Papa Francesco: in udienza con i seminaristi lombardi per parlare di vicinanza e molto altro

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Sabato papa Francesco ha ricevuto in udienza i seminaristi lombardi e ha risposto alle loro domande. Erano presenti anche i tre seminaristi cremaschi (Piergiorgio Fiori che diventerà diacono sabato, Alessandro Vanelli e Cristofer Vailati) accompagnati dal rettore don Gabriele Frassi e dal vescovo Daniele.

VICINANZA: IDEALE SACERDOTALE

“Chiesa in uscita, come Gesù ha voluto: ‘Andate, predicate il Vangelo, andate…’. Non ‘Chiesa in passeggiata’! Forse a volte in qualche piano pastorale facciamo confusione, – ha detto Papa Francesco – che cosa sia andare in uscita, incontro alle persone, e che cosa sia fare una bella passeggiata e poi rimanere dove sto. Questo è importante: l’uscita non è un’avventura, è un mandato del Signore, è una vocazione, è un impegno”.
In questo mondo così secolarizzato, ma lo era anche al tempo di Gesù, seppure in forme diverse, dobbiamo “fare lo stesso di Gesù: vicinanza. Vicinanza a Dio, vicinanza alla gente, vicinanza al popolo di Dio”. Per questo, ha chiarito il Pontefice, “a me piace dire che voi dovete essere preti del popolo di Dio, cioè pastori di popoli, pastori della gente, e non ‘chierici di Stato’, perché Gesù bastonava forte il clericalismo del suo tempo: gli scribi, i farisei, i dottori della legge…, molto forte”. Secondo il Santo Padre, “il clericalismo è una perversione della Chiesa. Quando si vede un giovane prete tutto centrato su se stesso, che pensa a fare carriera, questo è più dalla parte dei farisei e sadducei che dalla parte di Gesù. Questa è la verità”. Invece, “tu, quando vedi un prete che prega, che sta con i bambini, insegna la catechesi, che celebra la Messa con la sua comunità, che sa i nomi della gente perché si avvicina, alla fine della Messa va e saluta uno e l’altro: ‘Come stai? E la famiglia?…’. Questa è la vicinanza che aveva Gesù”. Questa è la vicinanza di un prete, un prete santo, ma con la santità ordinaria alla quale siamo chiamati tutti. Vicinanza al popolo e vicinanza a Dio nella preghiera. Il prete che si affanna troppo nell’organizzazione delle cose e perde un po’ questa vicinanza si allontana dall’ideale sacerdotale di Gesù. Allora, “l’atteggiamento più concreto di Gesù è l’incontro: incontrare la gente, la vicinanza. Vicinanza pastorale. E anche fra voi, vicinanza presbiterale…”.

UN OMELIA CHE NON DEVE ANNOIARE

“La celebrazione liturgica è un atto di adorazione, – ha precisato il Pontefice – un atto di partecipazione alla passione, morte e risurrezione di Gesù, lo sappiamo tutti. È un atto di lode a Dio, di gioia spirituale. Ma tante volte sembra una veglia funebre!”. Per papa Francesco è lì che “dobbiamo aiutare i preti. E voi che sarete preti, per favore, non annoiate la gente. C’era un’abitudine – non so se ancora qui si fa –: quando incominciava la predica, tanti uscivano a fumare una sigaretta. La predica noiosa. La predica è l’omelia: deve toccare il cuore. Al contrario se è noiosa non si capisce”. Il Santo Padre ha, quindi, ricordato gli insegnamenti di un sacerdote circa l’omiletica: “Un’idea, un’immagine, un sentimento. E questo si può fare in cinque minuti. Pensate – ha avvertito Francesco – che psicologicamente la gente non può mantenere l’attenzione per più di otto minuti. Una omelia di otto minuti e ben preparata: con un’idea chiara, un sentimento chiaro e un’immagine chiara”. Il Papa ha concluso con un invito: “La celebrazione eucaristica sia degna, pia, che coinvolga anche l’affetto della gente. E anche nell’omelia”.

NON SOLO ABUSI, MA ANCHE MONDANITÀ SPIRITUALE

“Non scandalizzare mai”. È l’invito che ha rivolto Papa Francesco ai seminaristi lombardi, affrontando il tema dello scandalo degli abusi: “Voi conoscete le statistiche: il 2% degli abusi che si fanno sono stati fatti da preti. ‘Ah, è poco, Padre’. No. Perché se fosse un solo sacerdote, questo è mostruoso. Non giustifichiamoci perché siamo soltanto il 2%. Il 70% avviene nelle famiglie e nel quartiere; poi, nelle palestre, gli allenatori; nelle scuole…”.
“È uno scandalo – ha ammonito Francesco -, ma è uno scandalo mondiale che a me fa pensare ai sacrifici umani dei bambini, come facevano i pagani”. Su questo punto, ha detto il Santo Padre, “parlate chiaro: se voi vedete una cosa del genere, subito al vescovo. Per aiutare quel fratello abusatore. Subito al vescovo”. Ma, ha avvertito, “ci sono altri scandali di cui non è di moda parlare. Uno scandalo forte è il prete mondano, quello che vive nella mondanità spirituale. Un uomo educato, socialmente ben accettato, ma mondano. Mai lo si vede pregare davanti al tabernacolo; mai tu vedi che va in un ospedale e si ferma e prende le mani agli ammalati, mai. Mai opere di misericordia, quelle difficili da fare. Fa il prete mondano: questo è uno scandalo. E la mondanità… Mi ha colpito tanto quando ho letto, per la prima volta, Meditazione sulla Chiesa del cardinale de Lubac: l’ultimo capitolo, le ultime due pagine. Cita un benedettino che dice che il peggiore peccato della Chiesa è la mondanità spirituale. È convertire la religione in un’antropologia. Leggete queste due pagine: vi farà bene. Vi farà bene”.
“Voi – ha concluso – avete un’esperienza di fraternità, voi siete fratelli maggiori, e con il dialogo… Si rischia. Nella vita chi non rischia non va avanti. Ma rischiare con prudenza, rischiare con prudenza”.