Caravaggio – I Vescovi lombardi con i sacerdoti anziani e malati

L'arcivescovo Mario Delpini in processione verso il santuario

Una splendida giornata di sole, come le tante che ci sta regalando questo periodo di fine estate e inizio autunno, ha accolto gli oltre 200 sacerdoti che, giovedì 20 settembre, si sono ritrovati al santuario dei Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, per l’annuale appuntamento di preghiera e amicizia dedicato ai preti anziani e malati, organizzato dalla sezione lombarda dell’Unitalsi. Un evento – vissuto anche da alcuni presbiteri cremaschi, accompagnati dall’assistente dell’Unitalsi don Giuseppe Dossena – reso ancor più significativo dalla presenza dei vescovi delle diocesi di Lombardia, impegnati a Caravaggio nella periodica riunione della Conferenza Episcopale sotto la presidenza di monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano e metropolita della Lombardia che ha poi presieduto la santa Messa in santuario.

La celebrazione si è aperta con la processione, partita dal Centro di spiritualità recitando il Rosario. Dietro alla croce il lungo corteo dei sacerdoti, chiuso dai vescovi – tra cui il nostro monsignor Daniele Gianotti, ma anche il suo predecessore a Crema monsignor Oscar Cantoni – e dallo staff dell’Unitalsi con il presidente regionale Vittore De Carli.

All’inizio della Messa il saluto di monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, che ha presentato anche il nuovo rettore del santuario, monsignor Amedeo Ferrari. “Siamo una Chiesa umile in un mondo fragile” ha detto Napolioni, affidando tutti, in particolare i presbiteri anziani, alla protezione di Maria.

L’arcivescovo Delpini ha centrato la sua riflessione attorno al Magnificat, il canto di lode e ringraziamento che la Madonna pronuncia in risposta al saluto della cugina Elisabetta. Il Magnificat come “parola pregata tante volte nella vita di un sacerdote, ma che di giorno in giorno assume sempre una nuova luce”. Perché in ogni momento, anche quando giunge l’ora della prova, Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente. “Tutti i giorni – ha detto l’arcivescovo – prego con queste parole di Maria, fin da quando sono entrato in Seminario. La Parola di Dio ha questa straordinaria forza di essere sempre nuova tutte le volte che la si prega. Forse, ogni stagione ed esperienza spirituale della vita, dà una particolare risonanza a un’espressione”. Delpini riprende così alcuni passaggi della preghiera mariana, richiamati e ricordati per una sorta di viaggio ideale attraverso le diverse età dell’esistenza. “Come Maria, abbiamo sentito nella giovinezza lo sguardo del Signore che si è posato su di noi e ci ha chiamato alla sequela. Poi, nella maturità, abbiamo condiviso la potenza profetica del Magnificat e, diventando vecchi, lo stiamo pregando come una parola che fa sintesi della nostra vita di prete, attraverso le parole L’anima mai magnifica il Signore, grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”.

Da qui la raccomandazione a “coltivare una spiritualità cristiana che trasforma le situazioni in occasioni. Ora è un momento diverso da prima, da altrove, ma è adatto a continuare a essere prete con gioia, a non descrivere la propria storia come un destino, un inevitabile declino, ma come il riproporsi di un’occasione”.

Come Maria, che è beata perché ha creduto, ha concluso Delpini, “esiste un desiderio di essere felici che si realizza nella fede. Sarebbe bello che ciascuno di noi potesse dire: sono felice perché ho creduto”.

Alla fine della Messa il ringraziamento di monsignor Roberto Busti, assistente ecclesiastico dell’Unitalsi Lombarda. Poi l’omaggio dei vescovi davanti alla statua di Santa Maria del Fonte.

La giornata è terminata con il pranzo presso il Centro di spiritualità, ulteriore occasione di amicizia e di condivisione fraterna.