Alla scoperta dei luoghi sacri/1: Santuario di San Patrizio

Siamo in estate, tempo di vacanze. Quale idea migliore per qualche escursione nel dintorni della città per chi non è partito per mete lontane? Ed ecco che Il Nuovo Torrazzo vi dà un aiuto con la prostra di una serie di itinerari interessanti tutti da scoprire!!! Buon viaggio!
Oggi vi proponiamo una splendida sorpresa! Se non avete mai visto il santuario di San Patrizio a Colzate, prendete la macchina e correte a visitarlo. Resterete affascinati!
Colzate è in Valseriana e da Crema dista solo un’ora e mezza di macchina. Arrivando a Colzate, noterete il santuario lassù su uno sperone, di roccia a 630 metri di altitudine, sul livello del mare, che domina il paese sottostante e la valle del Serio.

Chi è s. Patrizio?
Patrizio era un missionario irlandese di origini scozzesi, proclamato patrono dell’Irlanda: la festa è il 17 marzo. Una vita abbastanza avventurosa la sua. Nasce nel 385 da Calphurnius e Conchessa, una famiglia nobile romana e cristiana della Britannia. Verso i 16 anni viene rapito e condotto schiavo in Irlanda, dove rimane prigioniero per 6 anni durante i quali approfondisce la sua vita di fede. Fuggito dalla schiavitù, ritorna in patria e diviene prima diacono e poi prete. Fa alcune esperienze monastiche in Francia. Ha ormai 40 anni e sente la nostalgia di ritornare nell’isola verde. Qui c’è bisogno di evangelizzatori. Viene consacrato e diviene vescovo missionario: nel 432 è di nuovo in Irlanda. Accompagnato da alcuni colleghi, predica, battezza, celebra l’Eucarestia, ordina presbiteri, consacra monaci e vergini. Il successo missionario è grande, ma non mancano gli assalti di nemici e predoni, e neppure le malignità dei cristiani.
Secondo gli “Annali d’Ulster” nel 444, Patrizio fonda la sua sede ad Armagh nella contea che oggi porta il suo nome. Evangelizza soprattutto il Nord e il Nord-Ovest dell’Irlanda, nel resto dell’Isola gode dell’aiuto di altri tre vescovi continentali: Secondino, Ausilio e Isernino. L’infaticabile apostolo conclude la sua vita nel 461 nell’Ulster a Down, che prenderà poi il nome di Downpatrick.
Numerosissime le leggende nate attorno alla sua vita (alcune le troveremo raffigurate negli affreschi della cappella). Secondo la tradizione locale, in Irlanda non ci sarebbero più serpenti da quando San Patrizio li cacciò in mare. Dopo aver trascorso quaranta giorni in preghiera sulla montagna sacra irlandese, Croagh Patrick, gettò una campana dalla sommità nell’attuale Baia di Clew per scacciare appunto i serpenti, formando le isole che la contraddistinguono.
Associata alla sua figura è il trifoglio che il santo utilizzava nelle predicazioni alle popolazioni celtiche per spiegare la SS. Trinità. Trifoglio che oggi è simbolo nazionale dell’Irlanda.

S. Patrizio a Colzate
Ma perché la devozione a san Patrizio in Valseriana, così lontana dall’Irlanda? Non abbiamo documentazioni certe che ne dimostrino l’antica origine. Molte le leggende, ma la ragione più probabile è legata ai commerci che la valle, grande centro tessile con numerose fiere, aveva con l’estero. Si parla anche di un “Hibernino” (proveniente dall’Irlanda, chiamata dai Romani “Hibernia”) venuto per lavoro a Vertova (ne deriverebbe il cognome Bernini, molto diffuso in zona). Non manca la leggenda di un’immagine miracolosa di san Patrizio portata da un vertovese recatosi in Irlanda; immagine applicata alla roccia dove poi, gradualmente, è sorto l’attuale santuario.

Come salire al santuario?
Aggrappato su uno sperone roccioso alle pendici del monte, immerso nel silenzio dei boschi, il Santuario di San Patrizio risponde alla profezia di Isaia: Alla fine dei giorni, / il monte del tempio del Signore / sarà saldo sulla cima dei monti / e s’innalzerà sopra i colli, / e ad esso affluiranno tutte le genti. / Verranno molti popoli e diranno: / “Venite, saliamo al monte del Signore, / al tempio del Dio di Giacobbe, / perché ci insegni le sue vie / e possiamo camminare per i suoi sentieri” (2,2-3).
Per raggiungere il santuario si sale oggi in macchina, lungo una comoda strada (seguire le indicazioni da Colzate), ma sarebbe meglio raggiungerlo in pellegrinaggio a piedi, in preghiera, lungo un sentiero nel bosco, partendo da centro del paese. S’incontrano numerose edicole, in particolare la santella della Canal di Fra fatta erigere dai vertovesi reduci della Grande Guerra per ringraziare il santo dello “scampato pericolo”.

La storia
L’attuale santuario di San Patrizio è costituito da due edifici sacri. L’antichissima prima cappella e la grande chiesa, molto più recente. L’attuale costruzione è frutto infatti di un lavoro di diversi secoli.
Si iniziò nel secolo XIII, con un piccola edicola lungo una mulattiera, nel secolo successivo venne costruito il nucleo più antico (il sacello); tra il 1400 e il 1599 vennero realizzati i bellissimi affreschi di quest’ultimo; la chiesa grande risale a un periodo tra il 1500 e 1600; dal 1689 al 1715 viene costruito il portico perimetrale.
Il santuario fu visitato nel 1928 da mons. Giuseppe Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII. È stato restaurato negli anni ’80.

La visita
Chi arriva dal sentiero nei boschi, prima di giungere al santuario incontra l’edicola con l’antica fonte di San Patrizio e la statuetta in arenaria del santo, allestita nel 1628. Qui i pellegrini si fermano per bagnare gli occhi e pregare il santo: l’acqua è segno di grazia di vita nuova, di cui il santo si fa testimone e mediatore.
Ancora un breve tratto di salita e si giunge al grande piazzale antistante il santuario (dove s’arriva in macchina). Qui, grazie a un bar, si trovano spesso numerosi anziani che passano alcune ore in amicizia. Dal piazzale si gode una splendida vista sulla valle sottostante.
L’ingresso del santuario è aperto da una cancellata. Appena oltre, sulla sinistra, si trova la cappella di San Lucio, giovane mandriano considerato patrono dei casari e degli alpeggiatori. Numerosi gli ex-voto appesi alle pareti, testimoni di tante grazie che hanno favorito lo sviluppo del santuario. Sull’altare un affresco popolare di San Patrizio con la Trinità.
Dalla cappella di San Lucio si sale, mediante una scalinata, al porticato settecentesco che unisce i due santuari: anche da qui la vista sulla media Valseriana e sulla Valgandino è splendida: sotto, Colzate e Vertova.
Il santuario piccolo: al centro del porticato si trova il santuario piccolo, la parte più antica e preziosa del complesso, risalente al secolo XIV, visitato da san Carlo Borromeo nel 1575.
Entrando nel sacello, il colpo d’occhio è veramente notevole. Il piccolo edificio è affrescato in tutte le sue parti, con affascinanti cicli pittorici restaurati negli anni ’80 da Antonio Zaccaria. Sono attribuiti a Jacopino de’ Scipioni, pittore di Averara, vissuto tra il 1470 e il 1532. Vanno escluse tre scene realizzate nel Seicento.
L’absidiola rivolta a est, dove sorge il Sole-Cristo, è costituita da una parete affrescata nella quale si apre una bassa nicchia a forno, con un notevole catino entro la quale si trova un altare in pietra monolitico. I dipinti del catino raffigurano una dolcissima Natività (ai tradizionali personaggi si aggiungono tre angioletti in adorazione). Sulla facciata dell’altarino una Crocifissione, ritrovata nei recenti restauri. Sulla parete di fondo nella quale è inserita la nicchia è raffigurato Il Cristo Giudice all’interno di una mandorla, dal suo capo partono, alla sua destra, un giglio per i salvati e, alla sua sinistra, una spada, per i dannati. È affiancato dalla Madonna e da San Giovanni. Sotto di lui, tra due angeli che suonano la tromba, la scritta: Surgite mortui, venite ad iudicium (Svegliatevi, morti, venite al giudizio). E di fatto, sotto è raffigurata una distesa di tombe da cui escono i defunti, a destra del Cristo sono portati in paradiso da un angelo (Pietro sorveglia l’ingresso); a sinistra un diavoletto (che prende per i capelli una donna) e altri demoni cacciano i dannati all’inferno. Sulle spalle della nicchia vediamo, a sinistra Sant’Agnese, a destra l’Ecce Homo.
Sulla parete destra continuano gli affreschi di Jacopino: illustrati da scritte in lingua volgare (una in latino) raccontano episodi leggendari della vita del Santo. Nella fascia bassa: San Patrizio e sant’Elena; Madonna in trono con sant’Antonio e Santa Barbara; Madonna Assunta (del ’600); San Rocco. Nella fascia alta della parete destra: San Patrizio rivela al re una congiura contro di lui; San Patrizio battezza il re d’Irlanda e il suo popolo; San Patrizio risuscita un morto; San Patrizio predica il Vangelo. Nella facciata interna: Un angelo comanda a san Patrizio di andare in Irlanda (nel tondo all’interno del timpano); San Patrizio ferisce con il pastorale il piede del re d’Irlanda e poi lo guarisce subito; San Patrizio smaschera un ladro che aveva rubato un agnello a una vedova; San Patrizio libera gli irlandesi da cani, lupi e serpenti. Sulla parete sinistra, tra grandi scene votive del Seicento e una tela di Enea Salmeggia, Madonna con Bambino e santi (1611).
Il santuario grande: passiamo nel santuario grande (sotto il portico notiamo altri antichi affreschi) del XVI secolo, una bella costruzione barocca.
Conserva un ciclo pittorico del XVII (quello degli Apostoli dipinti sulle lesene della navata) e del secolo XVIII: si tratta delle Storie di San Patrizio dipinte sulle pareti della navata. Da sinistra: La nascita; Patrizio schiavo con il gregge; Patrizio ordinato sacerdote; Patrizio consacrato vescovo; Patrizio che scaccia i demoni; La morte del Santo. Nella volta: La Gloria di San Patrizio.
Sull’arco trionfale si ammira un’Annunciazione. Sull’altare una bella tela settecentesca di Francesco Capella: San Patrizio, il beato Barbarigo e san Mauro (1762). Infine, una statua policroma di San Patrizio, pregevole opera di Giovan Battista Caniana (1720), è conservata in una nicchia a sinistra del presbiterio.