Pompei torna a vivere

Provando per un attimo ad essere ancora nell’antica Roma, sarebbe più che pertinente affermare che “Pompei caput mundi”. Mai come negli ultimi mesi la città distrutta dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.c. è tornata alla ribalta delle cronache. Anche i giornali stranieri hanno raccontato le ultime e preziose scoperte. Questa zona, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1996, è visitata da circa 3.500.000 persone l’anno. È stupefacente vedere come dopo quasi 2000 anni questa area stia ritornando a rivivere e questo grazie al lavoro di equipe di professionisti di ambiti diversi: da archeologi ad antropologi, da geologi a botanici. Si avvalgono di strumenti molto sofisticati come: droni, laser e microtelecamere per raggiungere le zone più impervie.

Il lavoro è molto lento e scrupoloso ma i più recenti studi confermano che l’eruzione del vulcano sia stata talmente forte da provocare plurimi crolli e di conseguenza i resti sono stratificati. Negli ultimi anni sono stati riaperti ai turisti quasi quaranta edifici, tra cui la celebre Villa dei Misteri e la Casa dei Vettii e da poco sono iniziati i nuovi scavi in un’area ancora sconosciuta. La scoperta di queste zone è straordinaria, dimostra la vitalità dell’epoca e dona continuità a questa città.

È emozionante pensare che dove 2000 anni fa camminavano intere famiglie, ora passeggeranno migliaia di turisti. Ultimamente sono riemersi anche resti di corpi come quello di un bimbo di otto anni con le ossa rannicchiate, deceduto probabilmente mentre scappava dai lapilli. Oppure il corpo di un fuggiasco con accanto un tesoro, un sacchetto con venti monete che equivalgono a 500 euro dei giorni nostri.

Questi ritrovamenti dovrebbero far riflettere sulla ricchezza del patrimonio artistico italiano. Questo parco archeologico è un tesoro quasi sotto valutato. Gli italiani dimenticano troppo spesso, purtroppo, di godere delle tante meraviglie di cui il nostro paese è ricco. Siamo nell’era virtuale e potrebbe ad alcuni sembrare un lavoro anacronistico, ma per costruire un grande futuro è necessario non dimenticare mai il passato. È auspicabile che le istituzioni politiche non trascurino di prendersene

*Elisa, V Liceo Scientifico