EUROPA: In Consiglio per parlare di Brexit, di manovra finanziaria e di molto altro

Oggi e domani si riunisce il Consiglio europeo. “Lavoriamo – ha affermato Donald Tusk ieri – per un buon accordo con il Regno Unito, però ci prepariamo anche a un mancato accordo”. Tema centrale delle giornate sarà la Brexit, gli altri temi (sicurezza, migrazioni) passano in secondo piano.

GLI SCENARI POSSIBILI: ACCORDO O NO?

La volontà di portare avanti i negoziati per un Brexit concordato c’è, ha scritto Tusk nella lettera di invito spedita ai 28 leader dei Paesi membri per illustrare l’ordine del giorno del Consiglio europeo. Eppure “allo stesso tempo, responsabili come siamo, dobbiamo preparare l’Ue a uno scenario senza accordi, che è più probabile che mai”. Il politico polacco non nasconde le difficoltà che persistono sugli accordi con Londra per il “divorzio” dall’Unione, fissato al 29 marzo 2019.
Al momento non si profila un accordo globale ed esaustivo e resta aperto il nodo del confine e dei futuri rapporti tra le due Irlanda. Per cui, nella lettera di invito ai capi di Stato e di governo, Tusk mette in guardia rispetto a ogni possibile scenario.

IL PROGRAMMA DELL’INCONTRO

Il summit inizierà questa sera quando, durante una cena, la premier Theresa May illustrerà esigenze e proposte per parte britannica; quindi discussione a 27 per individuare una risposta comune. Domani invece a seguire un vertice dell’Eurozona e un summit fra Europa e Asia.

L’ORDINE DEL GIORNO

Tusk ricorda gli altri temi in agenda: “Avremo quindi un dibattito e adotteremo conclusioni su migrazione, sicurezza interna e relazioni esterne. Il nostro obiettivo è inviare un messaggio forte sulla lotta alle reti di contrabbando, sulla protezione delle nostre frontiere esterne e sulla costruzione della nostra cooperazione con i Paesi di origine e di transito”. Si discuterà inoltre della “nostra nuova partnership con l’Africa” e del prossimo vertice con la Lega dei Stati arabi, “nonché altre questioni globali, in particolare la lotta contro il cambiamento climatico prima della Cop 24 a Katowice”.

MIGRAZIONI E MANOVRA FINANZIARIA ITALIANA

A proposito di migrazioni non si intravvedono cenni alla “redistribuzione” dei rifugiati tra i Paesi Ue, nessuna insistenza sulla necessità di riformare l’accordo di Dublino, e neppure si chiamano in causa temi – cari soprattutto all’Italia – come i “movimenti primari e secondari”. Fra i corridoi dei palazzi brussellesi circolano insistenti voci già sentite: la manovra finanziaria italiana non va bene (come ha ribadito il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker) e non rispetta le regole europee. Difficile, in questo contesto, il compito che attende il premier Giuseppe Conte, per richiamare l’attenzione dell’Ue sui flussi migratori e su una possibile – e finalmente reale – risposta di livello Ue. Anche perché i possibili “alleati” politici di Roma su questo tema si sfilano a uno a uno. E resta aperta la contesa con la Francia sul caso-Clavière, comprese le scuse francesi non accettate dal vicepremier Matteo Salvini.