Sessantotto/7: Il Gruppo di S.Giacomo

Nella foto Don Agostino Cantoni
Oggi vogliamo ricordare una figura molto importante della nostra Diocesi: Don Agostino Cantoni. L’immagine a cui potrebbe assomigliare il suo operato è quella del seme gettato, seminato con tanta passione e speranza; un seme curato e accudito che poi porta frutti anche insperati. Ed è proprio tutto ciò il Gruppo Handicap San Giacomo, le cui radici affondano nella comunità parrocchiale di San Giacomo Maggiore, a Crema.I frutti raccolti sono quelli dell’amore e della condivisione a fianco di persone svantaggiate: con e per loro si è camminato e si continua a camminare, perchè la vita può e deve sorridere a tutti.
Il vento del 1968 soffiava ancora e, in fervore di movimenti e iniziative, all’interno del panorama ecclesiale cremasco la parrocchia di San Giacomo ha saputo distinguersi per la capacità di “leggere i segni” che la storia -in ogni periodo- sa scrivere. Siamo agli albori degli anni’70. Il parroco è una delle “grandi” figure della Chiesa di Crema: Don Agostino Cantoni. La comunità si era caratterizzata nella scelta degli ultimi che, si legge nelle tracce di storia, “meglio incarnano la fragile umanità in cui il Dio cristiano ha scelto di porre per sempre la sua stabile dimora”.Quella della comunità di San Giacomo è una scelta preferenziale chiara: “Mettere al primo posto, nell’attività pastorale, colore che sono maggiormente in difficoltà, in sintonia con lo stile di Gesù del Vangelo”.
Tutto, ci ricorda ancora chi ha vissuto quegli anni, nacque “da un’indagine compiuta da giovani sul territorio: si scoprì che l’ambito più bisognoso di urgente servizio era l’area  handicap, del tutto disattesa dalla pastorale diocesana e dalla stessa società civile (esisteva soltanto un Centro discinetici per assistenza medica).

Fatto il censimento dei portatori di handicap del territorio e delle loro famiglie iniziarono i primi approcci comunitari. Gli ‘handy’ cominciarono a uscire dal ghetto partecipando alle iniziative e celebrazioni della comunità.

Si iniziò poi con l’accoglienza a tempo pieno di un giovane presso una “casa famiglia” gestita da volontari che si misero a disposizione. In seguito, si aprì una seconda “casa famiglia”. Successivamente, con le vacanze estive di condivisione insieme alle famiglie della comunità e in un clima di festosa amicizia con i giovani accompagnatori – senza dei quali le loro vacanze non sarebbero state possibili – si sviluppò sempre più l’esigenza di dare continuità e spessore alla condivisione degli ‘handy’.

Nasce così uno stile di vita alternativo che trasforma le relazioni in positivo, perchè crea legami autentici disinteressati e liberi tra le persone. Insieme, ognuno – che sia disabile o volontariato – ha modo di andare oltre i propri limiti fisici, mentali o di cuore. La fede s’incarna pertanto nei fatti dove si incontrano alla pari credenti e no.

Fu così che nel 1982 si costituì ufficialmente il Gruppo Handicap San Giacomo, con lo scopo non solo di organizzare e animare le vacanze estive di condivisione al mare e in montagna, ma soprattutto di continuare a Crema l’esperienza di condividere tempo e risorse con gli “handy” e le loro famiglie. Da qui le feste insieme: di compleanno, di Santa Lucia, Capodanno, Carnevale, le celebrazioni del Natale e della Pasqua, ma soprattutto le domeniche pomeriggio per vivere insieme in sede oppure in visita a luoghi e località nei dintorni.

Avendo tutti i requisiti richiesti nel 1994 il Gruppo Handicap San Giacomo ha ottenuto l’iscrizione all’Albo del Volontariato della Regione Lombardia. Collabora, inoltre, con il Comune di Crema. Sempre, in questo lungo cammino che continua, risuonano le parole pronunciate da don Agostino Cantoni in un giorno d’Avvento. “La domanda è: la gratuità non può essere gratificante? Secondo il Vangelo sì, perchè realizza appieno le risorse dell’amore (…) quando le persone vanno amate non perchè ci piacciono e gratificano, ma così come sono, come un dono da accogliere”. Un suggerimento che il gruppo segue da quando il don lo ha creato e indirizzato alla cura dell’Altro, alla condivisione fraterna, alla gratuità, alla scoperta di un handicap che diviene opportunità.

Don Agostino è morto nel 2008, ma il seme della condivisione da lui gettato e da molti coltivato ha, come detto all’inizio, portato molto frutto: il Gruppo Handicap oggi conta più di cento persone, tra disabili e accompagnatori, che dedicano la loro domenica o la vacanza estiva all’incontro reciproco. Una presenza importante nella parrocchia di San Giacomo – oggi in Unità pastorale con San Bartolomeo – e una possibilità in più sia per giovani sia per gli adulti di sperimentare dal vivo la fraternità crisitana.

“La sede dl gruppo – si legge nella scheda di presentazione – si trova al terzo piano dell’oratorio; una piccola ‘casa’ pronta a riempirsi di vita nelle giornate più fredde e di attesa invece nella bella stagione, quando la nostra voglia di divertirci insieme si trasforma in una bella gita fuoriporta. Già, perchè il programma del Gruppo Handy è variegato, non consente mai di annoiarsi: due domeniche al mese ci ritroviamo per le attività ordinarie come pranzi comunitari, feste danzanti, giornate alle terme, settimana bianca, giochi in palestra (nei mesi invernali), uscite al parco, piscina, barca a vela, visita a città d’arte (nel periodo più caldo). Il nostro motto è Con… dividere, Con… tutti, Con… un sorriso. La spinta viene dai ‘ragazzi’, ai quali l’handicap avrà pure tolto molto, ma ha senza dubbio regalato la capacità di comunicare senza filtri la gioia di vivere e la necessità di conoscere e farsi conoscere. Le nostre giornate insieme trascorrono, infatti, in allegria e aiuto reciproco, abbandonando l’idea dell’assistenza per fare spazio alla semplicità dell’amicizia”.

Vera punta di diamante, come già sottolineato, sono le vacanze di condivisione. Dieci giorni in montagna o al mare tutti insieme, nelle splendide cornici di Palus di Cadore e Jesolo. “L’esperienza del Gruppo Handy assume così i tratti della quotidianità, cementa i rapporti e ne crea di nuovi, concretizza l’idea di una condivisione piena di vita e di obiettivi. La vita in comune insegna a guardare con occhi diversi ogni cosa e a gustarla maggiormente”.

Il ’68 è passato, ma la storia rimane. Soprattutto quella scritta nel quotidiano da persone che, nella fedeltà, scelgono le “piccole cose”. Come don Agostino Cantoni: filosofo e teologo, educatore e trascinatore di giovani, anticonformista e innovativo. Un grande amico dei poveri.