IL VESCOVO DANIELE CELEBRA LA PASSIONE

Liturgia della Croce, questo pomeriggio alle 18.30 in cattedrale, presieduta dal vescovo mons. Daniele Gianotti.

Un’antica tradizione del Venerdì Santo nella quale i fedeli ricordano e rivivono la passione e morte del Signore Gesù in tre momenti: l’ascolto della Parola di Dio, l’adorazione della Croce, la comunione eucaristica con il pane consacrato nella giornata di eri, Giovedì santo.

Ha scandito questi tre momenti anche il Vescovo in Cattedrale, vestito con gli abiti liturgici di color rosso a richiamo del martirio di Cristo, affiancato dal parroco don Emilio, da alcuni canonici e con la guida di don Angelo Lameri.

Appena entrato in chiesa s’è disteso a terra sul pavimento del presbiterio in segno di dolore per la morte di Gesù. Profondo il silenzio nell’intera cattedrale.

Poi si è immediatamente proclamata la parola di Dio.  In questa liturgia del Venerdì Santo, viene letta la Passione secondo il Vangelo di San Giovanni. Hanno letto la Parola don Emilio, nelle vesti di Gesù, e due seminaristi, uno nelle vesti del cronista, l’altro della cosiddetta “sinagoga”.

Dopo la lettura della Passione, il commento del vescovo Daniele: “Mi ha colpito – ha detto – la precisione e l’insistenza con la quale l’evangelista menziona i luoghi delle varie vicende raccontate. Una sorta di documentazione storica, anche se questo non basta, perché viene chiamata in causa la fede.”

Ed ha elencato questi luoghi: innanzitutto il giardino dove Gesù si trovava spesso con i suoi, che da luogo dell’amicizia è diventato il luogo del tradimento; la casa del sommo sacerdote che rappresenta il popolo di Israele al quale Gesù è stato mandato: questo è il luogo del rifiuto.

Terzo, il pretorio di Pilato, luogo pagano dove gli ebrei non volevano nemmeno entrare: qui il malfattore e il prigioniero si rivela come re!

Poi il Golgota, il luogo dell’innalzamento del Signore sulla croce, dove alziamo lo sguardo a colui che è stato crocifisso. È lì dove Dio prepara la nuova creazione con il sacrificio del suo figlio. E così si ritorna nel giardino dell’umanità nuova: la Pasqua di Gesù fa rinascere il sogno di una creazione nuova e di una umanità redenta.

La liturgia è continuata con una lunga preghiera comunitaria per le necessità della Chiesa e del mondo, seguita  – come si diceva – dall’adorazione della croce. Il Crocifisso è stato portato sul presbiterio, coperto da un drappo viola che il vescovo ha tolto in tre momenti, cantando: “Ecco il legno della croce” e ricevendo la risposta dell’assemblea. “Venite adoriamo!”.

Il celebrante ha poi baciato la croce per primo, l’hanno seguito i canonici e i sacerdoti e infine tutti i fedeli.

Nell’ultima parte della liturgia, il pane eucaristico riposto ieri sera in un altare laterale addobbato (il cosiddetto “sepolcro”) è stato portato sull’altare: dopo il Padre Nostro il vescovo si è comunicato (nel giorno del Venerdì santo non si celebrano Messe di sorta) e ha comunicato tutti i fedeli presenti.

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