LIBERATE PADRE GIGI: Marcia e veglia

LA MARCIA SILENZIOSA

Erano presenti anche due rappresentanti della SMA di Genova, alla marcia-veglia – guidata dal vescovo Daniele – che ieri sera la diocesi ha organizzato per pregare ed esprimere solidarietà a padre Gigi Maccalli, rapito in Niger esattamente due mesi fa: il 17 settembre. In mattinata i lettori de Il Nuovo Torrazzo hanno trovato nel giornale un libretto che riporta le sue lettere scritte alla rivista (sempre della SMA) Il Campo.

Ritrovo in piazza Duomo alle ore 21. Molte le persone che hanno risposto all’invito. Partenza della marcia che ha percorso numerose vie cittadine, passando anche per le Quattro Vie e percorrendo pure via Mazzini e piazza Duomo, prima di entrare in cattedrale. Aprivano la marcia quattro giovani che portavano uno striscione con la scritta: LIBERATE PADRE GIGI, affiancata da una sua fotografia con due bambini di colore.  

I NOMI DEI MISSIONARI RAPITI

La marcia s’è svolta in assoluto silenzio, mentre una speaker proclamava i nomi di 15 missionari rapiti a non ancora rilasciati negli ultimi anni. Nomi che hanno colpito le coscienze di tutti: padre Gigi Maccalli rapito in Niger il 17 settembre 2018; padre Paolo Dall’Oglio rapito in Siria il 29 luglio 2013; padre Jean-Pierre Ndulani, rapito nella Repubblica Democratica del Congo il 21 ottobre 2012; padre Gabriel Oyaka, rapito in Nigeria il 7 settembre 2015; padre Pierre Akilimali, rapito nella Repubblica Democratica del Congo il 16 luglio 2017; Jeffery Woodke, rapito in Niger il 14 ottobre 2016; padre Charles Kipasa, rapito nella Repubblica Democratica del Congo il 22 ottobre 2012; padre Anselme Wasikundi, rapito nella Repubblica Democratica del Congo il 22 ottobre 2012; padre Edmond Bamutute, rapito nella Repubblica Democratica del Congo il 22 ottobre 2012; suor Gloria Narvaez Argoty, rapita in Mali l’8 febbraio 2017; Leah Sharibu, rapita in Nigeria nel febbraio 2018; Jorg Lange, rapito in Niger il 12 aprile 2018; suor Roseline Isiocha, rapita in Nigeria il 13 novembre 2018; suor Alysius Ajayi, rapita in Nigeria il 13 novembre 2018; suor Frances Udi, rapita in Nigeria il 13 novembre 2018.

Entrati in duomo, il vescovo Daniele ha ringraziato tutti della presenza e della partecipazione e ha letto un messaggio inviatogli dal vescovo della diocesi di Bomoanga in Niger, dove lavora padre Gigi.

LA VEGLIA

“Ringrazio tutti – scrive – per la preghiera e il segno di compassione nei nostri confronti. Trasmetterò a tutta la comunità i vostri saluti. Voi che pregare per don Gigi divenuto nigeriano di adozione per il Vangelo.” E mons. Gianotti ha invitato a pregare per la liberazione di padre Gigi e di tutti coloro che sono stati rapiti e ricordati durante la marcia. Anzi, per ognuno di loro, un partecipante alla marcia ha appoggiato, sopra un supporto allestito ad hoc nel presbiterio della cattedrale, una lampada: al centro quella di padre Gigi posata personalmente dal Vescovo.

La Veglia inizia con la lettura di un brano degli Atti (la liberazione dal carcere degli apostoli da parte di un angelo) e prosegue con la lettura di alcuni brani del discorso di papa Francesco nell’omelia all’apertura della Porta Santa di Bangui nel 2015, e alcune testimonianze di tre missionari rapiti in Nigeria nel 2014, intercalate da canti anche di origine africana, eseguiti dal coro multietnico della parrocchia di Santa Maria. 

LE PAROLE DEL VESCOVO

Il vescovo dice poi parole toccanti: “Tutti noi in un momento di questi 60 giorni, da quando è stato rapito padre Gigi, ci saremo chiesti dove può essere oggi. Come negli Atti amici e fratelli rapiti cantano lodi a Dio e tutti gli altri prigionieri li stanno ad ascoltare, così padre Gigi canta a Dio e un giorno, speriamo vicino, forse ce lo racconterà egli stesso.” Il vescovo dice “forse” non perché tema che il missionario cremasco non ritorni, “ma perché don Gigi non ama parlare tanto di sè, ma della sua gente. Per questo ho proposto che marcia e preghiera non fossero dedicate solo a lui, ma anche alle altre sorelle e fratelli rapiti in Africa, con l’aggiunta di padre Dall’Oglio, rapito in Siria, di cui oggi ricorre il 64 compleanno. 

Noi cantiamo per loro e loro cantano per noi; noi prigionieri di non sapere dov’è don Gigi e di non sapere quanto vale la pena donare la vita, come ha fatto lui. Ma mentre pensiamo a Gigi, stiamo nel suo cuore, nella sua preghiera e nel suo canto, di lui, preoccupato non per sè, ma per noi.”

E il vescovo conclude: “Preghiamo per tutti i sequestrati e anche per noi perché possiamo donare noi stessi senza paure.”

Il tutto si conclude con la preghiera in cui si invoca Dio di ricordarsi degli uomini di cattiva volontà, il Padre Nostro e la benedizione.

LO STRISCIONE AL BALCONE DELL’EPISCOPIO

Mentre i fedeli lasciano il duomo, lo striscione che ha guidato la marcia viene appeso al balcone dell’episcopio: “Vi rimarrà – ha detto il vescovo – fino alla liberazione di padre Gigi. Spero per breve tempo.”

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