Crema – Preghiera nel capannone di via Rossignoli, il comune tira dritto

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Stefania Bonaldi, sindaco di Crema

La comunità islamica, per mano del duo referente, ha scritto al sindaco Stefania Bonaldi in riferimento all’ordinanza emessa dal primo cittadino in relazione all’utilizzo improprio del capannone di via Rossignoli, quartiere di Ombriano, come luogo di Culto. Una lettera nella quale viene chiarito come non serva ripristinare alcunché (come invece richiesto dal Comune) in via rossignoli perché la destinazione d’uso non è mutata.

Dopo aver segnalato il contenuto della missiva ai servizi tecnici e averne ricevuto risposta il sindaco ha replicato alla Comunità Islamica sottolineando che: “In merito alla lettera inoltrata dal Centro Culturale Islamico rubricata al prot.n. 33754 del 30 Luglio 2018, è parere dei Servizi Tecnici che questa non incida sulla procedura dell’Ordinanza. Questa verte sul fatto che l’uso con cui fu concesso l’immobile sito in Via Rossignoli, n. 37 (individuato al catasto al fg. 20 mapp. 690), al momento del sopralluogo della Polizia Locale e considerate le immagini acquisite agli atti, risultava diverso. La destinazione d’uso accertata, come luogo di culto, non risulta conforme allo strumento urbanistico vigente e neppure alle norme edilizie e di sicurezza”.
“Come precisato nella risposta tecnica data dal dirigente”, commenta il sindaco Stefania Bonaldi, “la lettera inoltrata dal Presidente del Centro Culturale Islamico è inconferente rispetto alle contestazioni mosse a suo tempo, che riguardano un uso non ammesso del capannone quale luogo di culto. Peraltro le ordinanze si eseguono, oppure si impugnano presso il giudice amministrativo, non è data una terza ipotesi, cioè quella della controdeduzione, peraltro fuori tema come accaduto nello specifico.

Gli uffici preposti procederanno dunque a verificare, quando lo riterranno, se i dettami dell’ordinanza sono stati rispettati; dopodiché, in funzione di quanto risulterà, l’Amministrazione farà le proprie valutazioni e conseguenti azioni. Sarà persino pletorico, ma ribadisco il concetto: quel luogo non può essere adibito alla preghiera, nemmeno occasionalmente, non avendo una destinazione urbanistica compatibile, e l’Amministrazione non intende accordarla variando il PGT. L’uso “di fatto” come luogo di culto non sana questo vizio originario e continuerà ad essere perseguito con tutte le azioni e modalità che ci competono”.