FRANCESCO CONTE RINUNCIA. Mattarella duro in tv. Convoca Cottarelli

Domenica convulsa che si è conclusa con un colpo di scena, abbastanza prevedibile: la rinuncia all’incarico di formare il nuovo governo da parte del presidente designato Giuseppe Conte. L’intransigenza di Lega e Cinquestelle sul nome del dott. Savona all’Economia che Mattarella non voleva per difendere ‘l’Italia nell’euro’, e il rifiuto da parte dei due partiti della proposta dello stesso Mattarella di ingaggiare il vice di Salvini Giancarlo Giorgetti (sarebbe stato l’asso nella manica), ha fatto saltare il tavolo. Durissimo l’intervento del Capo dello Stato in diretta televisiva (lo riportiamo integralmente sotto).

Pochi minuti dopo, la convocazione per domani – lunedì – al Colle l’economista Carlo Cottarelli. Avrà l’incarico riformare il cosiddetto “governo del presidente”.

Durissime le reazioni dei Cinque Stelle e della Lega. Minacce della messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica. Siamo arrivati a livelli molto preoccupanti!

Non si può che essere dalla parte del presidente Mattarella: il Capo dello Stato non può venir condizionato dai partiti nelle scelte dei ministri che spettano a lui e al presidente designato.

Interessante la dichiarazione di Matteo Renzi: “Salvini non voleva governare: ha fatto promesse irrealizzabili, ha paura delle sue bugie, altro che Flat Tax e Fornero. E quindi ha usato l’alibi di un ministro per far saltare tutto: vecchio stile leghista.”

“Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico. Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell’interesse della nostra comunità nazionale”. È questo il passaggio cruciale della dichiarazione che il Presidente della Repubblica ha pronunciato domenica sera al termine del colloquio con Giuseppe Conte. Poco prima il presidente incaricato aveva sciolto in senso negativo la riserva e aveva rimesso il mandato. Nel suo discorso il Capo dello Stato ha ripercorso tutti i passaggi della crisi, documentando rigorosamente di aver “agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo”. Tentativo fallito per l’“indisponibilità” di M5S e Lega a indicare un altro personaggio – rispetto a Paolo Savona – per il dicastero dell’Economia, così come richiesto da Mattarella che pure, per tutti gli altri ministeri, aveva condiviso le proposte del presidente incaricato. Una sollecitazione che il Capo dello Stato aveva rivolto esercitando il ruolo che gli viene attribuito espressamente dall’art.92 della Costituzione. “In questo caso – ha sottolineato – il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni”. La preoccupazione per il ministero dell’Economia è evidentemente dovuta alle incertezze sulla posizione relativa all’euro, che “ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri” con immediate conseguenze sui mercati internazionali, configurando “rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane”.

IL DISCORSO DI MATTARELLA

“Dopo aver sperimentato nei primi due mesi tutte le possibili soluzioni, si è manifestata una maggioranza parlamentare tra Lega e Cinque Stelle, che pur contrapposti alle elezioni hanno raggiunto una intesa dopo un ampio confronto programmatico. Ne ho agevolato in ogni modo il tentativo di dar vita a un governo, ho atteso tempi da loro richiesti e per farli approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche. Ho accolto la proposta per l’incarico del presidente del Consiglio pur superando la perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento ed ho accompagnato con piena attenzione il lavoro per formare il governo.

Nessuno può affermare che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene chiamato del cambiamento. Al contrario ho accompagnato questo tentativo come del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare nel rispetto delle regole della Costituzione.

“Avevo fatto presente ai rappresentati dei due partiti e al presidente incaricato senza riceverne obiezioni, che su alcuni ministeri avrei esercitato una attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere. Questo pomeriggio il professor Conte, che apprezzo e ringrazio, mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina che come dispone la Costituzione io devo firmare assumendone la responsabilità istituzionale. In questo caso il presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia che non ha mai subito né può subire limitazioni. Ho accettato tutte le proposte di ministri tranne quella del Ministro per l’Economia. La designazione del ministro dell’ Economia costituisce sempre un messaggio immediato di fiducia o di allarme per gli operatori finanziari. Ho chiesto per quel ministero l’indicazione di un autorevole esponente di quella maggioranza, coerente con l’accordo di programma, un esponente che al di là della stima e della considerazione della persona non sia visto come sostenitore di una linea più volte manifestata che potrebbe portare probabilmente o inevitabilmente alla fuoriuscita dell’Italia dall’Euro, cosa ben diversa da una atteggiamento vigoroso nell’Ue per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano. A fronte di questa mia sollecitazione ho registrato con rammarico una indisponibilità a ogni altra soluzione e il presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.

L’incertezza della posizione italiana nell’Euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri che hanno investito nei nostri Titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità dello Stato per nuovi interventi sociali. Le perdite della Borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito, e configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri cittadini e della famiglie italiane. Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi dei mutui e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando prima dell’Unione monetaria europea, i tassi sui mutui sfioravano il 20%. E’ mio dovere nello svolgere il compito di nomina dei ministri che mi affida la Costituzione, essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani. In questo modo si riafferma concretamente la sovranità italiana, mentre vanno respinti al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia apparsi sulla stampa di un Paese europeo. L’Italia è un Paese fondatore dell’Ue e ne è protagonista.

“Non faccio le affermazione di stasera a cuor leggero anche perché ho fatto ogni sforzo possibile per far nascere un governo politico. Nel fare questa affermazioni antepongo a tutto la difesa della Costituzione e dell’interesse della Comunità nazionale. Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani. Se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento anche perché è un tema che non è stato in primo piano nella recente campagna elettorale. Sono stato informato della richiesta di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere doverosamente sulla base di quello che avverrà in Parlamento. Nelle prossime ore assumerò una iniziativa”.