Missione in Brasile (4) – L’incontro con il sabbionese padre Innocenzo Pacchioni

Padre Innocenzo mentre celebra la Messa

Dopo la visita nella missione di madre Amelia Marchesini, Canossiana originaria di San Benedetto, il viaggio in Brasile di Enrico Fantoni, direttore del Centro Missionario della nostra Diocesi, è proseguito con la tappa nella realtà dove opera padre Innocenzo Pacchioni, originario dei Sabbioni. Per raggiungerlo è stato necessario un viaggio di pullman di 370 km, durato 13 ore. Ecco il “racconto” che Fantoni ci ha inviato dal Brasile.

Due sono le piazze di Igarapé Grande: quella delle chiesa e quella del mercato. Per ovvi motivi optiamo per quella della chiesa, davanti alla quale ci aspetta padre Innocenzo Pacchioni, Cappuccino originario dei Sabbioni.

Ma chi è effettivamente padre Innocenzo? Faccio questa domanda in primo luogo a me stesso, con la certezza che dirò delle ovvietà per chi, del quartiere dei Sabbioni, lo conosce bene. Ma per altri non è così. Padre Innocenzo – che d’ora in poi chiameremo, come fanno qui, frei Inocéncio – è, appunto, Frate Cappuccino, nato 70 anni fa nella Cascina Comuna, territorio di Capergnanica, ma parrocchia dei Sabbioni. Entrato in convento all’età di 10 anni, ha poi maturato la vocazione missionaria e nel 1975 è partito alla volta del Brasile dov’è rimasto sempre nello Stato nordestino del Maranhão.

Profondamente imbevuto di spirito francescano, frei Inocéncio ama le piante, ama gli animali (ha un cane, conigli e galline); ama anche le cose, dato che raccoglie tutto, perché tutto può tornare utile. È quello che lui definisce in modo scherzoso “spirito di raccoglimento”. In questo senso frei Inocéncio rappresenta nel modo più semplice e immediato lo spirito che plasma la sua vita. Lo stesso spirito che ritroviamo nella sua attività pastorale, visto che, pur facendo parte di una Comunità religiosa, per motivi pratici dovuti alle grandi distanze, vive da solo. Soltanto di lunedì si ritrova in Convento con gli altri due frati – il bergamasco Filippo e Gilson, brasiliano – a Pedreiras, una città a 40 km di distanza.

Frei Inocéncio è parroco di due città: Igarapé Grande, dove risiede, e Bernardo, un Comune a circa 20 km di distanza. Qui c’è la chiesa con strutture annesse, quali il salone per le varie riunioni e una casetta che facilita l’organizzazione delle feste che nel corso dell’anno animato la vita e… le casse della parrocchia.

Tutto qui il lavoro pastorale? Troppo facile! Sembra quello di un “normale” parroco nostrano! Abbiamo capito che la differenza maggiore, al di là del caldo, delle zanzare, delle strade di terra e dell’asfalto coi buchi, sono le distanze! Nella settimana trascorsa con frei Inocéncio la maggior parte del tempo l’abbiamo trascorso in macchina, attraversando paesaggi molto belli caratterizzati da piccoli laghi – preziosissime riserve d’acqua nel periodo della siccità – e grandi estensioni di palme che producono il Cocco Babassù, dal quale si ricava l’omonimo olio molto ricercato nella cosmesi per le sue virtù sia per la pelle sia per i capelli. A dire il vero questo tipo di cocco è ricercato anche dalla gente perché spezzandolo ed estraendone la noce, che è ciò che conta, ha la possibilità di guadagnare qualcosa.

Già, ma dove portano tutte queste strade che attraversano un territorio grande più o meno come la provincia di Cremona? Collegano le 27 Comunità in cui si raccoglie la popolazione delle due parrocchie, che è molto numerosa, attestandosi sui 25.000 abitanti, ma per motivi di lavoro è sparpagliata su un territorio piuttosto vasto. Ogni Comunità, sia in città sia in campagna, ha una sua cappella più o meno grande, se non in costruzione. Ha sue strutture per le attività che settimanalmente vengono organizzate: dal catechismo agli incontri per le famiglie, dalla vendita di abiti usati all’organizzazione della sagra. Ma, soprattutto, ha i suoi dirigenti: persone di varie età che si sono assunte, a seconda della loro preparazione e competenza, compiti diversi all’interno di ogni Comunità. A frei Inocéncio il compito di coordinarli con gli incontri mensili e le visite a ogni singola Comunità, che in base alle dimensioni può essere settimanale, quindicinale o mensile.

È un bell’esempio di Chiesa partecipata e vissuta profondamente anche nei momenti liturgici, quando la tradizione musicale nordestina si unisce a una fede che si alimenta nella Parola e che si fa azione verso altri affinché non rimanga patrimonio di pochi, ma di tutti.

Per questo frei Inocéncio è ben contento di ospitare chiunque voglia conoscere e condividere, anche per poco tempo, questa stimolante esperienza ecclesiale e pastorale. La porta è sempre aperta!