprattutto sui cittadini utenti. A chi viene dopo di noi consegniamo una bellissima azienda”.

La dottoressa Mencatelli, arrivata nel 2015 a seguito della Riforma Sanitaria che ha introdotto l’integrazione tra ospedale e territorio, ha parlato di una “sfida nuova e anche difficile, ma facilitata dall’équipe che ho trovato qui all’Ospedale Maggiore”. Il settore socio-sanitario richiede un approccio diverso, con più attenzione agli aspetti della prevenzione e della riabilitazione, coinvolgendo non solo i pazienti ma anche le loro famiglie. “La fatica iniziale – ha osservato la Mencatelli – sta lasciando il posto ai primi risultati, ottenuti grazie al supporto di tutti gli ‘attori’ territoriali”.

Chiusura con il dottor Ablondi: “Oggi questo ospedale è ai vertici regionali e vanta reparti di eccellenza ed equilibrio di bilancio. Ci sono basi solide, insomma, per salvaguardarne l’autonomia. Buttare tutto all’aria sarebbe assurdo”.