Izano – Beata madre Clelia Merloni, fondatrice delle Suore presenti alla Pallavicina

Il cardinale Becciu in un momento della Messa di beatificazione

Madre Clelia Merloni, fondatrice delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù che, tra l’altro, hanno in custodia anche il santuario della Madonna della Pallavicina a Izano, è beata. La solenne Messa di beatificazione è stata celebrata sabato 3 novembre nella Basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma, presieduta dal cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e rappresentante di papa Francesco. Alla cerimonia era presente anche una delegazione izanese, con il parroco don Giancarlo Scotti e suor Carmen, una delle religiose attive alla Pallavicina.

Madre Clelia, ha detto il cardinale Becciu nell’omelia, “condivise la ferita del Cuore di Gesù, rispondendo alle ostilità e al disprezzo con la carità”. Il porporato ha delineato “il volto di una donna la cui esistenza è stata segnata in maniera impressionante da patimenti e tribolazioni. La croce è stata il sigillo di tutta la sua vita! Ma il suo sguardo, specialmente nell’ora della prova, era sempre rivolto a Dio”.

Ricordando quando “è stata colpita da calunnie che ne hanno determinato la destituzione dal governo e poi addirittura l’allontanamento dall’Istituto da lei fondato”, il cardinale ha indicato quello come “il periodo del suo calvario. Un calvario personale duro e logorante, fatto di solitudine e di isolamento, di indebolimento della salute e di stenti, al limite della disperazione. Fu il momento dell’incontro con il suo Sposo, Gesù Crocifisso”.

Ricostruendo poi i momenti salienti della vita di madre Clelia Merloni, Becciu ha sottolineato come “di fronte al Cuore di Gesù riconosceva la sua volontà di riconciliazione con tutti, trovando la forza di perdonare quanti la perseguitavano. Pur avendo un carattere forte si dimostrò di una tenerezza straordinaria nel dimenticare le offese subite, testimoniando così la potenza vincitrice della carità”.

Infine, il cardinale ha evidenziato come madre Clelia espanse “amore ovunque soprattutto verso i più deboli, i più disagiati e adoperandosi per l’assistenza e l’educazione religiosa delle giovani generazioni”.

Clelia Cleopatra Maria Merloni – questo il suo nome completo – nacque a Forlì il 10 marzo 1861. A 22 anni entrò tra le Figlie di Nostra Signora della Neve, ma dovette uscirne per motivi di salute prima ancora dei voti temporanei. Dopo un’esperienza a Genova come direttrice di un orfanotrofio, entrò in contatto con le Figlie della Divina Provvidenza, fondate da San Luigi Guanella. Nel 1893 fu nuovamente colpita dalla tubercolosi: mentre era giudicata in fin di vita, capì che Dio voleva da lei un’opera dedicata al Sacro Cuore di Gesù.

Nel 1894, insieme a una compagna, si diresse a Viareggio, dove mossero i primi passi le Suore Apostole del Sacro Cuore. Finita in miseria a causa dell’amministratore dei beni ereditati dal padre, Clelia, ormai Madre fondatrice, fu aiutata dal Beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza e fondatore dei Missionari di San Carlo, che stava per creare un’analoga istituzione femminile. Il 10 giugno 1900, il vescovo approvò le Costituzioni delle Apostole Missionarie del Sacro Cuore, come vennero a chiamarsi. A causa di numerosi contrasti e di calunnie, mentre la fusione con la comunità fondata da monsignor Scalabrini non riuscì, madre Clelia fu inizialmente esautorata dal ruolo di superiora generale, poi scelse lei stessa di farsi da parte, domandando la dispensa dai voti. Da allora, per lei cominciò un vero e proprio esodo, vissuto appoggiandosi solo sull’amore del Cuore di Gesù. Ormai anziana e malata, ottenne di essere riaccolta nell’istituto da lei fondato che, intanto, aveva preso il nome di Zelatrici del Sacro Cuore (nel 1968 ha ripreso il nome originario). Si spense nella Casa generalizia, a Roma, il 21 novembre 1930. I suoi resti mortali sono venerati nella chiesa annessa alla Casa generalizia delle Apostole del Sacro Cuore a Roma.

Oggi le Apostole del Sacro Cuore sono circa un migliaio e contano comunità in sedici Paesi del mondo. Da alcuni anni, come detto, sono presenti alla Madonna della Pallavicina di Izano, santuario diocesano per le vocazioni.