ESERCIZI SPIRITUALI – Terza serata, Conoscere Cristo… con la stessa carità

Terzo e ultimo appuntamento degli esercizi spirituali, questa sera alle ore 21 in cattedrale, guidati dal vescovo mons. Daniele Gianotti. Il tema, Conoscere Gesù Cristo, con un medesimo sentire e con la stessa carità.

LA COMUNITÀ DEI CORINZI

Dopo il canto del salmo è stata proclamato il brano della prima lettera ai Corinzi nel quale l’apostolo Paolo affronta la questione della celebrazione della cena del Signore. Ricordando l’antica tradizione sull’istituzione dell’Eucaristia, chiede ai Corinzi di pensare con serietà a ciò che fanno, quando celebrano la Cena del Signore e partecipano del suo corpo e del suo sangue: le divisioni all’interno della comunità e il disprezzo per il povero umiliano la Chiesa e fanno vedere in tutta la sua gravità il rischio che nasce dal mangiare il Pane e bere al Calice senza riconoscere il “corpo del Signore” nel fratello.

CRISTO HA ABBATTUTO LE BARRIERE

Il vescovo, nei suoi due interventi, ha spiegato: “Solo dopo la Pasqua possiamo conoscere veramente Cristo, che porta sempre in sè i segni della passione, lui, rigettato dagli uomini ma scelto da Dio come pietra d’angolo della nuova umanità. Vediamo in lui colui che ha abbattuto le barriere delle esclusioni, come dice san Paolo nelle sue lettere: Egli ha abbattuto il muro di separazione; non c’è più né maschio né femmina, né giudeo né greco, né schiavo né libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

Nasce cioè una nuova umanità con l’abbattimento delle barriere.”

I primi cristiani – di fatto – hanno vissuto un’esperienza di non-discriminazione. Il vescovo ha ricordato, al proposito, quando Pietro fu testimone della discesa dello  Spirito su alcuni pagani. Gli rimproverano di aver superato barriere invalicabili, risponde che Dio stesso gli ha detto di non fare discriminazioni e lo ripeterà al concilio di Gerusalemme.

“Noi oggi non sentiamo la questione con lo stesso peso, ha continuato mons. Gianotti. Perché tutti i problemi di discriminazione sono superati? O perché lasciamo troppo facilmente da parte le conseguenze che possiamo chiamare ‘sociali’ del dono che ci è dato in Gesù Cristo?

Conoscere il Cristo – ha spiegato – è creare la comunità cristiana come luogo della non discriminazione. Lo si vede anche al primo annuncio della risurrezione fatto da Pietro: si costituì subito una comunità dove tutti i credenti stavano insieme e dividevano le loro sostanze tra loro. Conoscere Gesù nella sua Pasqua significa dunque conoscere un Dio che non esclude, il volto di un Dio che sta dalla parte di coloro che il mondo scarta: che crea la comunità senza discriminazioni, perché in Cristo si rivela come un Dio della conciliazione, che unisce ciò che prima era diviso. Le comunità cristiane se non voglio diventare luoghi di discriminazioni devono discernere il corpo del Signore; devono imparare a ri-conoscere Cristo nel suo corpo che è la Chiesa.”

LE PAROLE DEL PAPA

Alla riflessione del vescovo Daniele è seguita la lettura di un brano del messaggio per il Regina Coeli di papa Francesco del 18 maggio 2014. Con il suo linguaggio plastico e diretto papa Francesco prendendo spunto da un fatto descritto negli Atti degli Apostoli dove vengono messi in luce i primi contrasti e dissensi all’interno della comunità cristiana, esorta a tenere in giusta considerazione le incomprensioni e i malcontenti che possono lacerare le nostre comunità. Lo stile che suggerisce è quello di poterne parlare con delicatezza e franchezza. È la consapevolezza reciproca della difficoltà il primo passaggio fondamentale per una ripresa condivisa e costruttiva.

UN’EUCARESTIA ACCOGLIENTE

Ed ecco la seconda parte della riflessione di mons. Gianotti.

“Fin dall’inizio i credenti hanno capito che il luogo centrale tra mistero pasquale e comunità cristiane era la celebrazione dell’Eucarestia. Erano comunità raccolte attorno alla tavola: si pensi ai discepoli di Emmaus, alle apparizione di Gesù dopo la risurrezione. Gesù consegna l’Eucarestia ai suoi – ha sottolineato il vescovo – perché capiscano il senso della sua passione e morte come donazione di sè in obbedienza al Padre: corpo donato e sangue versato. L’Eucarestia fa capire che tutta la sua vita è stato un dono salvifico d’amore di Dio. La risposta di Dio al peccato è la fedeltà dell’amore che si dona. Chi celebra l’Eucarestia celebra questo, accoglie Cristo che ha accolto in unità Israele e tutti i popoli dispersi.”

Dato che Gesù ha istituito l’Eucarestia nel contesto di una cena, le prime comunità hanno celebrato l’Eucarestia nell’ambito di una cena, di un trovarsi a tavola insieme, per condividere la stessa vita. “Ma – si è chiesto mons. Gianotti – quando la tavola per i cristiani diventa luogo di divisione cosa succede? Paolo critica in modo molto duro le divisioni tra i Corinti: non posso lodarvi! Il trovarsi insieme dovrebbe farvi diventare un cuore solo e un’anima sola. Invece avviene il contrario. E san Paolo fa seguire ai rimproveri il racconto dell’istituzione dell’Eucarestia proprio per mostrare lo stridente contrasto tra le divisioni della comunità con quanto ha fatto il Signore. L’apostolo è preoccupato perché i cristiani non sanno riconoscere il Cristo nel fratello. Una comunità che emargina è una comunità che non sa discernere, non conosce veramente Cristo.”

Mons. Gianotti ha concluso richiamando la Pasqua ormai vicina: “Nella celebrazione della prossima Pasqua saremo come i discepoli della prima ora: Gesù ci aprirà gli occhi per riconoscerlo nel suo amore e per riconoscerlo anche negli altri.”