Alla scoperta dei luoghi sacri/3: Ex monastero vallombrosiano di Astino

Oggi vi proponiamo la piccola valle di Astino, inserita nel sistema dei colli di Bergamo, vicinissima alla parte occidentale della città, raggiungibile in un’ora da Crema. È una valletta di grande bellezza paesaggistica e mantiene le caratteristiche di un’oasi agricola racchiusa tra i boschi. Negli ultimi decenni sono state tracciate numerose piste ciclabili e vi troviamo anche una sezione dell’Orto Botanico di Bergamo. Insomma, un ambiente naturalistico di grande interesse.
La nostra mèta è l’ex monastero vallombrosiano di Astino, recentemente restaurato. Vi si arriva a piedi (il parcheggio si trova poco discosto nei pressi di una antica torre) lungo un viale alberato, fra prati coltivati, in un paesaggio veramente suggestivo.
LA STORIA DEL MONASTERO
Qui i Vallombrosani (ordine religioso istituito in Toscana da san Giovanni Gualberto), a seguito della donazione di alcune terre, guidati dal monaco Bertario, fondarono, nel 1107, un monastero. Nel 1117 venne consacrata anche la relativa chiesa del Santo Sepolcro.
Essendo il complesso ubicato vicino alla strada, in antico molto frequentata, che da Bergamo conduceva verso Lecco, i monaci costruirono davanti alla chiesa un ospedale per poveri e pellegrini, gestito dal laico Consortium Sancti Sepulcri e, dal 1305, dalla Misericordia Maggiore di Bergamo.
Dopo un periodo di decadenza, il monastero ritrovò una rinascita spirituale nella seconda metà del Quattrocento con l’abate Silvestro de’ Benedictis. Tra il 1515 e il 1611 una serie di abati rinnovarono completamente il Monastero dotandolo di una struttura moderna. A partire dalla metà del XVI secolo il Monastero di Astino divenne la principale fondazione vallombrosana della Lombardia.
Ma nel 1797 venne soppresso da Napoleone e il Comune di Bergamo assegnò i suoi spazi all’Ospedale Maggiore; dal 1832 al 1892 divenne ospedale psichiatrico e, infine, il complesso fu utilizzato per attività agricole.
Nel 1923 venne venduto a privati. Ne seguì un periodo di abbandono. Il riscatto è iniziato quando la secolare istituzione caritativa Fondazione MIA. Congregazione Misericordia Maggiore di Bergamo ne tornò in possesso nel 2007.
In occasione di Expo 2015 il “miracolo di Astino” cioè la sua ristrutturazione, potè realizzarsi.

 

LA CHIESA DEL SANTO SEPOLCRO
Arrivati al monastero, nascosto da un lungo muro di cinta, ci dirigiamo subito alla chiesa.
Il primo edificio sacro del complesso monastico fu consacrato il 18 novembre 1117. Venne intitolato al Santo Sepolcro a seguito degli entusiasmi della prima Crociata e per la presenza di una reliquia nell’altare maggiore. La chiesa venne costruita in stile romanico, ma poi è stata abbondantemente trasformata lungo i secoli, soprattutto a seguito di una generale ristrutturazione avvenuta a partire dal 1540 circa.
Alla chiesa si accede oggi tramite una scenografica scalinata in pietra che sale dalla strada, costruita nel 1711. Sulla facciata troviamo un nartece a tre fornici retti da colonne con capitelli in pietra ed eleganti rose in cotto negli intradossi: serviva per il riparo dei pellegrini. Nella parte alta della facciata, all’interno di due nicchie, sono state inserite nel 1721 le statue di San Benedetto e San Giovanni Gualberto (a destra), dello scultore Pietro Paolo Pirovano.
La chiesa ha una pianta a croce “commissa”, cioè a forma di Tau francescano. La volta della navata è a botte mentre quella del transetto è a crociera. Non vi troviamo grandi opere d’arte, anche se – nel suo complesso – è sempre una testimonianza significativa.
All’inizio della navata, a sinistra, si trova la cappella del Santo Sepolcro fondata dall’abate Silvestro de’ Benedictis nel 1500 che la fece adornare con diverse statue che raffiguravano il Compianto su Cristo morto sotto forma di sacra rappresentazione. Ma andarono ben presto in rovina. Tra il 1705 e il 1717 la cappella fu, quindi, completamente ricostruita. Al posto della perduta pala è stato collocato un Crocifisso ligneo di Giovan Battista Averara (1571). Subito dopo, la cappella di San Giovanni Gualberto, fondatore della Congregazione Vallombrosana. Sull’altare la tela del senese Pietro Sorri (1601) che raffigura “Il Perdono” di san Giovanni Gualberto. A destra, di fronte alla cappella del santo, quella della Vergine del Rosario.
L’altare maggiore, in posizione leggermente sopraelevata, si trova tra l’altare di San Martino e quello degli Evangelisti, entrambi anteriori al 1140, situati rispettivamente nel braccio di sinistra e di destra del transetto. Dietro l’altare maggiore un bel coro ligneo.
Nella navata le opere d’arte esaltano l’ordine Vallombrosano. Nella volta a botte, affreschi cinquecenteschi, costituiti da una decorazione a finti cassettoni a rombi e croci; in controfacciata la Moltiplicazione dei pani e dei pesci. Queste opere convivono con decorazioni settecentesche, quali i due ovali in controfacciata raffiguranti la Madonna Annunciata e l’Angelo Gabriele (1718), e altri due ovali con San Pietro e San Paolo ai lati dell’organo, opere tutte eseguite dal monaco Ferdinando Alessandro Orselli, pittore dilettante; i grandi medaglioni ad affresco sulla volta raffiguranti Santi vallombrosani, sono stati dipinti dal bergamasco Giuseppe Brina. Sulle pareti quattro scene del decoratore Federico Ferrario che raffigurano “Episodi della vita di San Giovanni Gualberto e San Benedetto”.
Nei primi decenni del Seicento, su iniziativa dell’abate don Angelico Grassi, le cappelle laterali vennero rifabbricate e dotate di nuovi altari, mentre all’inizio del secolo successivo la pareti del transetto furono ammodernate con affreschi e tele dipinte da vari artisti tra cui Pietro Paolo Raggi (1709) e Bernardo Luca Sanz (1710).

IL CHIOSTRO
Addossato alla chiesa troviamo il chiostro dell’antico monastero, oggi molto rimaneggiato con varie parti distrutte. Possiamo ammirare ancora il braccio sud, addossato al refettorio (non visitabile perché ancora in ristrutturazione) e al superiore dormitorio, realizzato dal 1609 al 1611: presenta colonne in arenaria con capitelli scolpiti a motivi vegetali e con gli stemmi del monastero del Santo Sepolcro, recanti la tomba vuota di Cristo dalla quale si erge la croce.
Il braccio nord, attiguo alla chiesa, fu costruito con colonne di ordine tuscanico solo dopo la soppressione del monastero, quando l’architetto Giacomo Bianconi ristrutturò l’immobile per trasformarlo in Ospedale psichiatrico.
Nei locali dell’ex monastero è stato allestito un museo didattico che illustra la storia del complesso. La bella torre angolare (sud-ovest) fu la prima costruzione realizzata quando nel 1515 l’abate Jacopo Mindria iniziò il generale rinnovamento del monastero.
Infine, nella parte orientale del complesso è stato inserito, nel 1239, un alloggio e relativa cappella per ospitare il beato Guala De’ Roniis (1180-1244), vescovo di Brescia e sostenitore della riforma del clero, che fu obbligato a dimettersi dalla cattedra vescovile nel 1239 per contrasti con il potentato bresciano.
I monaci di Astino lo accolsero e fecero edificare per lui una dimora, definita palatium negli antichi documenti, e – al primo piano – una cappella di San Nicola.