SINODO/6: I giovani devono sentirsi accolti e amati

Un’altra frenetica giornata di lavori è terminata. Oggi i padri sinodali hanno affrontato ancora tanti temi che riguardano i giovani, dall’accoglienza all’amore. Di seguito riportiamo gli interventi del card. Berhaneyesus Demerew Souraphiel e don Kablan Hilaire Jean-Marie Kouaho

ALLO STRANIERO BISOGNA SPALANCARE LE PORTE, NON CHIUDERLE

“Dove sono finite le radici cristiane dell’Europa?”: è la provocazione lanciata dall’arcivescovo di Addis Abeba, card. Berhaneyesus Demerew Souraphiel, durante il briefing quotidiano. Parlando sui giovani che migrano a causa di “guerre, sfruttamento, corruzione e movimenti di liberazione che parteggiano per l’una o l’altra parte”, il cardinale ha ribadito: “Accogliere lo straniero è un obbligo cristiano, chiudere le porte non lo è: di fronte alle frontiere chiuse alle persone che fuggono da fame e guerra, mi chiedo dove sono le radici cristiane dell’Europa. In Europa ci sono Paesi che hanno dato esempio di accoglienza ma c’è anche chi ha chiuso i confini. Perché? Se accadesse all’Europa di avere bisogno?”. Il porporato ha sottolineato che il suo Paese, l’Etiopia, accoglie al suo interno un milione di rifugiati e ha puntato l’indice contro “il traffico di armi e le multinazionali” che si accaparrano materie prime “spazzando via interi villaggi e popolazioni per poi sfruttarne la terra. La Chiesa resta al fianco di questi popoli”. Nel suo intervento al briefing il card. Souraphiel ha ricordato che “l’80% dei migranti, che sono giovani, non arrivano in Europa ma si muovono da un Paese africano all’altro e che nel mondo oggi ci sono 40 milioni di schiavi”.

I GIOVANI DEVONO SENTIRSI ACCOLTI E AMATI

“Il tema dell’ascolto è cruciale per capire i nostri giovani. In ogni situazione della loro crescita, soprattutto nei loro momenti di crisi, dobbiamo porci in loro ascolto”. Lo ha affermato don Kablan Hilaire Jean-Marie Kouaho, sacerdote appartenente al Cammino neocatecumenale e rettore del seminario diocesano internazionale “Redemptoris Mater” di Morondava (Costa d’Avorio). Per don Kouaho, “bisogna altresì educarli ad ascoltare la voce di chi veramente li ama come sono: Cristo” perché al centro della Rivelazione è Dio stesso che chiama il suo popolo all’ascolto. “L’esperienza che i giovani fanno nelle comunità Neocatecumenali – ha proseguito – è quella dell’ascolto settimanale della Parola di Dio e della possibilità in ogni celebrazione di essere ascoltati offrendo la loro esperienza. Questa educazione ad ascoltare e ad essere ascoltati avviene prima di tutto nella famiglia attraverso una ‘liturgia domestica’, la domenica, dove i genitori trasmettono la fede ai figli, secondo la consuetudine del Cammino neocatecumenale.
Il sacerdote ha poi osservato che un giovane in fondo cerca solo una cosa, sentirsi amato e accolto. La Chiesa, che è maestra in umanità e che possiede la ricchezza del Vangelo, è l’unica a potergli offrire questa bellezza dell’amore. “Tutti i giovani hanno il diritto di ascoltare il lieto annunzio che è possibile essere felici – ha concluso don Kouaho – i giovani aspettano che noi in quanto Chiesa usciamo per andarli a trovare nel profondo della loro anima dove risiedono i loro interrogativi più profondi e dove si annida l’impronta di Dio.