Sessantotto/9: Il Gruppo di Mani Tese

Nella foto don Venturelli
Mani Tese, ovvero uno straordinario esempio di solidarietà volta alla crescita e allo sviluppo sostenibile di aree ‘critiche’ della terra, rappresenta non solo una pagina, ancora in corso di scrittura, della storia internazionale, ma anche una meravigliosa esperienza tutta Cremasca.Un modo caparbio e caritatevole di guardare al mondo, di un territorio, quello di Crema e del suo hinterland, che nella seconda metà degli anni Sessanta era un continuo ribollire di intraprendenza e sguardo ottimistico e idealistico al futuro. Il tutto sollecitato – nel mondo cattolico – dal Concilio Ecumenico appena concluso.
Il sogno di un globo completamente in pace mosso dall’amore e dall’aiuto reciproco che sarebbe diventato, pochi anni dopo, il manifesto di un movimento, così come la poesia di una delle più belle canzoni di John Lennon.

LA STORIA DI MANI TESE
L’esperienza di Mani Tese a Crema nasce a metà degli anni Sessanta (il movimento nazionale ha visto la luce nel 1964) grazie a un prete coraggioso, don Giovanni Venturelli, che con caparbietà fonda un gruppo che si dà una missione, quella di sviluppare a Crema una forte opera di sensibilizzazione sul Terzo Mondo che possa poi sfociare in un’azione concreta di aiuto per vincere fame, sfruttamento e annullare il divario con il Nord del pianeta.

Don Giovanni coinvolge persone di diversa estrazione ed età, accomunate da un forte impegno cattolico. Non solo, apre le braccia a chiunque voglia aderire a quel movimento che è intenzionato ad andare oltre le raccolte fondi da donare ai missionari.
Il desiderio è infatti quello di condividere l’impegno al raggiungimento di un obiettivo concreto, magari individuato attraverso un’opera di conoscenza delle problematiche sociali, culturali, economiche ed infrastrutturali delle realtà nelle quali si era deciso di intervenire.

Si crea così un gruppo che, come prima fase, prende contatto con l’associazione Mani Tese nazionale e con i padri Comboniani dell’istituto cittadino (all’epoca con sede nell’attuale stabile occupato dalla scuola ‘Pacioli’). Contatti fondamentali per capire quali possano essere le azioni concrete da realizzare.

Il gruppo muove i primi passi. Prendono avvio i primi incontri serali presso la trattoria Rusignol di via Ginnasio. Al contempo prende forma una struttura metallica di stoccaggio nel cortile del Cuore di Crema. A cosa serviva? A immagazzinare il materiale raccolto (perlopiù ferro, carta e stracci) che poi veniva venduto al fine di ricavare risorse da impiegare nel progetto.
L’organizzazione è perfetta: viene attivato anche un numero telefonico di prenotazione per il ritiro del materiale a domicilio. Al sabato decine e decine di studenti e volontari si mettono a disposizione di Mani Tese Crema per un passaggio a tappeto in città e nell’hinterland utile a raccogliere tutto il materiale accatastato fuori dalle case. Camion e carri articolati si mettono in moto e tutto quanto scovato in cantine e soffitte dalle famiglie decise a disfarsene viene fatto confluire presso il centro di raccolta. Qui una macchina imballatrice concessa dall’ingegner Slossel consente di ‘impacchettare’ il tutto e prepararlo per ritiro o spedizioni.

Le entrate derivanti dalla vendita del materiale crescono e con queste anche l’entusiasmo per un’opera che si fa più vicina. Quale? Viene scelta la realizzazione di una scuola in Africa. Un mondo che i volontari di Mani Tese hanno imparato a conoscere attraverso incontri e approfondimenti che accompagnano l’operatività sul campo.
Questo è infatti un tratto distintivo del movimento locale, una peculiarità che si deve molto a don Giovanni. Il sacerdote trova terreno fertile nel predicare il bisogno di conoscenza e di confronto; partendo da testi di don Primo Mazzolari con il suo gruppo organizza incontri e dibattiti, ma anche iniziative in collaborazione con altre associazioni. Tra i ricordi consegnati al volume Soffiava il vento a Crema da Felice Lopopolo (che è stato una delle anime del gruppo Mani Tese) vengono evidenziati: “una importante ‘Marcia della Pace’ per le vie di Crema, con più di mille partecipanti in cammino, mossi da un unico ideale nel cuore di Crema la sera di Capodanno, mi pare del ’67 o ’68. Oppure, stesso periodo, la partecipazione di un’ampia delegazione cremasca a una grande manifestazione nazionale per la Pace a Parma”.
Quanto viene fatto con la forza delle braccia è accompagnato da studio, approfondimenti, analisi in una ricerca continua di conoscenza e sapere, punto fondamentale dal quale far partire azioni mirate e concrete di aiuto. Una logica che era ben presente nel pensiero e nelle opere dei volontari di Mani Tese che ancora oggi fanno germogliare lo stesso germe in altre realtà, a contatto con altre persone, perché lo spirito di solidarietà è universale e ha bisogno di essere costantemente alimentato.

Il Gruppo Raccolta Terzo Mondo, costituitosi per rendere efficace l’azione di Mani Tese sul territorio e organizzare i settimanali passaggi nei quartieri cittadini, nella periferia e nell’hinterland, nel 1971 incontra padre Bertulli, missionario in Mozambico espulso perché contestatore della repressione coloniale causa di molte morti. Da quel momento i ricavati delle raccolte vengono indirizzati proprio a quella terra del Continente Nero.

Sono gli anni in cui, sotto il profilo concettuale, il gruppo sposa la causa dell’obiezione di coscienza, dando vita alla Lega obiettori, e la battaglia contro il militarismo che “spreca denaro in bombe e armamenti sottraendolo alle azioni volte a sfamare i due miliardi di denutriti presenti nel mondo”. Triste capitolo della storia internazionale sul quale Mani Tese, a Crema come nel resto d’Italia, si è spesa e ancora molto si spende.
L’esperienza di Mani Tese è stata straordinaria e ha creato un’onda che ancora oggi scuote gli animi dei Cremaschi. La solidarietà, che spesso ancor oggi è confinata a una donazione, viene riempita di contenuti perché chi la pratica viene coinvolto a 360°, si immerge nel progetto e nella problematica e lo fa suo.
Un concetto nuovo, all’epoca, per molti, che diventa il nuovo modo di fare carità consapevole. Chi donava a Mani Tese lo faceva comprendendo e sposando la missione.