ILVA: Firmato l’accordo

“L’accordo firmato giovedì mattina a Roma per la cessione di Ilva deve rappresentare per la città di Taranto un punto di partenza per un nuovo corso che guardi al futuro facendo tesoro degli errori passati, e mi riferisco a quelli della prima privatizzazione”. Lo afferma mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, nel giorno dell’accordo che consegna Ilva ad Arcelor Mittal. “Sicuramente – prosegue Santoro riferendosi al malcontento di chi voleva la tutela della salute con Ilva chiusa – non mancheranno la delusione e il risentimento di tanti per le promesse mancate, ma le soluzioni non sono mai facili né gratuite. Ho sempre sostenuto che l’Ilva dovesse essere profondamente trasformata garantendo la salute ai lavoratori, a tutti i tarantini e l’occupazione ai dipendenti diretti e a quelli dell’indotto senza esuberi, mantenendo i diritti acquisiti. L’aspetto fondamentale da difendere è stato ed è la difesa della vita, della salute e del lavoro”. Sin dal 2013, aggiunge, “abbiamo sostenuto la necessità di profonde innovazioni tecnologiche che rendessero possibile, come accade in altri Paesi, una produzione compatibile con la difesa della salute e dell’ambiente. Questi punti sono stati sottoscritti ed approvati. Questo è un fatto positivo. Così si è posto fine ad un clima di incertezza che gravava su tutta la nostra società e che ha monopolizzato e polarizzato il confronto, non di rado avvelenandolo”.

Mons. Santoro mantiene una visione costruttiva: “L’accordo è un inizio positivo che segna una svolta senza la quale non sarebbe stata possibile la concreta salvaguardia della salute dei cittadini e la bonifica dei problemi legati alla devastazione ambientale, così come si danno risposte alla questione occupazionale nel rispetto delle richieste dei lavoratori: non si poteva continuare in un clima di indecisione e di continui rimandi. È stato positivo dialogare con tutti, ma finalmente si è dato l’avvio ad una nuova fase che vede un piano ambientale che dovrà essere sostenuto da una costante innovazione tecnologica e dalla costante attenzione al rispetto della salute dei tarantini. Tutti dobbiamo ora vigilare per un’economia che metta al centro non la massimizzazione del profitto, ma la persona, la vita, la cura della casa comune e la dignità del lavoro. Questo è l’orientamento che Papa Francesco ci propone nel suo Magistero”.

IL PENSIERO DI LUIGI DI MAIO

“Ci siamo ritrovati a gestire una situazione che rappresentava il delitto perfetto a danno di tutti: dei cittadini di Taranto, delle migliaia di lavoratori, dell’interesse collettivo generale. Per l’annullamento non basta, per legge, l’illegittimità; serve un interesse pubblico concreto ed attuale che non si è verificato, in quanto i fatti risalgono a circa due anni fa”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio. “Il piano ambientale così come il piano occupazionale raggiunti rappresentano il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili” ha aggiunto il ministro. Soffermandosi sul primo, Di Maio ha annunciato che “è stato ottenuto che l’aumento della produzione di acciaio, oltre sei milioni di tonnellate annue, sia condizionato alla dimostrazione da parte dell’azienda, documentata al ministero dell’Ambiente, che le emissioni complessive di polveri dell’impianto non superino i livelli collegati alla produzione a 6 milioni”. Parlando del problema della diffusione delle polveri, Di Maio ha segnalato che “rispetto alla scadenza iniziale del 2021, è stato ottenuto l’anticipo della copertura dei parchi minerari entro il 2019”. Inoltre, “per la prima volta sono stati fissati anche i tempi intermedi per la copertura dei parchi: entro aprile 2019 l’azienda sarà obbligata a coprire il 50% della zona del parco più vicino al quartiere Tamburi”. Sul piano occupazionale, invece, si partiva da 10.000 assunzioni e centinaia di esuberi, “si è arrivati a 10.700 con zero esuberi: tutti i dipendenti riceveranno una proposta di lavoro”. “All’Ilva di Taranto non si applicherà il Jobs act: gli operai saranno assunti mantenendo integro l’articolo 18 e tutti i diritti pregressi, anche quelli economici e di anzianità”.

Di Maio ha anche aggiunto: “Questo accordo è il miglior risultato che si potesse ottenere nelle peggiori condizioni possibili. I miglioramenti che sono stati raggiunti durante le trattative dimostrano che, oggi come negli scorsi anni, i rilanci in materia ambientale e occupazionale erano possibili e anzi doverosi per garantire la tutela dell’interesse pubblico. I responsabili di questo scempio pagheranno”.
Parlando di Taranto, il ministro ha riconosciuto che il suo futuro “non è essere ostaggio di una sola azienda”. “È questa idea miope di sviluppo ad aver reso Taranto un deserto. Sappiamo bene che lo Stato da oggi dovrà seriamente riconquistarsi la fiducia dei suoi cittadini”. Quindi, Di Maio ha affermato che “Taranto ha bisogno di una legge speciale per ripartire dopo decenni in cui si è giocato con la vita delle persone e dei lavoratori”. Quella reputata necessaria è “una vera riconversione economica, partecipata dai cittadini, che impegnerà il Governo nel destinare risorse straordinarie per il rilancio di questa città, già a partire dalla prossima legge di bilancio e con una serie di azioni legislative mirate”. Così il ministro ha annunciato l’inizio dell’ “operazione ‘fiato sul collo’ per verificare che si mantengano gli impegni presi soprattutto sul versante ambientale”. “La struttura commissariale agirà come un poliziotto ambientale, pronto a intervenire al primo allarme e sempre pronto a vigilare sugli obblighi da rispettare”.