VEGLIA MISSIONARIA CON UNA SEDIA VUOTA

Veglia missionaria, sabato 27 ottobre in cattedrale alle ore 21, con una sedia vuota: quella che – a fianco del vescovo, di don Federico Bragonzi e di suor Clara Zaniboni – ospitava idealmente padre Gigi Maccalli, rapito lo scorso 17 settembre in Niger e di cui non si hanno più notizie.

Il vescovo Daniele ha annunciato che il prossimo 17 novembre si terrà una veglia diocesana di preghiera per lui, in attesa della sua liberazione e perché il Signore gli dia forza di affrontare questa difficile prova.

La Veglia aveva come titolo: Giovani per il Vangelo, ma purtroppo non si son visti tantissimi giovani in cattedrale. Presenti molte persone adulte che hanno vissuto intensamente il bel momento di preghiera preparato dal centro missionario diocesano. 

La veglia si è svolta tra invocazioni, letture di brani del Messaggio di papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2018 e canti.

Il filo conduttore quattro tematiche: La vita è una missione, “Vi annunciamo Cristo”, Trasmettere la fede sino ai confini della terra, Testimoniare l’amore.

Di padre Gigi Maccalli è stata letta la testimonianza contenuta in una lettera del 3 settembre 2015.

 Il vescovo Daniele ha commentato il brano di Vangelo della nascita di Giovanni Battista: “Figura un po’ scomoda quella di Giovanni Battista, talmente scomoda – ha detto il vescovo – che qualcuno, infastidito dal suo messaggio e dal suo richiamo alla verità delle cose, ha deciso di fargli tagliare la testa… Secondo i vangeli, Giovanni era nato poco prima di Gesù; quando muore di morte violenta avrà avuto una trentina d’anni. Oggi lo chiameremmo ancora giovane, anche se nel mondo antico quella era già un’età rispettabile. In ogni caso, Giovanni non sembra aver aspettato molto, per accogliere la missione che Dio gli affidava, visto che qualcosa di speciale – sempre secondo i vangeli – trapela in lui già quando è ancora bambino.”

“Che cosa possiamo raccogliere, dalla testimonianza di Giovanni,”, s’è chiesto mons. Gianotti. “Prima di tutto, possiamo raccogliere il suo senso di urgenza per la nostra personale conversione. Giovanni vive la sua missione con la severità e la passione degli antichi profeti, perché sa che Dio è più importante di tutto il resto.

E raccogliamo da Giovanni – ha continuato – anche l’invito a guardare a Gesù, a orientare su di lui lo sguardo. A un certo punto il Battista ha intuito la necessità di guardare a lui, a Gesù, anche senza aver capito tutto di lui; forse, addirittura, nutrendo qualche perplessità e dubbio. Nessun credente serio può dire di aver capito tutto di Gesù; e capita anche ai cristiani seri di fare fatica ad accettare l’una o l’altra parola di Gesù, a camminare sempre speditamente nella sua via. Dentro alla storia di ogni missionario e missionaria, dentro ad ogni missione cristiana c’è sempre, anzitutto, questo punto di partenza: Gesù mi attira a Sé, Gesù orienta la mia vita… e questo, e solo questo, in definitiva, mi dà il coraggio di mettermi in cammino, accettando anche le conseguenze drammatiche che ciò può avere, come sta sperimentando da settimane il nostro padre Gigi Maccalli.

Finalmente – ha concluso il vescovo –  raccogliamo da Giovanni la capacità di sperare e attendere un mondo nuovo. Egli guarda, e fa guardare, a Gesù: ma non arriva a vedere tutto ciò che il vangelo del Rabbi di Nazaret porta con sé e promette all’uomo. Eppure, Giovanni sa che Dio è all’opera, e dunque il mondo nuovo sta arrivando. Chiediamo a Dio la stessa fede di Giovanni e, guardando a Gesù, come lo stesso Battista ci invita a fare, apriamo anche le nostre vite all’opera di Dio, accogliamo anche noi la missione di testimoniare e servire il mondo redento, che l’amore di Dio certamente sta facendo crescere dentro la nostra storia.”

Durante la Veglia Marco Ceron, responsabile di un gruppo di giovani, ha raccontato l’esperienza che ha vissuto assieme ad altri giovani del Cammino da Loreto ad Assisi nel mese di agosto per arrivare a Roma ad incontrare il Papa. “Sono stati momenti di fraternità più bella che abbia mai vissuto, ha detto. Porto a casa la consapevolezza che camminando da soli si va più forte, ma camminando insieme si va più lontano; che per trovare la felicità nulla è più essenziale dell’essenziale. Ho visto con i miei occhi giovani meravigliosi!”

Al termine della veglia è stato consegnato a tutti un piccolo crocifisso realizzato con palme intrecciate da un artigiano sudamericano.

Infine il saluto del responsabile del Centro Missionario Enrico Fantoni, del Vescovo che ha ringraziato anche Antenna5 e dei due missionari presenti, suor Clara che ha detto di sentire sempre tutti vicini grazie alla preghiera e di don Federico che aspetta un sacerdote cremasco in Uruguay ad affiancarlo.  

 

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