Moscazzano – Festa per i 200 anni di consacrazione della chiesa parrocchiale

La chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo a Moscazzano

La comunità di Moscazzano si appresta a celebrare il secondo centenario della consacrazione della chiesa parrocchiale, dedicata a San Pietro Apostolo. Sono infatti passati 200 anni dal quel 27 settembre del 1818, giorno in cui monsignor Tommaso Ronna – vescovo di Crema dal 1807 al 1828 – consacrò la chiesa. Nello stesso giorno, ma due secoli dopo, un altro Vescovo sarà in mezzo ai moscazzanesi: giovedì prossimo, 27 settembre, monsignor Daniele Gianotti presiederà, alle ore 20.30, la santa Messa in occasione del significativo anniversario.

Per festeggiare al meglio questa importante tappa della propria storia, la Parrocchia ha realizzato (come già avvenuto per il santuario della Madonna dei Prati) un depliant che presenta la storia della bella chiesa. È stato realizzato con impegno e passione da persone generose, sostenute dal parroco don Osvaldo Erosi.

Leggendo i cenni storici offerti all’attenzione di tutti, si apprende che “la chiesa fu edificata in soli quattro anni dal 1797 al 1801, quando era Rettore il sacerdote Domenico Patrini. Don Domenico resse la parrocchia dal 1791 fino alla morte avvenuta il 23 ottobre 1824. Sul territorio di Moscazzano si ha per la prima volta notizia di un insediamento religioso dedicato a San Pietro in un documento del 1035”.

Nella Visita pastorale del 1520 la chiesa di San Pietro “fu censita come chiesa affidata a un curato (Visita del Vescovo di Cremona Gerolamo Trevisano). Solo nel 1578 la troviamo registrata come parrocchia (Visita del Vescovo di Cremona Niccolò Sfondrati). Nel 1580 da Cremona passerà alla diocesi di Crema”.

Per sostituire l’antica chiesa, di modeste dimensioni, si pensò all’attuale edificio al fine di rispondere al bisogno di avere a disposizione un edificio di culto più vicino al centro del paese, maggiormente visibile e che fosse di dimensioni tali da poter accogliere il “numeroso popolo” (cfr. lettera di richiesta al Vescovo per la costruzione della nuova chiesa, agosto 1797). Per capire questo incremento demografico va considerato il fatto che nel 1578 si contavano 250 anime, nel 1752 il numero degli abitanti era di 671 e nel 1822 arrivò a 884.
Inoltre, si legge ancora nel depliant, “il parroco don Patrini scrisse al vescovo monsignor Antonio Maria Gardini chiedendo ‘il permesso (per i muratori, molti dei quali erano moscazzanesi) di partecipare ai lavori non solo nei giorni feriali, ma anche in quelli festivi per la costruzione di questa nuova chiesa, posta in luogo visibile, dato che quella precedente crea disturbo alla popolazione costretta a rimanere al di fuori dell’edificio ad ascoltare le funzioni’. La richiesta venne accolta e fu accordato il permesso di lavorare anche nei giorni festivi”.

Grande fu la mobilitazione popolare a Moscazzano nel fornire il proprio contributo per un’opera grande e importante dal punto di vista religioso, sociale e d’identità per l’intera comunità. Così, in soli quattro anni, fu terminata la nuova chiesa almeno nella sua parte muraria fondamentale, al cui interno seguiranno opere di completamento. Il 27 settembre 1818, come detto, fu consacrata dal vescovo Tommaso Ronna.

“Le linee architettoniche della chiesa – è spiegato nel depliant – richiamano la somiglianza e l’analogia con l’architettura delle parrocchiali di Credera, Casaletto Ceredano e Trescore Cremasco. Lo stile è tardo settecentesco e riflette la linearità Neoclassica. L’interno è costituito da un’unica ampia navata e da transetti mozzati. L’abside presenta una parte curva e occupata da un bel coro ligneo. Vent’anni dopo la consacrazione venne edificato un nuovo altare marmoreo dedicato a San Rocco (1837). Successivamente si costruirono gli altari di San Gaetano e di San Carlo Borromeo (1838), altari questi che verranno in seguito sostituiti con gli attuali: quello a sinistra dedicato alla Madonna e quello a destra dedicato al Crocifisso. Le volte e le cupole della grande navata centrale verranno totalmente affrescate nei primi anni del ’900 dal valente pittore cremasco Angelo Bacchetta”.