Alla scoperta dei luoghi sacri/8: Santuario della Madonna del Ghisallo

Sei un appassionato delle due ruote? Ti diletti a macinare chilometri con la tua bici, rigorosamente in tenuta sportiva? Ti appassiona il giro d’Italia e lo segui giorno per giorno in tv? Bene. Allora certamente conoscerai il santuario della Madonna del Ghisallo, patrona dei ciclisti. Se non sei ancora andato, prendi subito la bici e seguici! Troverai anche il monumento ai due più grandi campioni d’Italia, Bartali e Coppi (rigorosamente in ordine alfabetico!). Non sappiamo per chi facevi il tifo. Noi per Bartali!
Il santuario si trova su di un poggio tra i due rami del lago di Como, affacciato su quello che volge a mezzogiorno. In bicicletta sarebbe il massimo… qui ogni anno passa anche il giro di Lombardia, dicono che sia una tappa faticosa. Guadagnato il santuario in salita, si scende fino a Bellagio, in posizione spettacolare! 

LA BICICLETTA HA QUASI 201 ANNI
Arriviamo dunque da Crema al santuario del Ghisallo dopo un centinaio di chilometri, con un percorso facilitato dalla Ten e dalla superstrada 36 Milano-Lecco, dalla quale si esce all’altezza di Gussago, per proseguire verso Erba, Asso e Mareglio… la strada sale, sale fino appunto al Ghisallo.
L’ampio piazzale del santuario è – di domenica – sempre affollato. Nei dintorni, punti di ristoro. Ma la prima cosa da fare è ammirare lo splendido paesaggio della Grigna e del lago sottostante.
Il santuario della Madonna è sul fondo del piazzale, proprio là dove inizia la discesa verso Bellagio. A fianco il monumento al ciclista, intorno i busti in bronzo dei vari campioni… poi la terrazza panoramica e il museo del ciclismo.
Insomma qui è la bicicletta a far da padrona. Bicicletta che è nata esattamente 201 anni fa, inventata, appunto nel 1817, dal barone Karl von Drais, un impiegato statale del Gran Ducato di Baden in Germania che la chiamò Laufmachine (macchina da corsa), detta poi draisine (in Italia draisina) e più tardi velocipede. Nel suo primo “viaggio” con la nuova diavoleria, il 12 giugno 1817, il barone percorse la distanza di 13 chilometri in meno di un’ora. La draisina di legno pesava 22 chili!!
Qui al Ghisallo non si cita il barone tedesco, ma lo stesso Creatore in un’iscrizione in bronzo che celebra (con un po’ di passione retorica) la presenza della bici nella nostra vita. È posta sulla base del monumento che domina il piazzale e raffigura un ciclista vittorioso con la mano alzata e un altro caduto a terra:

… poi Dio creò la bicicletta
perché l’uomo ne facesse
strumento di fatica e di esaltazione
nell’arduo itinerario della vita.
Su questo colle
essa è diventata monumento
all’epopea sportiva
della nostra gente
che sempre è stata
aspra nella virtù
dolce nel sacrificio.

LA STORIA DEL SANTUARIO
Il santuario del Ghisallo non ha un grande valore artistico. È una piccola chiesa che ha avuto umili origini, anche se antichissime: nei primi tempi dopo l’anno Mille, con un icona della Madonna venerata dalla gente del luogo, a protezione dei passanti su questo passo importante del lago.
Tra questi si parla anche di un certo Ghisallo, minacciato a morte dai briganti durante una partita di caccia lanciata in quel luogo. Egli pregò la Madonna e la Madre di tutti noi lo protesse. Per questo episodio l’immagine della Vergine divenne molto nota e avrebbe preso appunto il nome di Madonna del Ghisallo.

Nel secolo XIV fu costruita una cappella più ampia. Andata in rovina con i secoli, nel 1623 venne edificato l’attuale santuario cui fu aggiunto nel 1681 il piccolo portico sulla facciata, a mo’ di protiro.
L’immagine che vi si venera è una Madonna del latte, celebre e tenera iconografia della Madre di Gesù e Madre nostra. È dell’inizio del sec. XVI, copia di un’altra precedente.

Con la diffusione della bicicletta, il santuario del Ghisallo, data la sua posizione alla sommità di un passo e con meravigliosi panorami sul lago, divenne meta di numerose corse ed allenamento di ciclisti. Dopo la seconda guerra mondiale, il rettore don Ermelindo Viganò e i ciclisti professionisti di quel tempo, presentarono domanda a Pio XII di dichiarare la Madonna del Ghisallo patrona dei ciclisti.
Il Papa accolse volentieri la proposta e, dopo aver acceso nel 1948 la Fiaccola perenne del Ghisallo, con un Breve Pontificio del 13 ottobre 1949, soddisfò la richiesta dei ciclisti e del rettore.
Da quel giorno tutti i ciclisti, le società sportive e gli appassionati fanno a gara nel portare alla loro Patrona doni e ricordi: biciclette soprattutto, ma anche maglie sportive, trofei e quant’altro possa ricordare la passione ciclistica. Tutto viene conservato all’interno del piccolo santuario e soprattutto nel museo.
Ovviamente vi si celebrano anche manifestazioni particolari: da qui passa ogni anno il Piccolo e il Grande Giro di Lombardia; sono in calendario la Giornata nazionale della Bicicletta, la Commemorazione dei ciclisti caduti o scomparsi e la Giornata dei campioni. Animatore di tutto il Gruppo Sportivo Madonna del Ghisallo.

VISITAMO IL SANTUARIO
Visitiamo dunque il piccolo, bel santuario della Madonna del Ghisallo. L’edificio sacro non presenta caratteristiche particolari, si tratta di una chiesetta semplice, preceduta da un portico a tre luci, affiancata da un bel campanile. Le parti in pietra a vista rivelano l’antichità dell’edificio.

Sopra le tre luci di portico della facciata a capanna, tra riquadri a mosaico di cui quello centrale riproduce l’immagne della Madonna contenuta all’interno. Sopra la scritta latina B. V. DE GHISALLO DEI ET HOMINUM MATRI DICATUM: (Il santuario) della Beata Vergine del Ghisallo, dedicato alla Madre di Dio e degli uomini.

A fianco del santuario – come s’è già detto – il monumento in bronzo al ciclista del 1973; davanti, i monumenti ai tre più grandi ciclisti italiani: il mitico Alfredo Binda (1902-1986: grande, ineguagliabile campione – vi si legge – che ha dato all’azzurro colore, che tutti accomuna, gloria ed onore!), Fausto Coppi e Gino Bartali (è citata una frase di Pio XII: Atleta perfetto cristiano). Al loro fianco anche quelli di Vincenzo Toriani e del rettore che ha promosso il santuario dei ciclisti don Ermelindo Viganò.

Estremamente caratteristico l’interno della piccola pieve: sul fondo l’altare con l’immagine della Madonna del Latte, al di là di una bella cancellata; al centro la celebe lampada accesa da papa Pio XII posta su un bel piedistallo dello scultore Carmelo Cappello; alle pareti tanti ricordi di ciclisti scomparsi, soprattutto – come si legge su di una lapide circondata da tantissime fotografie – “A coloro che caddero sulla strada inseguendo un sogno di gloria che raggiunsero nella luce del sacrificio delle loro giovani esistenze”.

Ma l’attrazione maggiore sono le tante biciclette poste sul cornicione dell’aula del santuario e sull’altare maggiore, accompagnte da decine di trofei e gagliardetti.
Vediamo innanzitutto una bicicletta dei bersaglieri d’Italia nella guerra del 15-18 (cimelio di particolare interesse in questi anni del centenario della Grande Guerra); la bicicletta con la quale Francesco Moser ottenne il record dell’ora (km 51,151) a Città del Messico il 23 gennaio 1984; quella di Felice Gimondi al Giro d’Italia del 1976; le maglie e le biciclette di Gino Bartali e di Fausto Coppi al Giro di Francia del 1949; la due ruote di Alfonsina Strada, prima donna al Giro d’Italia (anno 1924).

Ci resta da visitare il museo completato nel 2006 quando, il 31 maggio, Benedetto XVI ha benedetto la sua “ultima pietra”, posta ora nel salone centrale con il messaggio: Omnia vincit amor. La celeberrima frase dell’Eneide di Virgilio che significa: L’amore vince tutto! Il museo è ricco di cimeli di ogni genere: maglie rosa, biciclette e trofei. Da visitare assolutamente!
Concluso il tutto, il consiglio è di scendere a Bellagio, splendida cittadina sul lago, là dove si divide in due rami!