Sessantotto/2: Gruppo di Vaiano

L’esperienza a cui facciamo riferimento riguarda la storia del “dissenso cattolico” così come si è andato sviluppando a partire dalle battaglie culturali del ‘68 attraverso l’esperienza delle Comunità di base (CdB).

 

Le comunità di base
Quest’ultime si sono poste, storicamente, come luogo di riflessione teologica di persone che non avevano parola nè spazio nella Chiesa istituzionale. Comunità il cui scopo era di ricercare una fedeltà alla Parola di Dio, cui si riconosceva un posto centrale in una situazione caratterizzata dall’ingiustizia sociale, da un disordine economico internazionale e dal degrado ambientale.
Una contestazione animata da amore per il Vangelo; originata all’interno stesso della Chiesa; che ha come obiettivo lo sviluppo di una ricerca su che cosa significhi essere cristiani, al di là del soffocante peso di una tradizione religiosa compromessa ed intrecciata da legami di potere che le hanno impedito di innestare nella storia la novità e la forza “rivoluzionaria” del Vangelo.
La contestazione ecclesiale, il “dissenso cattolico” non fu altro che questo: desiderio di ricerca e di consapevolezza. E, man mano che la ricerca progrediva, si approfondiva il dissenso nei confronti dell’istituzione. Anche nel Cremasco, terra “bianca” per eccellenza, contrassegnata da un legame molto stretto tra istituzioni cattoliche e potenti democristiani si manifestò la contestazione ecclesiale. Benché fosse più difficile innestare novità nell’ambito cattolico, da sempre caratterizzato da un conformismo e da un perbenismo piccolo borghese che censurava ogni dissenso.
L’esperienza del Gruppo di Vaiano si avvicina forse di più al movimento dei gruppi spontanei e delle Comunità di base che, sul finire degli anni Sessanta, si diffusero in molte parti d’Italia.

Nascita del gruppo
Il Gruppo nasce agli inizi del 1969 nell’ambito della parrocchia come tentativo di sperimentare un modo nuovo di vivere la fede e di porre a confronto tematiche religiose e problemi di vita quotidiana, argomenti sociali e fermenti di rinnovamento. Tutto questo, in un contesto diverso dai tradizionali organismi dell’Azione Cattolica.
Vi aderiscono giovani, maschi e femmine, per lo più attorno ai vent’anni. Mista è anche la professione: vi sono sia studenti che giovani lavoratori. L’esperienza è seguita da un sacerdote della parrocchia, don Bassano Tironi.

Un confronto sul Vangelo
L’incontro settimanale si struttura come momento di riflessione sul Vangelo. Il metodo è nuovo: tutti sono invitati a pronunciarsi. Non vi è più solo il prete che commenta il Vangelo, ma ognuno è libero di scegliere brani evangelici che più lo interessano. Certamente non vi era, per i più, una preparazione biblica scientifica. Ma la passione è grande: il desiderio di discutere e di conoscere è forte.
Dal testo evangelico (da qui il nome iniziale di Gruppo del Vangelo) si passa a parlare di cose quotidiane. La domanda centrale è questa: la Bibbia che cosa ha a che fare con la vita di tutti i giorni? Ascoltare passivamente la predica domenicale dal pulpito non basta più, adesso si vuol conoscere, capire, essere consapevoli.
Nel “Gruppo” si vive l’atmosfera stimolante del rinnovamento prodotto dal Concilio. Vaiano è un paese prevalentemente operaio con un forte pendolarismo verso Milano. Certe tematiche di partecipazione e di dialogo che la metropoli anticipa finiscono per farsi sentire anche qui. L’enciclica di Giovanni XXIII Pacem in terris, i testi di don Milani, di Martin Luther King, di Gandhi, del vescovo brasiliano don Camara sono oggetto di studio e discussione. Termini come Chiesa dei poveri, scelta preferenziale per i poveri entrano nel linguaggio del Gruppo.
Il tema della giustizia sociale, dei diritti dei lavoratori e dei popoli spingono a voler sapere di più. Il marxismo, da sempre osteggiato e screditato in ambiente cattolico, diventa un’ipotesi con cui aprire un dialogo e un confronto.

Scuola popolare e terzomondismo
Il Gruppo diventa anche luogo di elaborazione per attività concrete quali l’impegno per iniziative terzomondiste e l’apertura di una scuola serale popolare per consentire ai lavoratori, che non ne hanno avuto la possibilità, di poter studiare e sostenere gli esami per ottenere la licenza media. Il modello culturale è la “scuola di Barbiana” di don Lorenzo Milani.
La lettura del testo Lettera ad una professoressa influenza molto il Gruppo aprendo un forte dibattito sui temi della scuola, della cultura, sul ruolo “classista” di un certo tipo di istituzione. La scuola serale sarà una delle concretizzazioni più importanti del Gruppo.
L’impegno per il Terzo Mondo si sviluppa attraverso la raccolta della carta. Dall’iniziale intento di “opera di carità”, per lo più legata a obiettivi missionari si passa ben presto a chiedersi i perché della miseria nel Terzo Mondo.
Il Gruppo è in collegamento con il CRTM (Centro Raccolta Terzo Mondo) di Crema e insieme prendono coscienza di alcuni meccanismi di ingiustizia che stanno alla base della fame nel mondo. Il ricavato della raccolta della carta non sarà più destinato alla realizzazione di generiche “microrealizzazioni” nel Terzo Mondo ma, grazie all’incontro con p. Cesare Bertulli, missionario espulso dal Mozambico dai colonialisti portoghesi, a finanziare la lotta dei movimenti di liberazione nelle colonie portoghesi.

Trasferito don Tironi
Intanto, a poco più di un anno dalla sua nascita il Gruppo perde il sacerdote che lo seguiva. Don Tironi viene estromesso dalla parrocchia di Vaiano e relegato al suo paese d’origine. È profonda l’amarezza che provano il sacerdote e tutti i membri del Gruppo. I contraccolpi di questa inopinata decisione, che ha i caratteri dell’autoritarismo si fanno sentire. Si incomincia a mettere in discussione la credibilità della Chiesa, il concetto di obbedienza e anche in questo caso si vuol capire. Colpendo il sacerdote si vuol forse colpire o fermare la “ricerca” avviata dal Gruppo?
Ma il Gruppo resiste. Questo gesto repressivo lo consolida. Lasciati gli ambiti parrocchiali si riunisce nelle case private. Continua il lavoro di ricerca e la lettura “aperta” del Vangelo.
Chi scrive, allora esponente del Gruppo, e studente di teologia presso il Seminario di Crema si trova a vivere una profonda lacerazione e contraddizione. Da un lato la richiesta istituzionale di fedeltà alla gerarchia, dall’altro l’adesione a questa nuova cultura di cui il Gruppo è portatore.
Anche nel Seminario si faranno sentire i germi del rinnovamento. Si pensa ad un modo nuovo di essere prete, si critica la subalternità della Chiesa cremasca alla D.C., si mette in discussione l’autoritarismo e il dogmatismo dei superiori.
Ci penserà il vescovo Manziana a chiudere la possibilità di ricerca. Un atto di repressione, paura e debolezza da parte dell’istituzione Chiesa.
Anche l’allontanamento di Giorgio Zucchelli dal Seminario è oggetto di discussione da parte del Gruppo. Gli si esprime solidarietà, ma soprattutto si cerca il dialogo con l’istituzione. Per la prima volta nella storia della diocesi di Crema e del seminario un gruppo di giovani cattolici chiede al Vescovo il perché dell’allontanamento di uno studente dal seminario. Al ritorno dell’incontro, avuto dal Gruppo con il Vescovo, il resoconto di chi ha partecipato è desolante: nessuna possibilità di dialogo. S’invoca da parte del Vescovo “la volontà di Dio”, l’“indicazione dello Spirito Santo”. Ormai tra il Gruppo e la Chiesa istituzionale il divario si allarga. A Vaiano la parrocchia strettamente legata alla D.C. cercherà di screditare l’esperienza del Gruppo.
Ma trova pochi ascoltatori. Il paese infatti, anche sotto le continue stimolazioni del Gruppo comincerà a interessarsi di tematiche sociali e religiose mai prima affrontate. Una cultura nuova si va affermando in paese. Uno strumento prezioso per comunicare gli argomenti del Gruppo è il Datzebao, il giornale murale che ogni settimana è affisso dal Gruppo nella piazza principale.
La gente legge e discute. Il giornale murale è un po’ il “manifesto” del Gruppo: in esso vengono analizzati problemi più generali come la guerra del Vietnam o i disservizi dell’amministrazione.
Inizia a questo punto la seconda fase di vita del Gruppo: accanto a tematiche religiose che permangono all’attenzione (ad esempio la Teologia della liberazione, la lettera di Don Franzoni La terra è di Dio sull’intreccio tra Anno Santo e speculazione edilizia a Roma, l’antimilitarismo di don Milani… ) si fa strada l’impegno più politico e sociale. Un’indagine promossa dal Gruppo sulle condizioni abitative nel paese consentirà di affrontare il problema della casa e dei servizi pubblici essenziali. Nonostante la refrattarietà della D.C. che ancora amministra il Comune, si attiva l’importante esperienza delle “assemblee popolari”: momenti di confronto e di presa di coscienza.
Il Gruppo si fa promotore del dibattito sul diritto dei cristiani a compiere scelte politiche pluralistiche e la possibilità di impegnarsi nei partiti di sinistra. È in prima fila nel cercare di unire le forze di sinistra per un’alternativa alla D.C. Alle elezioni del 1975 il simbolo di Unità popolare democratica (ideato all’interno del Gruppo) vince le elezioni con una lista assieme al Pci ed a un gruppo di indipendenti. Vaiano volta pagina. Qualche anno dopo viene istituita la Biblioteca comunale e nasce il Centro culturale don Lorenzo Milani.

Il gruppo si scioglie
Alla fine del 1977 cessa l’esperienza del Gruppo. Si cercano forme diverse di partecipazione, questa volta prevalentemente all’interno dei partiti, nel Pci, in Democrazia Proletaria e nel Psi.
C’è chi continua la “ricerca” cristiana aderendo ai Cristiani per il socialismo che, a metà degli anni ‘70 è sorto anche a Crema. C’è chi, invece, sfiduciato dalla chiusura della Chiesa smette di “credere”. Il clima di involuzione culturale che ha inizio con il governo del “compromesso storico” tra Pci e Dc è destinato a frenare il dibattito sui temi cari ai cattolici del “dissenso”.
Il peso di questo clima si fa sentire anche a Vaiano. La voglia di capire e di ricerca vengono sopraffatti dalle fedeltà alle linee di partito e alle esigenze dei vari “centralismi democratici”. Forse c’è bisogno di un nuovo ‘68.
Il Gruppo di Vaiano a cui hanno fatto riferimento, durante la sua storia non meno di 70 persone, ha insegnato un metodo di straordinaria modernità: studiare, dialogare, discutere senza burocrazia nè dogmatismi. Un metodo da riprendere perché può consentire una riforma profonda della società e della Chiesa.