Missione in Brasile (5) – La luce di ‘Casa do Sol’ a Salvador Bahia

Foto di gruppo per Fantoni con gli amici di 'Casa do Sol'

Ultima tappa del viaggio in Brasile di Enrico Fantoni, direttore del Centro Missionario Diocesano. Dopo la visita ad alcune realtà e ai nostri missionari madre Amelia Marchesini e padre Innocenzo Pacchioni, ecco la sosta a Salvador Bahia e alla Casa do Sol, dove sono impegnate persone generose che hanno un legame anche con Crema.

Salvador de Bahia è la quarta meta del nostro viaggio e ci arriviamo in un tiepido pomeriggio di metà luglio. È una delle città più antiche del Brasile, fondata nel 1549, e per oltre duecento anni è stata la prima capitale della colonia. Il centro storico, molto curato, è ricco di splendidi palazzi in stile portoghese e di altrettanto elaborate chiese, come quella della Madonna del Rosario alla quale erano devoti gli schiavi neri. Si dice che se ne contino almeno 365 e, tra queste, spicca per la purezza delle linee esteriori quella di San Francesco. Salvador è altrettanto famosa per le sue spiagge, apprezzatissime al tramonto.

Per noi di Crema Salvador è sinonimo di una persona che, per diversi anni, ci ha fatto visita, portando una ventata di allegria e di samba nelle nostre scuole e nei nostri Grest: si tratta di Nominho. È stato proprio seguendo le tracce dell’amico percussionista che abbiamo incontrato una delle realtà più interessanti della città baiana: Casa do Sol.

La Casa do Sol è un’istituzione senza fini di lucro fondata nel 1997 dall’allora parroco della comunità di Cajazeira, padre Luis Linter, missionario fidei donum della diocesi di Bolzano-Bressanone. Colpito dalla situazione del quartiere riuscì a mobilitare un gruppo di donne per tentare di cambiare la realtà locale. Insieme, decisero di scommettere sulla costruzione di un progetto sociale in grado di interferire con la vita dei bambini, degli adolescenti e dei giovani, offrendo loro una proposta formativa capace di trasformarli in artefici delle loro scelte.

Un progetto ambizioso e coraggioso nello stesso tempo, che però non piacque a chi aveva pensato a quei giovani come a un serbatoio per la malavita. Padre Luis venne assassinato il 16 maggio 2002 davanti alla sua casa. Dopo un momento di comprensibile sbandamento, l’eredità di padre Luis venne raccolta da Pina Rabbiosi, una volontaria di Morbegno che da anni collaborava con il sacerdote ucciso, e da coloro che fino ad allora avevano creduto nel progetto. Da allora Casa do Sol è cresciuta divenendo un punto di riferimento irrinunciabile per il quartiere offrendo servizi educativi a vari livelli: come scuola materna, prescuola e dopo scuola per i ragazzi delle classi dell’obbligo. E ancora laboratorio di musica, teatro, danza, percussioni per i giovani delle superiori, preparazione ai concorsi universitari dopo la maturità.

Tuttavia Casa do Sol non limita la sua attività al quartiere di Cajazeira, ma ha allargato la sua attività la dove è stato richiesto il suo aiuto, come nel caso del vicino quartiere di Aguas Claras. Si tratta di un quartiere ad alta densità di violenza per il controllo dello spaccio della droga. Per questo il Movimento Culturale di Aguas Claras si è posto alcuni obiettivi prioritari: recuperare i valori culturali della gente, come capoeira e percussioni. Ed è lì che ritroviamo sempre fortemente impegnato e motivato l’amico Nominho nel lanciare segnali di pace, colorando i muri delle case circostanti, rendere agibile questa struttura acquistata con aiuti provenienti dalla Provincia di Bolzano.

In alcuni locali al piano terra, ancora da ristrutturare, sono previsti: la biblioteca con la sala di lettura, la mensa, la cucina, i bagni. Se tutto va bene dovrebbero inaugurare il Centro per il 15 novembre prossimo.

Fare del Centro un luogo di aggregazione per bambini, un po’ come si fa a Casa do Sol, e favorire il più possibile l’aggregazione familiare, stimolando il senso comunitario. Con i bambini si è già iniziato a lavorare, mentre per rafforzare il senso comunitario si stanno organizzando incontri con le famiglie curati dalla Caritas.

Un’altra iniziativa in cantiere, sempre per rafforzare la comunità, è quella di aprire un panificio che verrebbe gestito da un gruppo di mamme nubili. Un’occasione per il Movimento Culturale di raccogliere dei fondi, dato che finora per i lavori di ristrutturazione gli aderenti si sono autotassati.

Significativo a questo proposito segnalare quanto ci ha detto Gilmar, il leader del Movimento: “Aguas Claras è una realtà composta che ci lancia una serie di sfide che richiedono speranza, coraggio e l’incoscienza per superare la paura che spesso ci prende. L’importante è sapere che si procede per piccoli passi, che bisogna ascoltare tutti e che solo uniti si vince”.

Il gruppo è ancora piccolo, ma quanto a decisione è imbattibile.