SCUOLA: all’attenzione del ministro dell’Istruzione Bussetti.

Nella foto, la sede del Ministero dell'Istruzione in viale Trastevere a Roma e il neo-ministro Bussetti

 

Il Governo del cambiamento si è insediato. Abbiamo avuto bisogno di una novantina di giorni, fra tensioni e colpi di scena, ma ci siamo. Ora si parte e occorre individuare coraggiosamente i problemi (i più seri), offrendo almeno un lampo della luce che sta in fondo al tunnel.

Ho guardato con attenzione le mosse soprattutto per la scelta del nuovo inquilino di viale Trastevere. La scuola è il luogo che può risollevare le sorti di una Nazione e nell’avvicendarsi dei governi mi ha sempre colpito come questa poltrona sia poco ambita. Ed ecco che il nominativo è arrivato: si tratta del prof. Marco Bussetti. Un dirigente scolastico, provveditore a Milano, spesso relatore in convegni nei quali ha condiviso temi quali, la libertà di scelta educativa dei genitori, il pluralismo educativo fatto di scuole pubbliche statali e paritarie. In un convegno a Milano dell’ottobre 2017 con suor Anna Monia Alfieri, presidente della Fidae Lombardia, ha convenuto che il costo standard di sostenibilità consente di superare le attuali discriminazioni economiche degli studenti nel loro diritto di apprendere, soprattutto dei bambini disabili (alla tutela dei quali il prof. Bussetti ha manifestato grande interesse).

Insomma le premesse ci sono tutte, ma nel discorso programmatico, il presidente Conte non ha toccato il tema della scuola. Voglio quindi fare appello al nuovo ministro dell’Istruzione Bussetti perché lo prenda a cuore.

Secondo il programma della Lega, manifestato in campagna elettorale sul costo standard e confermato dalle parole del leader Salvini nei giorni scorsi (“I bambini hanno diritto alla libertà di educazione”), sembrerebbe possibile finalmente “garantire” il più naturale dei diritti sancito all’art. 3 della Costituzione nell’ambito dei princìpi fondamentali: “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”. È stato più volte dimostrato che i genitori, per esercitare la propria inderogabile responsabilità educativa, devono poterla esprimere liberamente. E la libertà implica una possibilità di scelta che, necessariamente domanda pluralismo educativo. Buona la scuola pubblica statale (cioè gestita e controllata dallo Stato), buona la scuola pubblica paritaria (quella che dallo Stato non è gestita, ma controllata).

LIBERTÀ DI EDUCAZIONE

Ma l’Italia – nei fatti – ignora questo elementare diritto sancito fin dal 1948. Infatti una famiglia oggi può scegliere di ricoverare il nonno al San Raffaele pagando un ticket, ma non può scegliere di educare il figlio presso una buona scuola pubblica paritaria, la quale fa parte, come la pubblica statale, del Servizio Nazionale di Istruzione. Moltissimi genitori non hanno le risorse per pagare sia le tasse per la scuola pubblica statale, sia la retta della scuola pubblica paritaria che intendono scegliere. Insomma, devono pagare due volte per esercitare il loro diritto di libera scelta, nonostante la Costituzione reciti: “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.” (art. 33, comma 4). 

Sono fiducioso che ¬– con il nuovo governo – si possa compiere un passaggio storico, sostenuto da aree politiche opposte, con il buon senso di chi sa che lo Stato Italiano, indebitato gravemente, non può mettere danari a pioggia nella scuola, ma che occorre rivedere l’intero sistema di finanziamento del servizio scolastico italiano. 

QUANTI ALUNNI FREQUENTANO
LE SCUOLE PUBBLICHE STATALI E PARITARIE

Le scuole del nostro Paese, dall’Infanzia alle Secondarie di secondo grado, sono frequentate da 8.826.893 studenti, 1.109.585 dei quali sono alunni di scuole pubbliche paritarie. Per garantire l’istruzione a tutti, lo Stato ha stanziato, nell’anno scolastico 2015/2016, 49 miliardi e 418 milioni di euro per la scuola pubblica statale, e 499 milioni di euro (diminuiti di 30 milioni rispetto al 2006/2007) per la pubblica paritaria. Ciò significa che ogni studente delle scuole pubbliche statali costa allo Stato centrale 6.403,52 euro solo di spese correnti (la cifra aumenta di molto se si considerano i finanziamenti degli enti locali), mentre per ciascun alunno delle paritarie ha speso soltanto 450 euro!

Come si può immaginare, la necessità di corrispondere una retta ha provocato, nel corso degli anni, un calo delle iscrizioni alle scuole paritarie, che sono passate dall’11,85% dell’anno scolastico 2010/2011 al 10,64% del 2015/2016. C’è un dato, però, che testimonia la fiducia riposta da molte famiglie nelle buone scuole pubbliche paritarie: la crescita del numero d’iscritti con bisogni particolari, come stranieri e disabili. Questi ultimi sono passati, infatti, dagli 11.547 dell’anno scolastico 2010/2011 ai 12.211 del 2014/2015, mentre gli stranieri sono saliti da 45.069 a 60.017. 

Come abbiamo visto il 93,8% degli alunni frequentano scuole statali. Ma queste garantiscono qualità? Secondo le rilevazioni dell’OCSE no, dal momento che l’Italia si colloca agli ultimi posti in merito alle competenze degli studenti: siamo quart’ultimi nella capacità di lettura, quint’ultimi in matematica; tra i grandi Paesi europei, la Francia – dove il 32% degli studenti frequenta le scuole paritarie, i cui insegnanti sono pagati dallo Stato e le cui rette sono bassissime – ci batte abbondantemente.

IL COSTO STANDARD DI SOSTENITIBILITÀ

La soluzione per migliorare la scuola italiana sta nel costo standard di sostenibilità per allievo da applicare a ogni studente delle scuole pubbliche, paritarie e statali: un modo efficace per soddisfare i diritti all’educazione di tutti i giovani, facendo nel contempo risparmiare risorse allo Stato. In generale, applicando questi costi standard, considerando anche tutti gli alunni diversamente abili, ogni studente italiano costerebbe allo Stato 5.441 euro, per un totale di 47,1 miliardi di spesa, cioè ben 2,8 miliardi in meno di oggi e con la garanzia della libertà di scelta educativa dei genitori.

Garantire il diritto fondamentale all’istruzione senza discriminazioni economiche, restituendo alla famiglia la sua responsabilità educativa in una piena libertà di scelta, è dunque possibile. Ciò deve avvenire nell’ambito di un pluralismo educativo in cui lo Stato destina pari risorse a tutti gli alunni delle scuole dello Stivale, con l’obiettivo di innalzare la qualità dell’istruzione italiana, portandola allo stesso livello degli altri Paesi europei. 

Oggi si apre, inoltre, una nuova possibilità, grazie alla ridiscussione del rapporto fra Stato ed Enti locali, avviato dai due referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto. Sono iniziate infatti trattative con il Governo in merito ad una maggiore autonomia amministrativa e finanziaria. In Lombardia uno dei temi in questione è proprio l’introduzione del criterio del costo standard nel sistema scolastico.

Un pensiero particolare va infine ai disabili. Se c’è un riconoscimento dei diritti degli alunni disabili, come mai se ne escludono ben 11.878, e cioè quelli che frequentano le pubbliche paritarie, per i quali l’onere per l’insegnante di sostegno è a totale carico delle famiglie e delle scuole? È evidente la necessità di un’assoluta uguaglianza di diritti per tutti gli alunni disabili, qualunque sia la scuola frequentata. Eppure si è ancora incapaci di garantire tale diritto, rimediando a un’ingiustizia che colpisce famiglie particolarmente fragili.

Mettiamoci nei panni di un genitore che si sente dire dalla scuola pubblica paritaria, che vorrebbe accogliere suo figlio, ma che non sa come pagare il docente di sostegno, perché ha già altri disabili gravi, a cui essa provvede direttamente alzando il tetto del proprio indebitamento, oppure affidandosi alla provvidenza. Che farà quel padre, che non può – e non deve – pagare 30.000 euro annui per 5 anni? Forse insisterà? Oppure rinuncerà al suo diritto costituzionale di scegliere l’educazione per il proprio figlio e lo iscriverà in una scuola che mai avrebbe desiderato?

APPELLO A BUSSETTI

Al ministro Bussetti, attento al diritto dei più deboli come ha dimostrato negli anni di servizio a Milano, deve stare a cuore che siano puntualmente applicati i principi di rispetto e tutela pronunciati: 

a) dall’art. 3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”; 

b) dalla L. n. 62/2000, che prevede, tra i requisiti per il riconoscimento della parità, “l’applicazione delle norme vigenti in materia d’inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio”;

c) dalla L. n. 67/2006 sulla non discriminazione per una tutela rapida del diritto allo studio degli alunni con disabilità. Da essa si evince che “il costo dell’insegnamento di sostegno è posto a carico dello Stato e giammai potrebbe essere posto dagli istituti scolastici paritari a carico dei genitori degli alunni portatori di handicap”. 

Giorgio Zucchelli
Fidae Lombardia
presidente Fondazione Manziana – Crema