LA SAGRA DEL MARZALE

Il Coro Armonia con il parroco don Gino Mussi, dopo la celebrazione della Messa di questa mattina

Oggi è la sacra del Marzale. In realtà è iniziata fin da ieri con il Rosario alle 17.30 e la Santa Messa alle ore 18.00. Questa Mattina, la Messa Solenne alle ore 10.30, celebrata da don Giorgio Zucchelli, accompagnata dal Coro Armonia di Credera e Moscazzano, diretto dal maestro Luca Tommaseo.

Oggi alle 15.30 il Rosario e alla 18.00 la seconda Messa al Santuario. Per l’intera giornata sul piazzale sono allestite bancarelle e, nello spazio verde dietro il santuario, un’area ristoro. Si terrà anche una pesca di beneficenza.

L’APPARIZIONE

Le origini del santuario del Marzale risalgono alla prima metà del secolo XI: venne infatti fondato da Vinizone dei conti di Rivoltella. La tradizione popolare afferma che presso il santuario del Marzale è avvenuta anche un’apparizione della Madonna. Una piccola cappella, posta un mezzo al bosco, al fondo della scala santa del santuario stesso, la ricorderebbe. Al suo interno, un affresco popolare (sec. XVIII) raffigura la Vergine  che appare a una povera ragazza che accudisce alle oche.

Don Giorgio nella celebrazione eucaristica ha ricordato anche la pce del 1202. A buon diritto questo santuario potrebbe esseree chiamato “Santuario della Pace” di cui ancora oggi c’è tanto bisogno; e ha citato le situazioni di conflitto che ancora esistono proprio nelle terre dove visse Gesù.

LA PACE DEL 1202

Nel XII secolo il santuario divenne testimone delle vicende dell’età comunale e delle battaglie tra le alleate Milano e Crema contro Cremona. I contrasti tra questi Comuni furono generati dal fatto che la contessa Matilde di Canossa, il 1° gennaio 1098, cedette, a titolo di beneficio comitale, Crema, già libero Comune, e l’Insula Fulcheria al Comune di Cremona, incorporandole nel suo territrio.

I cremaschi non accettarono tale sottomissione che li privava della libertà e, appoggiati dal Comune di Milano, diedero il via a una lunga serie di battaglie che insanguinarono l’intero secolo XII. Nel 1110 Cremaschi e Milanesi vinsero a Bressanoro; il 26.8.1113 i Cremonesi devastarono Crema; nel 1129 i cremaschi si ribellarono alla giurisdizione del vescovo di Cremona e nel 1130 i cremonesi invasero ancora il territorio cremasco, ricacciati dai milanesi. Chiesero allora aiuto a Lotario che assediò Crema nel 1132, ma i cremaschi si difesero strenuamente fino a farlo desistere. Riprese le ostilità, i cremonesi furono sconfitti alla Motta (Ripalta Arpina) il 5.6.1139 (esiste ancora un sacello che ne ricorda il massacro). Nel 1159-60 avvenne il celeberrimo assedio di Crema da parte del Barbarossa alleato dei Cremonesi; i Cremaschi si rifecero all’Albera (Salvirola) nel settembre del 1195 e poi a Castelleone nel 1197.

Nel 1202 si riprese la guerra. E in questa occasione avvenne l’episodio saliente della storia del Marzale, quando, il 21-22 ottobre, i Cremonesi – desiderosi di rifarsi della sconfitta subìta a Castelleone cinque anni prima e per costringere i cremaschi a cedere l’intera Insula Fulcheria – attaccarono di nuovo. Avevano già oltrepassato il confine segnato dal santuario, con l’alleanza cremasca-milanese-lodigiana pronta alla battaglia sul fronte opposto. Dopo due giorni di difficili e laboriose trattative si arrivò alla tregua e, infine, alla pace. È la cosiddetta “tregua del Marzale” che portò al giuramento di pace per ben cinque anni tra le fazioni nemiche.

Di tale giuramento possediamo il testo: “Nell’anno dell’Incarnazione del Signore 1202 – recita – il giorno 21 ottobre, nei campi presso la chiesa di Santa Maria del Marzale”, grazie alla mediazione del podestà di Brescia Guercio Tempesta e di un certo signore Boccaccio di Manerbio, alla presenza di otto testimoni e dei Consoli e Podestà di Milano, Lodi, Crema e Cremona, firmarono la pace 23 milanesi, due lodigiani, quattro cremaschi (Benzone Benzoni, Bertramo da Crespiatica, Gerardo Civerchio e Giovanbello de’ Grassi) da una parte e 22 cremonesi d’altra: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Milanesi, Lodigiani e Cremaschi giurarono di fare una tregua con i Cremonesi e i loro alleati, riguardo alle persone e agli averi, fino alla festa di San Pietro in giugno, e da quella festa per altri cinque anni.”

Il giuramento prevedeva la liberazione dei prigionieri, la restituzione di bottini di guerra, disposizioni per eventuali violazioni dei patti o modifiche introdotte negli accordi.