PAPA FRANCESCO – SCALABRINIANI: Il problema della chiusura verso lo straniero

Oggi, in udienza, papa Francesco ha ricevuto i Scalabriniani e ha consegnato a loro il testo scritto. “È più facile ricevere uno straniero – ha esordito il Pontefice  – che essere ricevuto: e voi dovete fare ambedue le cose”.

ESEMPLARE L’ARGENTINA CON I POLACCHI

Papa Francesco è ben consapevole che oggi c’è una chiusura verso lo straniero oltre il problema delle tratte di persone straniere. Ogni giorno lo straniero viene sfruttato. “Io sono figlio di migranti e ho un ricordo nel dopoguerra – ha raccontato -. Ero ragazzino, avevo 10-12 anni, quando dove lavorava papà sono arrivati i polacchi a lavorare, tutti migranti, e come erano accolti bene! L’Argentina ha questa esperienza di accogliere, perché c’era lavoro e anche c’era bisogno. L’Argentina è un cocktail di ondate migratorie, perché i migranti costruiscono un Paese, come hanno costruito l’Europa”.

BENESSERE PORTA ALLA CHIUSURA

Il Pontefice ha poi ricordato che l’Europa è stata creata da tante ondate migratorie durante i secoli. “Il benessere è suicida – ha esclamato il Pontefice –  perché ti porta a due cose: a chiudere le porte, perché non ti disturbino – soltanto quelle persone che servono per il mio benessere possono entrare – e dall’altra parte a non essere fecondi, per mantenere il benessere. Il dramma dell’inverno demografico e la chiusura delle porte: questo deve aiutarci a capire come è ricevere lo straniero”, l’analisi di Francesco.

IMPORTANTE L’ASCOLTO CON PASSIONE

“L’evangelizzazione si fa camminando con la gente”. Ha ricordato il Papa. “Prima di tutto bisogna ascoltare le persone, la storia delle comunità, le speranze deluse, le attese dei cuori e le prove della fede.” “Prima di tutto ascoltare – ha spiegato il Pontefice – e farlo in atteggiamento di con-passione, di vicinanza sincera”.
“Quante storie ci sono nei cuori dei migranti! Storie belle e brutte. Il pericolo è che vengano rimosse: quelle brutte, è ovvio; ma anche quelle belle, perché ricordarle fa soffrire. E così il rischio è che il migrante diventi una persona sradicata, senza volto, senza identità. Ma questa è una perdita gravissima, che si può evitare con l’ascolto, camminando accanto alle persone e alle comunità migranti. Poterlo fare è una grazia, ed è anche una risorsa per la Chiesa e per il mondo”.

UN LAVORO DURO PER I TEMPI CHE CORRONO

“Trovare strade sempre nuove di evangelizzazione e di prossimità, al fine di realizzare con fedeltà dinamica il vostro carisma, che vi pone al servizio dei migranti”: è la consegna del Papa per i religiosi. “Oggi come ieri, la vostra missione si svolge in contesti difficili, a volte caratterizzati da atteggiamenti di sospetto e di pregiudizio, se non addirittura di rifiuto verso la persona straniera. Ciò vi sprona ancora di più a un coraggioso e perseverante entusiasmo apostolico, per portare l’amore di Cristo a quanti, lontani dalla patria e dalla famiglia, rischiano di sentirsi lontani anche da Dio. L’icona biblica dei discepoli di Emmaus fa vedere che Gesù spiega le Scritture mentre cammina con loro”.