IL NONNO ATTILIO DI BOLZONE E IL CLAN ‘DAI BETINEI’

Per chi, fino verso gli anni ’80, veniva da Capergnanica a Bolzone per la vecchia strada interpoderale, la prima grande cascina che incontrava alla sua sinistra era quella dei Bettinelli.

“Grande” perchè comprendeva, oltre all’orto e a un enorme cortile rettangolare, la stalla, il posto per gli atrezzi agricoli, il portico e l’abitazione. E grande perchè numerosa era la famiglia che vi abitava: 10 figli – non certo una novità per quei tempi.

La novità, però, stava in alcune caratteristiche di questa famiglia patriarcale, a cominciare dal nome con cui era stata battezzata in paese: il Vaticano! Come mai una così pregevole intitolazione?! Soprannome ironico, come si faceva nei paesi con le scurmagne non sempre delicate, o altro? La verità che ho conosciuto recentemente dai cugini è stata un vero onore. Mi è stato detto, infatti, che il capofamiglia, il nonno Attilio, pur facendo come primo lavoro semplicemente “lo stradino”, aveva fama di tale saggezza e intelligenza da essere spesso consultato dalla gente del paese per ogni decisione o problema. Lui sapeva ascoltare, pesare i pro e i contro, possedeva un vocabolario, leggeva ogni giorno il giornale ed era un papà tanto disponibile che lo si vedeva spesso in giro con alcuni dei suoi marmocchi intorno, raccontando storie.

Era anche un marito invidiabile dal momento che spesso si alzava lui alla mattina presto a preparare la colazione per la nidiata, così la moglie poteva riposare un po’ di più.

Non ho avuto la gioia di conoscere nonna Giuseppina morta giovane, mentre ricordo nitidamente nonno Attilio, ormai anziano, seduto sotto il portico e circondato da tante attenzioni e da grande benevolenza, come pure mi è rimasto impresso nel cuore l’elogio sulla sua tomba a Bolzone: Nel pensiero della presenza di Dio compì ogni sua azione.

Con una brava mamma e un padre così, la famiglia cresceva serena, armoniosa e aperta. Infatti, il portico e il cortile dei Bétinèi è stato a lungo vivace centro di incontro e di intrattenimento, in un tempo in cui non c’erano altre distrazioni. Lì si facevano commedie, sacre rappresentazioni, musiche e canti, perchè tra i fratelli e i cugini c’erano suonatori e belle voci baritonali e pure tra le sorelle c’erano voci di contralto. Quanto mi rammarico di avere così poco materiale per documentare! Solidali tra loro e intraprendenti anche durante la lunga guerra, i 10 fratelli si sono poi divisi, formando tante famiglie che tornavano, però, spesso a incontrarsi nella grande cascina di Bolzone, anche quando nonno Attilio non c’era più.

Alcuni cugini, poi, ricordano la sofferenza dei loro genitori quando da bambini litigavano e si sentivano dire:” Noter an casa siom an tance, ma ghem mai mai tacat lite!” Sarà proprio stato vero?! Eppure, anche un estraneo, il poeta dialettale cremasco Ottomano Miglioli, ha potuto dichiararlo, come dice in questa poesia dell’agosto 1981.

AL CLAN DAI BETINEI

Se i ma diss: ma quanti iè?
Me respunde: cara zent,
lé bis(eo)gna fa ‘n censiment,
lé l’è ‘n arca da Nué!

La ma par ‘na furmighera.
Sa la troa matina e sera:
a Lenz(eo)m e ‘n val Concei
sa spantèga i Bétinèi.

Da per t(eo)t iè spantegat,
‘nfina al Cairo iè riat.
Milà, Crèma, val Concei…
Da per t(eo)t ghè Bétinéi.

Specialisti per le pocie
che sa furma al gioc da bocie:
an t(oe)cc i post o quest o quel
te ta troet an Bétinèl.

Ma da quel che sa ricòrde
lur iè sèmpre ‘ndat d’acòrde:
quèsto sé l’è pròpe bèl
e ‘l fa unur a ‘n Bétinèl!

Da oltre 40 anni cugini primi e secondi passano insieme l’estate in Val Concei, sul Trentino, ma…oggi, purtroppo, la grande cascina dei Bettinelli a Bolzone non c’è più, sostituita com’è da nuovi anonimi appartamenti e io penso che con essa se ne sia andato anche un pezzo della parte più genuina della nostra cultura popolare.

E inoltre, solo 2 anni fa, vicino ai 103 anni, se n’è andato anche l’ultimo della grande famiglia, mio padre Costantino.

E’ in sua memoria che ho scritto: per lui che ha consegnato a me con orgoglio il vocabolario di suo padre (1879) e in casa, ben in vista, ha sempre voluto le foto dei suoi fratelli e dei suoi genitori. Ho scritto anche per i numerosi pronipoti e, perchè no?, per tanti giovani che, pur proiettati verso una società 4.0 , devono almeno provare a tuffarsi nei ricordi delle generazioni precedenti, sicuri di trovare piacevoli sorprese, luci non fallaci e compagni di viaggio mai fuori moda.
                                       Madre Silvana Bettinelli