Crema – Addio alla signora Alba Toscani Marchesi, la “mamma” dell’Anffas

La signora Alba (al centro) proclamata presidente onoraria di Anffas Crema

In silenzio, come nel suo stile, sabato 23 giugno ha lasciato questo mondo la signora Alba Toscani Marchesi, classe 1926. A lei – e ad alcuni familiari di persone con disabilità – si deve la nascita della Sezione Anffas di Crema, alla quale ha in pratica dedicato tutta la sua vita, con una forza e una passione straordinarie.

Ricorda Daniela Martinenghi, succeduta alla signora Alba come presidente dell’Anffas: “Nel 1971 poche persone coraggiose, guidate dai signori Marchesi, si sedevano attorno a un tavolo e provavano a immaginare un futuro diverso, per i propri figli con disabilità intellettiva, rispetto a quello che la cultura dell’epoca prospettava loro. Da quel primo pensiero, progressista, è nato il germe di un’intuizione che si è rivelata profetica: le famiglie possono mettersi insieme per sostenersi vicendevolmente e per creare assieme risposte più efficaci per i figli propri e anche quelli che verranno. Se oggi possiamo essere orgogliosi di quanto è stato fatto è perché queste persone non hanno ceduto di fronte allo scetticismo generale, di fronte alle difficoltà finanziarie, davanti alle sconfitte e alle pause del cammino. A loro e in particolar modo ad Alba deve andare la nostra profonda gratitudine”. In quegli anni, rileva ancora, “per i disabili e le loro famiglie non c’era nulla e la società era fortemente connotata da pregiudizi verso di loro: è stato grazie a quel gruppo di persone che è iniziato un lungo percorso, che ancora oggi continua, con impegno e determinazione su tutti i fronti, per tutelare i diritti delle persone con disabilità e le loro famiglie”.

Daniela Martinenghi rivolge “un ringraziamento personale alla signora Alba per per avermi accompagnato, con mano ferma ma sempre con grande dolcezza, al difficile compito di succederle dopo venticinque anni di presidenza. Ci è sempre stata vicina, finché la salute glielo ha permesso, ha saputo incoraggiarci, rassicurandomi che le fatiche di conciliare famiglia, lavoro e servizio volontario in Associazione verranno ampiamente ricompensate dalla soddisfazione di vedere che le famiglie si sentono meno sole e che la disabilità può rendere più forti, se i problemi vengono condivisi”.