Alla scoperta dei luoghi sacri/6: Santa Maria di Campagna

Un Santuario artisticamente vicino al nostro di Santa Maria della Croce è quello di Santa Maria in Campagna a Piacenza. A una trentina di minuti di macchina da Crema.
Santa Maria in Campagna è stata costruita all’inizio del Cinquecento (1522-1528), su disegno dell’architetto Alessio Tramello (1455-1535), che si ritiene sia stato allievo del Battagio, l’architetto anche di Santa Maria della Croce. Egli rientra nell’ambito della grande corrente bramantesca.
Ambedue i santuari hanno una pianta a croce greca, anche se quello di Piacenza manca della base circolare del cremasco. Un solo motivo caratterizza dunque questo bellissimo e grande santuario piacentino, quello appunto della croce. L’edificio sacro, che rappresenta la comunità dei credenti, è così strutturato perché la comunità cristiana è fondata proprio sulla croce di Gesù morto e risorto per la nostra salvezza.
Grazie alla croce la Chiesa s’innalza fino al cielo rappresentato dalla grande cupola centrale, fiancheggiata dalle quattro cupolette delle cappelle poste agli angoli dove s’incrociano le quattro navate. L’altissima cupola, interamente affrescata, termina con una lanterna che simboleggia Dio, al sommo del cielo: vi è infatti dipinto l’Eterno Padre sostenuto dagli angeli.
Un’armonica e simbolica composizione degli spazi dunque, che verrà alterata sul finire del Settecento quando interventi strutturali allungheranno uno dei bracci per dare forma al coro e all’attuale presbiterio.

 

LA STORIA
Il luogo dove ora sorge il Santuario Santa Maria di Campagna ha precedenti molto interessanti. La sua origine non è dovuta a un’apparizione della Madonna (come per la maggior parte dei santuari mariani), ma per celebrare la memoria dei martiri. Qui sorgeva infatti un antico piccolo santuario sul pozzo dove, secondo la tradizione, erano stati gettati i martiri della persecuzione di Diocleziano, l’ultima e la più grave nei confronti dei cristiani, iniziata nel 303 d.C. (verrà poi Costantino a dare loro libertà nel 313). La tradizione cristiana poneva negli altari delle chiese o costruiva le stesse chiese sui corpi e sulle reliquie dei martiri, coloro che, avendo dato la vita per Cristo, si erano fatti simili a lui, pietra fondamentale di ogni chiesa. Oggi il pozzo è segnato da una epigrafe sul pavimento davanti al presbiterio. A quel tempo l’area era posta al di fuori della cerchia cittadina. Nel 1095, papa Urbano II tenne il celebre Concilio dove annunciò la prima crociata (il piazzale antistante è chiamato infatti “delle Crociate”). Il 13 aprile 1522 venne posta la prima pietra dell’attuale santuario eretto su progetto di Alessio Tramello. Come si è detto, nel 1791 vi fu un ampliamento del coro ad opera di Lotario Tromba, ampliamento frutto di un precedente intervento cinquecentesco. Nel 1551 il santuario venne affidato ai Minori Osservanti, che – in seguito – vi edificarono il proprio convento. I religiosi ne sono ancora oggi i custodi.

ALL’INTERNO DEL SANTUARIO…
Il santuario si trova appena all’interno della cerchia delle mura della città di Piacenza, ancora ben visibile e ben conservate. Esternamente mancano le decorazioni geometriche bramantesche; anche la facciata non ha nulla di particolare: solo la cupola spicca dalla sua altezza, con base a cerchio all’interno e ottagonale all’esterno, aperta da grandi bifore in ogni lato.
L’interno è un colpo d’occhio notevole, per la ricchezza della struttura architettonica e delle decorazioni. Colpisce subito la pianta a croce, con quattro grandi pilastri che reggono la possente cupola e il gioco degli spazi prodotti dalle quattro cappelle angolari.
Eccezionali sono le decorazioni e gli affreschi che possiamo ammirare. Tra gli artisti che vi hanno lavorato vi è Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone, dalla città in cui è nato (Pordenone, 1484 circa – Ferrara 1539). Il pittore, già attivo nel duomo di Cremona fra il 1520-22 assume un decennio dopo, a Piacenza, uno stile più pacato ispirato al Manierismo. Il celebre storico dell’arte Giorgio Vasari lo definisce con queste parole: “Il più raro e celebre […] nell’invenzione delle storie, nel disegno, nella bravura, nella pratica de’ colori, nel lavoro a fresco, nella velocità, nel rilievo grande et in ogni altra cosa delle nostre arti”.
Subito, a sinistra, sulla parete d’ingresso del santuario, è il Sant’Agostino del pittore friulano. Il grande vescovo di Ippona, dalla lunga barba, è seduto tra putti che reggono diversi volumi: richiamo a quanto ha scritto il più grande “padre” occidentale.
Più avanti si entra nella cappella dei Re Magi, dipinta interamente dal Pordenone. Seguendo cronologicamente i soggetti, ammiriamo, a sinistra, La Nascita di Maria, un affresco staccato dalla parete e abbastanza rovinato: qui Pordenone sembra adottare una sorta di stile “michelangiolesco”. Nella lunetta sopra l’altare vediamo La Nascita di Gesù. La pala d’altare è L’Adorazione dei Magi, nell’altra lunetta è raffigurata La Fuga in Egitto.
Uscendo dalla cappella, troviamo l’altare di fondo del braccio sud, San Francesco in estasi del pittore napoletano Gaspare Traversi (1722-1770). Subito dopo entriamo nella cappella di Santa Caterina di Alessandria, anche questa dipinta dal Pordenone. Sull’altare lo splendido quadro delle Nozze mistiche di Santa Caterina, con il Bambino Gesù che si stacca dalle braccia della Madonna per infilare l’anello al dito della santa. A fianco, la stupenda Disputa di Santa Caterina con i filosofi pagani (dovette sostenerla per ordine dell’imperatore Massimino, disputa che portò a termine brillantemente). Nelle lunette, rispettivamente Il Supplizio della ruota e La Decapitazione della santa. Qui troviamo un chiaro riferimento alla città di Piacenza con il campanile del duomo e altri angoli della città.
Uscendo dalla cappella siamo al presbiterio allungato nel Settecento. Tra le innumerevoli opere che si possono ammirare, fermiamoci al grande organo dei fratelli Serassi (1825-1838). Ma soprattutto contempliamo e preghiamo la statua in legno policromo della Madonna di Campagna, affiancata da Santa Caterina e San Giovanni Battista opere che risalgono al XIV secolo. L’immagine della Madonna, è stata incoronata e proclamata Regina di Piacenza nel 1602 e ancora nel 1954 su mandato di Pio XII. Il santuario è stato anche elevato alla dignità di basilica minore.
Nel coro stalli lignei di Giulio Rossi del 1565. In una cappella in fondo al coro stesso, una Sacra Famiglia del cremonese Bernardino Campi (1522-1591).
Procedendo a destra, nella cappella di Sant’Antonio, troviamo opere di Pietro Antonio Avanzini (Madonna e sant’Antonio da Padova), Camillo Procaccini (San Francesco ottiene l’indulgenza della Porziuncola). Nel braccio nord del santuario, sopra l’altare, Crocifissione lignea del fiammingo Jan Geernarert, a sinistra L’Annunciazione del bavarese Ignazio Stern (1680-1748).
L’ultima è la cappella di Santa Vittoria martire. Tra le varie opere segnaliamo San Giorgio che uccide il drago di Bernardino Gatti detto Il Soiaro (1495-1575).
Su tutta la basilica domina il poderoso e magnifico complesso della cupola che si erge nel mezzo della croce greca. Il Pordenone ha dipinto tutta la parte superiore al tamburo con Il Padre eterno, Profeti, Sibille (l’accostamento dei profeti alle sibille, come avviene a Santa Maria della Croce, indica la convinzione che anche il mondo pagano aspettava, a modo suo, il Messia), Storie della Bibbia; nella fascia sottostante Fatti mitologici, più sotto, nei pilastri, Gli Apostoli.
Il tamburo e i pennacchi della cupola sono stati affrescati dal Soiaro con, rispettivamente, Episodi della vita della Vergine e I quattro evangelisti. Nella basilica si ammirano moltissime altre opere: una vera miniera d’arte. Le volte sono state dipinte da Giulio Mazzoni (1517-1590) con figure e arabeschi su fondo oro: l’oro è il colore del cielo. E veramente quella della basilica piacentina è un’esperienza di paradiso!!!