PIACENZA: cupole affrescate, codici miniati e un pittore genovese

Fino all’erezione della Diocesi di Crema nel 1580, le parrocchie cittadine entro le mura medievali e quelle sulla riva destra del Serio dipendevano dalla Diocesi di Piacenza. È pertanto un’opportunità da non perdere per conoscere meglio la nostra prima cattedrale, quella offerta dalla mostra I Misteri della Cattedrale. Meraviglie nel labirinto del sapere, curata dall’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Piacenza – Bobbio (il catalogo, edito da Skira, è disponibile presso la Libreria Cremasca). Fino al 7 luglio è possibile visitare l’archivio capitolare con le affascinanti scaffalature settecentesche a scomparti segreti, ammirare documenti e codici miniati dal IX al XV secolo con prestiti dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, dall’Archivio Capitolare di Sant’Antonino, dall’Archivio Storico Diocesano di Piacenza – Bobbio, dall’Archivio di Stato di Piacenza e dalla Biblioteca Passerini Landi. Fra tutti spiccano il Salterio di Angilberga (pergamena purpurea con scritte in oro e argento, anno 827) e il Libro del Maestro (grande codice miniato del XII secolo).

Le sorprese non finiscono qui perché il percorso di visita del rinnovato Kronos – Museo della Cattedrale, prevede la salita alla cupola affrescata nel Seicento da Pier Francesco Mazzucchelli, detto il Morazzone, e Guercino, passando per i sottotetti con affacci mozzafiato sull’interno della chiesa e sul panorama della città.

SANTA MARIA DI CAMPAGNA

Fino al 10 giugno è possibile salire anche sulla cupola del santuario di Santa Maria di Campagna per ammirare da vicino gli affreschi realizzati da Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone (Pordenone, 1484 circa – Ferrara, 14 gennaio 1539) tra il 1530 e il 1532. Il pittore, già attivo nel Duomo di Cremona fra il 1520-22 con un ciclo di dipinti che scuotono lo spettatore mostrando l’aberrante violenza di cui l’uomo è capace e rompendo l’illusione dello spazio pittorico, assume un decennio dopo a Piacenza uno stile più pacato ispirato al manierismo mitologico e dalle figure aggraziate e allungate di Parmigianino.

PALAZZO GALLI

Infine in Palazzo Galli (via Mazzini, 11), sempre fino al 10 giugno è possibile visitare la mostra Genovesino e Piacenza, a cura di Francesco Franci, Marco Tanzi e Valerio Guazzoni (catalogo Officina Libraria, disponibile presso la Libreria Cremasca). La piccola esposizione, 16 opere, si pone come completamento della rassegna dedicata al pittore Luigi Miradori, detto il Genovesino (Genova?, 1605 circa – Cremona, 1657), tenutasi a Cremona dal 6 ottobre 2017 al 4 febbraio 2018. Gli stessi curatori della mostra cremonese infatti, indagano i rapporti di Genovesino con la città di Piacenza dove risiedette dal 1632 al 1635 prima di stabilirsi a Cremona, pur continuando a produrre dipinti per committenti piacentini.

a cura della Libreria Cremasca