CEI: IL NUOVO PADRE NOSTRO DEVE ANCORA ATTENDERE

IL NUOVO PADRE NOSTRO

La traduzione della terza edizione italiana del Messale romano è stata approvata dai vescovi, ma “ci vuole ancora un po’ di tempo” per la sua pubblicazione, e quindi anche per le nuova versione del Padre Nostro, in cui si pregherà “non abbandonarci alla tentazione” (invece che “non indurci in tentazione”, come nella versione attualmente in voga). Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella conferenza stampa di chiusura dell’Assemblea generale straordinaria dei vescovi italiani, svoltasi in questi giorni in Vaticano. “I primi a chiedersi quando entrerà in vigore la nuova versione del Padre Nostro sono stati i vescovi”, ha rivelato il presidente della Cei: “Prima è necessario che otteniamo la confirmatio della Santa Sede, poi si potrà utilizzare, con la pubblicazione della nuova traduzione del Messale romano”. “Ci sono ancora alcune cose da correggere e da verificare, ma il grosso del lavoro è fatto”, ha aggiunto mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei: “Manca allo studio la forma, anche esteriore, del Messale, ma non c’è più un lavoro di revisione da fare”. Quanto ai tempi della pubblicazione, Russo ha affermato: “Spero nel 2019”. “È un passo avanti sul Concilio”, ha chiosato il presidente della Cei: “Ogni traduzione è anche un approfondimento spirituale. Renderà più agile la preghiera nelle comunità e sarà approvato da tutti”.

LAVORO E DEBITO PUBBLICO

Il card. Bassetti ha lanciato anche un grudo di allarme: “La gente ha bisogno di lavoro, e se non si lavora non aumenta il Pil, e il debito pubblico sale- Non mi sembra ci siano prospettive che fanno ben sperare per il Paese”, ha aggiunto il cardinale a proposito dello scenario attuale. “La nostra preoccupazione più grande è che la gente soffre, è infelice – ha affermato – e questa infelicità, causata dalla crisi e da altre situazioni, rischia di tradursi in rancori”. Bassetti ha definito tale situazione “pericolosa, perché i rancori possono suscitare populismi”. “C’è un modo per risolvere i problemi anche peggiorandoli, anche se si fa con accuratezza”, ha precisato: “Quello che mi preoccupa è che la gente non lavora, e non vedo grandi politiche per incentivare il lavoro”, ha ribadito il porporato, citando un recente fatto di cronaca: “I 40mila che protestavano per la Tav non erano ecologisti, era gente che non metteva insieme il pranzo con la cena”. “L’Europa non può essere solo l’Europa delle banche e degli interessi”, il monito relativo a una domanda sul nostro continente: “Sono un pastore di anime, mi preoccupo dei problemi della gente”.

SCONFIGGERE GLI ABUSI

Per quanto riguarda gli abusi sui minori “è bene che gli abusi non ci siano – ha dettoil cardinale – ma se ci sono vanno manifestati”. 

A proposito di uno dei temi dell’assise, su cui i vescovi si sono confrontati a porte chiuse, Bassetti ha fatto notare che “nel passato abbiamo pensato troppo allo scandalo: gli scandali non dovrebbero esserci, ma se ci sono è bene che si manifestino: perché deve trionfare la verità”. Di qui la scelta di puntare “sulla trasparenza, sull’educazione, sul cambiamento degli stili di vita”, all’insegna di tutto ciò è nato il progetto d’istituire un Servizio nazionale per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. A proposito delle Linee guida sugli abusi, “c’erano già – ha puntualizzato il presidente della Cei – ma tutto ha bisogno di aggiornamento, soprattutto il dramma della pedofilia, piaga che non dovrebbe albergare né nella società, né nella Chiesa, e in questo secondo caso è ancora più grave”. Per i vescovi italiani, soprattutto, è necessario “pensare a ciò che può influire negativamente sui ragazzi che rimangono rovinati per tutta la vita e sulle loro famiglie”: per questo il maggiore impegno della Chiesa italiana è sul versante della prevenzione. “Abbiamo pensato di affrontare questo problema facendo prevenzione nei seminari – ha spiegato il cardinale entrando nel dettaglio – con un’analisi psicologica e psichiatrica più accurata. Abbiamo, inoltre, esteso il Servizio nazionale per la tutela dei minori anche alle diocesi e, in terzo luogo, vogliamo rendere l’educazione dei ragazzi sempre più un fatto comunitario. Finora la figura prevalente era quella del prete che educava in oratorio, ma l’educazione deve essere fatta da tutta la comunità ecclesiale: altrimenti, la formazione che un ragazzo riceve è incompleta”.

“La Chiesa italiana intende risolvere questo problema radicalmente”, ha assicurato Bassetti, che rispondendo alle domande dei giornalisti ha fatto notare che “l’Italia non è gli Usa, non è l’Irlanda: ciò non vuol dire che le cose non siano gravi, ma che è diversa la nostra cultura, la nostra mentalità”. Sulla questione degli abusi, ha aggiunto mons. Stefano Russo, segretario generale della Cei, “è in atto un confronto e un dialogo al nostro interno, e con la società civile e le istituzioni”. Per quanto riguarda le Linee guida, ha precisato don Ivan Maffeis, portavoce della Cei, “l’Ufficio giuridico sta verificando la proposta, che nei prossimi mesi sarà sottoposta all’attenzione del Consiglio episcopale permanente e poi presentata alla prossima Assemblea di maggio”.