REPORTAGE/2. Terremoto di Casamicciola, la zona rossa

IL VESCOVO PREGHERÀ PER LE VITTIME

Martedì 21 agosto, alle 20.57 – ora esatta del sisma di un anno fa a Casamicciola Terme e Lacco Ameno di Ischia – il vescovo mons. Pietro Lagnese celebrerà una santa Messa in piazza Marina a Casamicciola affidando “all’amore di Dio – come si legge in una sua nota – le vittime del sisma Lina Balestrieri e Marilena Romanini e le loro famiglie” e pregherà per quanti hanno perso la propria casa.

“In questa celebrazione – continua la nota – la diocesi eleverà al Signore il suo ringraziamento per aver toccato con mano la Sua presenza nella nostra vita attraverso la solidarietà e l’impegno fattivo di tanti che si sono prodigati per soccorrere i diversi feriti e offrire i primi aiuti a chi aveva perso la casa e per quanti hanno continuato a spendersi in favore dei nostri sfollati.”

IL TERREMOTO DISASTROSO DEL 1883

Nell’attesa, a pochi giorni dall’anniversario del terremoto, siamo andati a visitare la zona rossa (con i dovuti permessi) assieme a Rino che ha vissuto direttamente il terremoto dello scorso anno come ci ha raccontato nel precedente reportage.

“Nell’Ottocento – racconta – abbiamo avuto diversi terremoti. Quello del 1828 è stato forte: nella chiesa parrocchiale crollò una cupola laterale e vi morirono sotto trenta persone. Poi altri a distanza di alcuni anni fra loro e infine quello più disastroso è avvenuto il 28 luglio 1883: solo a Casamicciola morirono 1.784 persone, 2.331 nell’intera isola. A seguito di questi eventi, la cittadina di Casamicciola venne costruita sempre più in basso in zone relativamente più sicure.”

Arriviamo nella zona di Casamicciola alta e vediamo subito una serie di case vistosamente puntellate lungo la strada. Ma non è ancora la zona rossa. Rino ce ne indica alcune i cui muri sembrano scoppiati e spiega: “Dopo i terremoti dell’Ottocento, avrebbero voluto costruire in maniera antisismica secondo la tipica forma ‘baraccata’ con pali di legno come struttura interna ed esterna alle murature perché la casa resistesse al sisma sussultorio. Ma i castagni per il legno a Ischia non c’erano, bisognava importarli, ma costavano troppo e la gente allora era povera. Costruirono allora con una solo struttura lignea interna, come si vede in questa casa di fronte: ma è stato deleterio perché il sisma ha fatto crollare le murature interne ed esterne pur restando la casa in piedi. Quei pochi edifici costruiti con un doppio telaio ligneo hanno resistito maggiormente; sfasciate infine quelle che erano state legate con catene.

A quei tempi avevano anche l’idea – continua Rino – di costruire con muri grossi, pensando che di fronte a un sisma sussultorio avrebbero resistito meglio, in realtà il sisma ha fatto scoppiare le muratore.” E infine Rino ci racconta anche una curiosità: “Tutte le case che vediamo diroccate erano state costruite nei giardini delle case distrutte dal terremoto del 1883 per motivi scaramantici: si temeva che gli spiriti dei morti delle vecchie case si facessero sentire.”

LA ZONA ROSSA

E arriviamo alla zona rossa, presentiamo ai militari, che da un anno la presidiano costantemente, i permessi. Molto gentili controllano il tutto e ci lasciano passare. Scendiamo dunque lungo via D’Aloisio, la dorsale lungo la quale s’è sentito maggiormente il terremoto e si sono avuti i maggiori danni. La zona è ancora off limits e gli abitanti sono sfollati.

Vi sono ancora macerie dovunque e l’unico intervento è stato quello di liberare la strada per il passaggio dei mezzi. All’inizio vediamo due coniugi anziani che sono tornati nel loro giardinetto per innaffiare i fiori: la loro casa è totalmente inagibile. Ci salutano.

Molte case sembrano scoppiate con vistose crepe dappertutto, altre sono crollate in buona parte, alcune pareti sono paurosamente pericolanti.

Arriviamo alla chiesetta di Santa Maria dei Suffragi detta anche Del purgatorio dove è morta la signora Lina, davanti alla facciata ancora un gran cumulo di macerie. Rino ci fa vedere il punto dove la signora aveva parcheggiato la macchina, allontanandosi pochi metri dagli amici e dal marito: nello stesso istante è avvenuto il terremoto e il crollo. “Questo è il punto dove ho tentato di soccorrerla – racconta ancora emozionato – ma era già morta.” E gli è rimasta impressa l’immagine del marito che teneva in braccio la moglie esanime, come nell’immagine della Pietà in terracotta sul il campanile della chiesetta (costruita nel sec. XVII), con la Madonna che tiene nelle braccia Gesù.

Poco oltre possiamo arrivare alla casa dove sono stati salvati i due bambini, salvataggio operato dalle squadre di soccorso seguito in diretta dalla televisione. Di fianco un albergo. Da qui uscì quella donna terrorizzata che Rino vide scendere lungo la strada con le mani allargate, come quella bimba delle celebre fotografia del Viet Nam, gridando che l’albergo era stato distrutto.

“Dopo la scossa – racconta Rino – siamo scappati tutti fuori casa, ma siccome vi è stato un black out elettrico, i cancelli d’uscita non si aprivano: dovevamo tornare in casa per cercare le chiavi, nel timore di una seconda scossa che di solito avviene nei terremoti di Ischia.”

Avanti ancora qualche passo: “In fondo a questa strada – conclude Rino – c’è il vero oro di questa zona: sono le terme, chiuse da più di vent’anni dove si trova l’unica acqua di Ischia veramente salutare per i reumatismi, i muscoli e le ossa: Toscanini e i giocatori del Napoli venivano qui a curarsi con i fanghi.”

Ma cosa si farà qui? È possibile la ricostruzione?

Giorgio Zucchelli

(2. continua)