130 CREMASCHI IN PELLEGRINAGGIO DAL PAPA BUONO

Il gruppo dei pellegrini cremaschi a Sotto il Monte

Pellegrinaggio diocesano oggi a Sotto il Monte per venerare il corpo di San Giovanni XXIII, tornato nella sua terra per una quindicina di giorni: domani è l’ultimo in calendario. 130 i cremaschi partecipanti (tre i pullman a disposizione) guidati dal vescovo Daniele. 

ALLA CASA NATALE

Partenza attorno alle ore 7. La preghiera delle Lodi, lungo il tragitto. E l’arrivo in perfetto orario per la prima tappa della visita: la casa natale di Giuseppe Roncalli. Divisione in gruppi per tre momenti: l’incontro con padre Silvano del PIME che racconta la sua esprienza missionaria. È stato proprio papa Giovanni a volere un seminario vicino alla sua casa natale. Oggi è stato trasferito a Monza dove si preparano al sacerdozio numerosi seminaristi provenienti da tutte le parti del mondo, pronti a ritornare come apostoli del Vangelo nei loro Paesi.

 Padre Silvano invita tutti ad essere missionari e ricorda anche i martiri del PIME, uno dei quali il nostro padre Alfredo Cremonesi per il quale è in corso la causa di betificazione.

Il secondo momento è la illustrazione della vita di papa Giovanni attraverso cinque filmati, veramente molto belli.

Infine la visita vera e propria alla casa del papa santo: alcuni ambienti del piano terra che contengono foto della sua vita e un albero genealogico della sua famiglia; al piano superiore la stanza dove il piccolo Giuseppe è nato e altri ambienti. Sotto, la cantina con i torchi per il vino.  

AL BATTISTERO DEL FUTURO PAPA

Si passa alla vicina antica chiesa di Santa Maria in Brusicco: conserva ancora il battistero dove il futuro papa ricevette il Battesimo. Il vescovo Daniele raccoglie tutti in preghiera e invita i pellegrini a rinnovare le promesse battesimali.

LA VISITA ALL’URNA

Si attraversa il piccolo paese per raggiungere la chiesa parrochiale di San Giovanni Battista, entrare nel Giardino della pace dove inizia il percorso per raggiungere la teca del corpo di san Giovanni XXIII, deposta nella chiesa di Santa Maria della Pace, attigua alla cattedrale. 

In silenzio passiamo in preghiera davanti alle spoglie del santo. Notiamo anche la cera liquefatta delle mani. Ma è un dettaglio. L’emozione è quella di essere davanti alle spoglie di uno straordinario papa che sorprese tutto il mondo soprattutto con l’indizione del Concilio Ecumenico.

Si passa tutti in chiesa dove il vescovo invita a pregare per le consacrate che si sono unite al pellegrinaggio diocesano. È il giorno del Cuore Immacolato di Maria e mons. Gianotti legge alcune righe di un’udienza alle religiose di Giovanni XXIII, in cui esalta la scelta della verginità è della consacrazione totale al Signore. Ricorda anche le suore ammalate e le due monache di clausura di Bolzone.

IL PRANZO INSIEME

All’uscita, bella foto di gruppo e ci si avvia alla casa del Pellegrino dove è pronto il pranzo. Due orette di riposo e di amicizia. 

C’è spazio per una visita libera al paese, in particolare a Ca’ Maitino dove il nunzio e poi card. Rancalli tornava per le ferie. Vi è una bella statua che lo ricorda, firmata da Mario Toffetti. All’interno un museo con tantissimi oggetti appartenuti al papa buono. Si vede anche il letto di morte, calici, abiti liturgici, ritratti.

LA SANTA MESSA

Ed ecco l’ora della Santa Messa (15.00) celebrata nella tensostruttura allestita apposta per questi giorni di grande presenza popolare con migliaia e migliaia di pellegrini. 

Presiede l’Eucarestia il vescovo Daniele, che impugna il pastorale di mons. Piazzi, vescovo di Crema dal 1950 al 53 e poi vescovo di Bergamo; centinaia le persone presenti, oltre ai pellegrini cremaschi. All’omelia mons. Gianotti parla di Giovanni XXIII come “modello di «buon pastore», di un cristiano, cioè, che ha ricevuto dal Signore il compito di guidare, sostenere e accompagnare il gregge di Cristo: fu controfigura, immagine del «buon Pastore» per eccellenza, e cioè di Cristo”.

In che modo? Qual è stato il suo modo specifico di essere un «buon pastore»? Mi chiedo – ha spiegato il vescovo – se, per qualche pastore, guidare e proteggere il gregge voglia dire evitare ogni contatto con il lupo e, per essere sicuri, considerare tutti gli altri come lupi potenziali, come minacce dalle quali difendersi, o che addirittura bisogna combattere. A me sembra che papa Giovanni, invece, abbia detto no proprio a questo modo di intendere le cose.

Giovanni XXIII è stato molto esposto all’incontro con l’«altro»: il non cattolico, il non cristiano, il mondo della cultura occidentale che si allontanava dal cristianesimo… E ha vissuto questo incontro appunto come incontro, nel segno dell’amabilità, della fraternità, dell’accoglienza. Nell’altro non ha visto un pericolo, il lupo da cui fuggire o da combattere, ma qualcuno da incontrare con amicizia, nel nome del Signore e del suo vangelo; l’altro non come qualcuno da condannare, ma da capire e da amare.”

Questo è anche l’atteggiamento e l’orientamento che san Giovanni XXIII ha voluto dare al concilio Vaticano II, che è stato indubbiamente l’evento più importante del suo pontificato. 

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