Sessantotto/6: Castelnuovo. Il Gruppo si divide

Il corteo per la morte di Salvator Allende nel settembre 1973
Uno dei Gruppi spontanei della contestazione sessantottina tra i più discussi fu certamente quello di Castelnuovo, nato negli anni ‘69/’70 anch’esso nell’ambito della comunità parrocchiale. Era animato da don Bruno Ginoli, novello curato, e da un gruppo di giovani tra i quali ricordiamo il compianto Luciano Benelli, subì dolorose scissioni per le scelte politiche che alcuni dei componenti fecero.
La paura del vescovo Manziana era proprio questa, la politicizzazione dei gruppi spontanei parrocchiali. 

IL RACCONTO DI DON GINOLI
Della storia del Gruppo abbiamo una testimonianza dello stesso don Bruno, il compianto parroco di Ombriano e Moscazzano che a quei tempi era un giovane sacerdote, e partecipava anch’egli alle spinte contestative all’interno del clero di cui scriviamo in altre pagine di questo speciale.
Don Bruno per illustrare la storia del gruppo della sua comunità concesse un’intervista a Vittorio Dornetti nel 1999 che poi venne pubblicata sul volume dello stesso Dornetti: Un paese nella nazione. Storia di Vaiano Cremasco dal 1945 ai nostri giorni (pp. 231-235).

Don Bruno racconta. “Esistevano piccoli gruppi all’interno dell’oratorio e, come si usava, raccoglievo intorno a me le persone disponibili a un incontro formativo. Si è formato un gruppo più folto e più compatto. All’origine era parrocchiale di ispirazione nettamente cattolica.”

Quando l’intervistatore gli chiede come mai i suoi ragazzi non hanno aderito all’Azione Cattolica, don Bruno esprime quanto nel Gruppo Absalon (quello dei sacerdoti) si riteneva: “L’A.C. era un po’ in crisi e poi fu una delle strutture che, per i suoi trascorsi politici, di legame con la Democrazia cristiana, era esplicitamente contestata e indicata come una delle modalità di potere e non di Vangelo.”
Severo il giudizio, ma era effettivamente così, l’associazione si era troppo sclerotizzata e i sacerdoti giovani della “contestazione” la vedevano come una sovrastruttura che poteva benissimo essere ignorata: i gruppi parrocchiali – allora vivacissimi – lavoravano molto meglio.

Il Gruppo di Castelnuovo svolgeva le attività di tanti altri gruppi cittadini: momenti di preghiera, impegni di volontariato (visite agli anziani del ricovero, raccolta della carta in collaborazione con il gruppo Mani Tese molto attivo in quegli), riflessione sulla Bibbia.
“Facevamo delle riunioni settimanali – racconta ancora don Ginoli – in genere si partiva dal Vangelo però quasi subito si parlava di problemi sociali. Esisteva già una connotazione sociale molto evidente: i leader, quelli un po’ più vivaci, erano già molto attenti alle problematiche che circolavano a livello sociale, di giustizia, in riferimento al Terzo Mondo (allora esisteva una forte sensibilità proprio sulla questione dei paesi del Terzo Mondo). Molto vivaci erano anche le discussioni che riguardavano la scuola.”

Si vivevano i tempi della contestazione del Liceo Scientifico culminate nel celebre caso Marmiroli ed è comprensibile come anche nel Gruppo di Castelnuovo vi fosse molto interesse.
Poi don Bruno tocca il tema Concilio che – come abbiamo detto – è stato l’antesignano della rivoluzione di quegli anni. “Eravamo ancora immersi – racconta – nello spirito del Concilio Vaticano II: venivano spontanee discussioni sulla libertà nella Chiesa, sulla liturgia, sulla partecipazione e la responsabilità dei laici e sulla rappresentatività nella comunità cristiana”.

I PRIMI PROBLEMI
Ma arrivano presto le prime difficoltà. Nel Gruppo entrano alcune persone non della parrocchia, tra cui Sergio Slossel e iniziano i contatti con il Movimento Studentesco. Il rischio era quello di perdere la caratteristica ecclesiale e virare verso la politica. “In maniera quasi insensibile, non esplicita – continua a raccontare don Ginoli – si è creata una sorta di diversificazione all’interno. Qualcuno ha cominciato a sottolineare quasi esclusivamente tematiche di tipo sociale e qualcuno ha continuato su questa riflessione più globale, ma tenendo ferma l’originale impostazione religiosa.”

LA SCINTILLA
La scintilla che ha fatto deflagrare il gruppo è stato un avvenimento doloroso. “È morta – continua don Ginoli nell’intervista rilasciata a Vittorio Dornetti – una ragazza della parrocchia proprio il giorno in cui avevamo stabilito un incontro.
Ho chiesto di rimandarlo e di dedicare la sera a pregare per questa ragazza. Alcuni si sono rifiutati sottitendendo che era più importante per loro discutere dei problemi del mondo piuttosto che pregare. È stato un momento rivelatore, perché su questo io non ero e non potevo essere d’accordo; è stata anche l’occasione in cui si è esplicitata la nostra diversità, la differente scala di valori. La riunione per me si poteva rimandare; quella ragazza invece era morta e non si poteva far finta di niente. (…)
Quella sera qualcuno è venuto con me a pregare, qualcuno si è riunito regolarmente come tutte le sere. È allora che siamo stati costretti a precisare da quale parte volevamo stare, quale prospettiva scegliere.
Nacquero due gruppi: uno più autonomo che andava avanti per conto suo e uno parrocchiale che ha continuato il suo lavoro”.

DUE GRUPPI
La frattura si era consumata. All’inizio non fu così grave, ma via via si rese sempre più marcata.
Il gruppo che si era staccato dalla parrocchia fece per conto suo. “Ci si riuniva al Rusignol ogni martedì – racconta M. Vailati su Soffiava il vento a Crema (p. 23) – per le iniziative da organizzare. Con il Movimento Studentesco il rapporto iniziale è stato costruttivo: ci univano tante battaglie, come l’Antifascismo, mentre in seguito le strade si separeranno e non poche saranno le accuse di estremismo nei nostri confronti. Ad ogni modo nel 1971 ci furono diverse manifestazioni concepite insieme, come il sit-in in piazza Duomo contro la repressione in Brasile”.

LOTTA CONTINUA
Nella primavera del 1972, trascinato da Luciano Benelli il gruppo entrò ufficialmente in Lotta Continua e creò la propria sede in via E. Martini.
In poco tempo la nuova aggregazione ebbe un successo notevole. “Un boom” scrive Vailati. “Da una dozzina di militanti si passa a circa cinquanta compagni, con punte di duecento persone presenti alle riunioni.”
Si partecipa agli scioperi degli operai della Ferriera, alle manifestazioni degli studenti; si scende in piazza per la campagna del NO all’abrogazione del divorzio. Un tema questo che era stato dibattuto notevolmente anche tra i giovani sacerdoti del tempo. I vescovi, alla vigilia del voto, fecero leggere una lettera al termine delle Messe in tutte le chiese, per invitare all’abrogazione. Molti cattolici credevano invece che fosse necessario lasciare libertà a chi non aveva fatto una scelta cristiana. Tutti sappiamo come è andata a finire.
Lotta Continua galvanizzata anche da questo successo si presentò alle elezioni anticipate del 1976. Fortissimo l’impegno e tante le speranze. Non si andò oltre un misero 2,5%. Lotta Continua nel congresso di Rimini si sciolse. Il gruppo di Crema andò anch’esso via via a scomparire.

VALUTAZIONE FINALE
Don Ginoli dà una valutazione finale della sua esperienza e di quella dei suoi giovani: la contestazione religiosa “è stata un fenomeno certamente positivo. Anche all’interno della Chiesa il Concilio Vaticano II è stato innovativo. Il mondo cattolico si è messo in crisi dall’interno con il Concilio, perché le cose che sono emerse erano per la Chiesa cattolica italiana mediamente rivoluzionarie: sulla liturgia, sui sacramenti, sui laici e la loro partecipazione alla vita religiosa. Negativo è stato semmai il fatto che la contestazione religiosa sia partita da questo fermento critico per buttar via anche il valore della fede”. Ed è stata proprio questa la grande ferita della contestazione all’interno della Chiesa italiana.

Don Ginoli infine, dopo aver frequentato per un certo periodo anche il Gruppo di Vaiano che aveva pure organizzato una scuola serale per permettere a lavoratori adulti di acquisire il diploma di scuola Media, giudica così il movimento della sua parrocchia: “Il Gruppo di Castelnuovo, da questo punto di vista, era molto più intellettuale; i suoi componenti andavano alle manifestazioni, scrivevano testi, non so però che cosa abbiano prodotto di concreto!”