La Grande Guerra e il poeta-soldato D’Annunzio

Il prossimo 4 novembre si svolgeranno in tutta Italia le cerimonie per ricordare il 4 novembre 1918, data in cui l’Italia usci dalla prima guerra mondiale.

Questa festa, che risale al periodo fascista, fu voluta per ricordare le vittime di una guerra spietata, l’eroismo e il patriottismo dei suoi protagonisti, per far rivivere le gesta di eroi coraggiosi che si immolarono per la Patria. Furono costruiti monumenti ai caduti quale commemorazione dei soldati morti sul campo di battaglia e successivamente si fece coincidere questa data con la celebrazione dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Ripercorrendo quel periodo, la situazione storica presente nel 1914 faceva presagire che nulla poteva evitare la guerra.

A causa di un eccezionale sviluppo industriale, erano a disposizione di quasi tutte le nazioni europee grandissime quantità di armi micidiali e di flotte militari sempre più agguerrite.

Francia e Inghilterra volevano bloccare l’espansionismo tedesco e la sua crescente, inarrestabile egemonia industriale e scientifica. La Francia voleva la rivincita dopo i fatti d’arme del 1870 e voleva riprendersi le regioni dell’Alsazia e della Lorena. Al contrario, l’Austria e la Russia speravano di risolvere le loro difficoltà con una politica estera particolarmente aggressiva ed espansionistica.

La scintilla della guerra scoccò il 28 giugno 1914, a Sarajevo, capitale bosniaca. In un attentato, di matrice estremistica, persero la vita il granduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, e la consorte.

A seguito di questo episodio l’Austria dichiarò guerra alla Serbia e si costituirono le alleanze e le mobilitazioni militari. In pochi giorni partirono le dichiarazioni di guerra: a fianco di Germania ed Austria si schierarono Turchia e Bulgaria mentre il Giappone e la Romania si unirono alla Triplice Intesa (ovvero un sistema di accordo politico-militare tra Francia, Gran Bretagna e Russia).

L’Italia si era mantenuta, inizialmente al di fuori: la Triplice Alleanza era un patto difensivo e, siccome Austria e Germania non erano state aggredite ma avevano dichiarato guerra, l’Italia non sentiva l‘obbligo di schierarsi al loro fianco anche se forze interne ed esterne, che spingevano l’Italia verso la guerra, erano molto forti.

Si svolgevano frequenti manifestazioni di piazza a favore della guerra e molti interventisti promuovevano infuocati discorsi patriottici.

Uno di loro, tra i più agguerriti e rappresentativi, era Gabriele D’Annunzio, del quale ho visitato recentemente, durante un’uscita di studio con la mia classe, la casa a Gardone Riviera: una villa che è diventata un’enorme casa-museo dedicata alle imprese di D’Annunzio e del “popolo italiano” durante la Prima Guerra Mondiale.

Al Vittoriale degli Italiani, cosi viene denominata la casa di D’Annunzio sul Lago di Garda, ho potuto vedere rappresentate le gesta del Poeta-Soldato, e il suo movimento interventistico nella Grande Guerra.

Quando scoppiò la guerra nel 1914, il poeta era in Francia. Mentre l’Italia si dichiarava neutrale, D’Annunzio cominciò a scrivere in alcuni giornali articoli e poesie che insistevano sulla necessita dell’intervento dell’Italia. Più tardi, nella primavera del 1915, il governo italiano si decise ad entrare in guerra. Sebbene la maggior parte della Camera fosse contraria, il movimento popolare (di cui D’Annunzio era uno degli interventisti) in maggio rovesciò il Parlamento. La Grande Guerra non é la prima occasione colta dal poeta per esporre il suo essere in favore dell’entrata nel conflitto. Le sue opere scritte intorno al 1900 comprendono il lamento per “il danno e la vergogna” che l’Italia subiva nella sua posizione passiva e l’attesa di una guerra che le permettesse di recuperare e riaffermare la passata gloria dell’Impero Romano, basandosi sulla superiorità del genio latino.

Dopo aver scritto canzoni per giustificare la guerra libica del 1911-12, che non era molto a favore dell’Italia, questa volta il poeta voleva la guerra per una rinascita latina. D’Annunzio, già interventista in Francia, fu inviato a tornare in Italia per tenere un discorso augurale a Genova, per la commemorazione dei Mille, il 5 maggio 1915. Il discorso da lui tenuto esprimeva quasi una dichiarazione di guerra dell’Italia, ricordando le grandi gesta di Garibaldi e dei Mille e sostenendo il rinnovamento italico. Dal 12 maggio, il poeta cominciava a fare discorsi più forti per incitare il popolo ad abbattere Giolitti, leader del neutralismo, che guidava il Parlamento.

Il 20 maggio dello stesso anno, la Camera, sopraffatta dal movimento di piazza, concesse al governo i poteri straordinari. Nel suo interventismo D’Annunzio (il “poeta nazionale”), rievocando la memoria storica della gloria nazionale italica, riaffermava la rinascita del Paese tramite l’entrata in guerra, che avvenne quattro giorni più tardi il 24 maggio 2015.

Dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia D’Annunzio si arruolò e venne utilizzato dai comandi militari con fini di propaganda. Le azioni di valore del poeta furono reali: nel febbraio 1916 durante un atterraggio rimase vittima di un incidente che gli procurò la perdita dell’occhio destro. Dopo mesi di degenza al buio, in cui compose il “Notturno”, nell’agosto del 1918, alla guida della 87^ Squadriglia aeroplani “Serenissima” volò su Vienna, lanciando manifestini tricolore. Il Poeta- Soldato, che aveva iniziato ad esprimere il suo interventismo in Francia nel1914, lo concluse ideando e partecipando alla pacifica incursione di sette biplani monomotori SVA sulla capitale Austriaca (precisamente, il 9 agosto 1918, dopo un volo di circa 1000 Km di cui 800 sul territorio avversario).

Questa formazione aerea, con uno scopo di carattere esclusivamente psicologico e propagandistico, lanciò sui cieli di Vienna migliaia di manifestini con scritte che inneggiavano alla pace e alla fine delle ostilità. Il testo, fortemente patriottico, era scritto dal Poeta (vedi foto allegata).

D’Annunzio ha voluto ricordare la sua “vita inimitabile” di poeta-soldato raccogliendo in un solo luogo quanti più cimeli possibili, anche di grandi, talvolta enormi, dimensioni. Nella collezione dannunziana del Vittoriale, ho potuto vedere ed ammirare varie tipologie di reperti della Grande Guerra: armi di altissima qualità, bandiere, opere d’arte e oggetti bellici che il poeta ha donato o ricevuto in dono da personaggi storici dell’epoca; ho visitato un anfiteatro, un mausoleo, un sottomarino e persino una nave militare! Dietro ad ogni angolo si respirava la storia, si nascondeva una statua, un pezzo pregiato del passato, tutte opere che sono giunte fino a noi e che valeva la pena vedere e conoscere perché sono testimoni della dimensione “eroica” della sua vita, fatta di guerre e azioni azzardate a bordo di velivoli e sottomarini.

Fino al termine del conflitto, D’Annunzio si prodigò in innumerevoli voli di bombardamento sui territori occupati dall’esercito austriaco, fino alla battaglia finale, ai primi di novembre 1918; egli apparteneva di diritto alla generazione degli assi e dei pluridecorati e il coraggio dimostrato, unitamente ad alcune celebri imprese di cui era stato protagonista, ne consolidarono ulteriormente la popolarità.

Si congedò con il grado di tenente colonnello, inusuale, all’epoca, per un ufficiale di complemento (ebbe tre promozioni per merito di guerra); gli verrà anche concesso nel 1925 il titolo onorario di generale di brigata aerea. Fu insignito di una medaglia d’oro al valor militare, cinque d’argento e una di bronzo.

Nell’immediato dopoguerra D’Annunzio si fece portatore di un vasto malcontento, insistendo sul tema della “vittoria mutilata” e chiedendo, in sintonia con il movimento dei combattenti, il rinnovamento della classe dirigente in Italia. Lo stesso clima di malcontento portò all’ascesa di Benito Mussolini, che di qui al 1922 avrebbe condotto il fascismo a prendere il potere in Italia.

La Prima Guerra Mondiale iniziò nel 1914 e finì l’11 novembre 1918 con la firma dell’armistizio tra la Germania e gli Alleati. In questi quattro anni di guerra, però, il mondo cambiò completamente volto perché vi furono alleanze e scontri che portarono alla scomparsa dell’Impero tedesco (Secondo Reich), dell’Impero ottomano e dell’Impero russo oltre che di quello austro-ungarico ; sebbene la Prima Guerra sia stata meno d’impatto (almeno a livello di brutalità) della Seconda, è stata comunque un evento tragico e traumatico per tutta la popolazione del Novecento e ha visto la maggior parte dei caduti tra i combattenti mentre la Seconda sarà caratterizzata dall’enorme numero di vittime civili.

La Germania perse una guerra che più di altri aveva contribuito a far scoppiare. La perse per fame e per stanchezza, per esaurimento delle forze morali e materiali, ma senza che un solo lembo del suo territorio fosse invaso da eserciti stranieri. Gli alleati dell’Intesa uscirono dal conflitto scossi e provati per l’immane sforzo sostenuto.

Il 4 novembre alle ore 15 tutte le operazioni di guerra cessarono e fu proclamata la fine della Grande Guerra. Armando Diaz emanò un bollettino che celebrava, non senza retorica, la vittoria di “uno dei più potenti eserciti del mondo”.
Prima dell’entrata in vigore dell’armistizio, l’esercito proseguì la sua rincorsa ai territori italiani che erano stati persi l’anno precedente: La pace però non presupponeva l’impossibilità di continuare l’avanzata, ma solo quella di cessare qualsiasi combattimento. E così nei giorni seguenti furono raggiunte anche località abbandonate dalle autorità austro-ungariche.
Due mesi dopo, il 18 gennaio 1919, iniziarono a Versailles i trattati di pace.

*Andrea, II Liceo Scientifico