Alla scoperta dei luoghi sacri/2: La Beata Vergine della Ghiara

Oggi vi suggeriamo un luogo dove potrete trovare un’immagine mirabile di paradiso ovvero il Santuario della Madonna della Ghiara di Reggio Emilia dove vi accompagniamo con questo itinerario.
Qui vi è anche uno straordinario ciclo di affreschi che porta in scena tutte le donne dell’Antico Testamento, profezie della Vergine Maria a cui è dedicato il Santuario e il cui motto è QUEM GENUIT ADORAVIT (Ha adorato colui che ha generato).LA STORIA
La storia del Santuario della Ghiara è legata alla Congregazione dei Servi di Maria, stabilitisi a Reggio Emilia nel 1313, costruendo chiesa e convento in una zona ghiaiosa della città (da qui il nome “ghiara”). Sul muro di cinta dell’orto i frati avevano fatto dipingere un’immagine della Madonna, via via sempre più venerata dai fedeli. Nel XVI secolo l’affresco venne ridipinto da Giovanni de’ Bianchi detto il Bertone (1573): raffigura la Madonna seduta ai piedi di un albero, con le mani giunte in adorazione del bimbo Gesù che le sta di fianco.
E, davanti a questa immagine, avvenne il primo miracolo che convinse popolazione e frati a costruire il grande Santuario: Marchino da Castelnovo Monti, un ragazzo sordomuto, il 5 maggio 1596, riottenne improvvisamente l’uso della lingua e dell’udito.
Il 6 giugno 1597 il Vescovo di Reggio pose la prima pietra del Santuario, costruito su progetto del ferrarese Alessandro Balbo ed eseguito dal reggiano Francesco Pacchioni. Al termine dei lavori, il 12 maggio 1619, la venerata immagine della Madonna venne trasportata all’interno del nuovo edificio sacro.
A sinistra della facciata del Santuario, ancora oggi un monumento indica il luogo preciso dov’era l’immagine della Madonna. Sopra il portale d’ingresso, all’interno di un timpano spezzato su colonne doriche, un’edicola con un bassorilievo marmoreo della Vergine della Ghiara di Salvatore da Verona.
L’architettura del Santuario è a croce greca con cupola centrale, quattro cappelle inserite agli angoli dei bracci della croce (con relative cupolette) e prolungamento del presbiterio con l’abside. Pianta diffusa in quel tempo, adottata anche nel santuario di Santa Maria di Campagna a Piacenza (cfr. itinerario n° 6).L’INTERNO
Molto solenne l’interno del Santuario: quattro pilastri angolari con lesene scanalate e capitelli corinzi, sostengono i quattro grandi archi che reggono la cupola. Nei bracci si accede alle cappelle angolari con archi a tutto sesto.
Le ricchissime cornici, gli stucchi e i sottarchi sono tutti dorati, per indicare il colore del cielo. Sono opera di Lorenzo Franchi (1565-1632).
Le opere d’arte sono innumerevoli e non ci è possibile indicarle una a una. Ricorderemo le più importanti, ma soprattutto il ciclo di affreschi con le donne del Vecchio Testamento. È espressione della tradizione biblico-mariana dei Servi di Maria ed è stato studiato dal mariologo p. Arcangelo Ballottini, priore del convento negli anni 1612-1614, che scrisse anche un libro con il programma del ciclo decorativo. Come s’è accennato il mariologo ha voluto celebrare la Madre di Dio, portando alla contemplazione dei fedeli tutte le donne del Vecchio Testamento come profezie della Vergine Maria. I fedeli, raccolti in chiesa, venivano a conoscenza dei testi biblici ammirando gli affreschi, supportati dai commenti scritti, spiegati dai sacerdoti (metodologia che noi oggi abbiamo totalmente abbandonato). 

IL CICLO PITTORICO
Seguiremo il ciclo pittorico con un percorso in senso orario, accennando solo alle opere più significative.
IL BRACCIO D’INGRESSO
Nel braccio d’ingresso, sulle due pareti troviamo raffigurati due miracoli operati dalla Madonna della Ghiara. Nella volta Luca Ferrari (il massimo pittore reggino del ’600) dà inizio alla rappresentazioni delle donne del Vecchio Testamento: “La Cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso” (riportiamo il motto che lo commenta, per comprendere lo spirito ‘mariano’ di tutte le altre raffigurazioni: Da Eva la rovina, da Maria la salvezza); “Tre angeli promettono un figlio ad Abramo e Sara”; “Rebecca porge da bere al servo di Abramo”.
Nella 1a cappella (a sinistra) troviamo la tela de “La Madonna fra santi”, di Alfonso Clerici (1816-1873). Nei pennacchi, “Le Sibille” (la tradizione ritiene che anche le profetesse pagane abbiano annunciato il Messia), nella cupoletta “Le otto virtù morali”, il tutto di Alessandro Triarini (1577-1668).
– IL BRACCIO SUD
Detto anche ‘altare di città’, una splendida tela del Guercino (1591-1666): “Crocifissione”. Nella volta Luca Ferrari ha dipinto: “Rachele e Giacobbe al pozzo”; “Gioele inchioda Sisara”; “Maria (sorella di Mosè) gioisce per la sconfitta del Faraone”.
Nella 2a cappella ammiriamo la tela “Santa Caterina e san Giorgio condotti al martirio” di Lodovico Carracci (1555-1619). Nei pennacchi “I dottori della Chiesa” e nella cupoletta “Le beatitudini”.
– IL BRACCIO OVEST
Il braccio ovest è l’altare maggiore e relativa abside. Anche qui, sulle pareti destra e sinistra, troviamo la raffigurazione di due miracoli della Madonna della Ghiara. Nella volta continuano le raffigurazioni del Vecchio Testamento di Alessandro Tiarini: “Debora amministra la giustizia”; “Anna offre al Signore il figlio Samuele”; “Abisag serve il vecchio Davide”. Nella calotta dell’abside “L’Assunzione della Madonna”, sempre del Tiarini.
Nella 3a cappella vediamo due tele: una “Annunciazione” del Tiarini e una “Trinità con san Girolamo” di Lorenzo Franchi (1565-1632). Nei pennacchi “Gli evangelisti” e nella cupoletta “Gli otto ordini religiosi” con le rispettive allegorie di Pietro Desani (1595-1657).
– IL BRACCIO NORD
Il braccio nord è l’altare della Madonna della Ghiara. La volta è stata affrescata da Lionello Spada (1576-1622): “Abigail presenta a Davide adirato molte vettovaglie”; “Giuditta taglia la testa a Oloferne”; “Ester ai piedi del trono di Assuero”.
Il solenne altare della Madonna, dell’arch. G. Battista Magnani (1571-1653), contiene l’immagine miracolosa della Madonna della Ghiara. Sopra di essa due angeli sostengono la copia della corona d’oro donata dalla città nel 1674.
Nella 4a cappella una tela ancora del Tiarini: “San Francesco riceve Gesù dalle mani di Maria”. Camillo Gavasetti (1596-1630) ha dipinto i pennacchi con I profeti e le loro profezie mariane; nella cupoletta, “Le otto virtù morali”.
– LA CUPOLA
Ci resta da ammirare la cupola centrale che presenta “L’Apoteosi di Maria” di Lionello Spada (1576-1632) allievo dei Carracci. Nei pennacchi si vedono quattro grandi figure rappresentanti l’Elemosina, la Religione, la Carità, l’Orazione; nel tamburo i quattro patroni della città (Prospero, Crisante, Dari e Gioconda), alternati a santi dell’ordine dei serviti. Nella calotta a chiaroscuro otto personaggi dell’Antico Testamento e nella curva fino alla lanterna La Vergine assunta in cielo fra un corteo di angeli.