Non dirmi che hai paura

Recentemente a scuola abbiamo parlato di un libro, Non dirmi che hai paura di Giuseppe Cattozzella. Di questo romanzo mi ha colpito il viaggio che Samia, una ragazza somala nata a Mogadiscio nel 1991 intraprende all’età di 21 anni. Il suo viaggio è consistito nel passare dal Sudan, attraversare il Sahara, arrivare a Tripoli e infine trovarsi nel Mar Mediterraneo.

COME SAMIA TANTISSIMI ALTRI

Il viaggio che Samia Usuf Omar ha fatto lo fanno in molti. Proviamo a metterci nei loro panni: abitiamo in una città, siamo poveri, cerchiamo un lavoro che altre migliaia di persone stanno cercando, i soldi a casa sono pochi e il cibo scarseggia. Un giorno scoppia la guerra nel nostro Stato, oppure dato che il nostro Stato e la nostra città sono influenzati da gruppi di integralisti, spesso in contrasto , abbiamo delle severe regole da rispettare e se non eseguiamo gli ordini o veniamo uccisi o veniamo bastonati, picchiati. Una vita di schiavitù, di sofferenza, ma sopratutto il fatto di essere “intrappolato”.

DI FRONTE ALLA SCELTA

A questo punto hai due scelte: o rimani o cerchi di fuggire in un altro Stato per iniziare una nuova vita. Così decidi di iniziare una nuova vita e giustamente vorresti iniziarla con le persone che ti sono sempre state accanto, ma non puoi, perché non hai i soldi per pagare il viaggio a tutti e allora è lì che devi fare promesse ai tuoi cari, promesse che forse non verranno mantenute, non per colpa tua. Quindi decidi di lasciare tutto e di portare sulle tue spalle il peso delle promesse fatte a tutti.

UN VIAGGIO COME POCHI ALTRI

Parti per il viaggio, il Viaggio con la maiuscola, è molto costoso perché gli scafisti ti chiedono soldi su soldi per arrivare dove vuoi, anche se il prezzo equo del percorso dovrebbe essere un altro, senza contare il fatto che non si fa un viaggio di lusso, ma si sta tutti ammassati e quasi si respira a turno. Non porti nulla con te, tranne quello che sei e la paura è l’emozione che senti di più e, a volte, anche la rabbia, che però non puoi permetterti di esprimere. A volte non sai più neanche chi sei.
Cinque, sei, sette lunghi mesi o addirittura anni per arrivare alla meta: tutti passati a vivere su una macchina o dentro a un container, a mangiare e bere lo stretto indispensabile, a continuare a eseguire ordini. Durante il viaggio cambi mezzi di trasporto molto frequentemente e vedi cose tremende, cose che pensi che un essere umano non riesca a fare, perché è un essere umano, e invece ti sorprendi di quello che accade davanti a te. Senza parlare delle persone che stanno male in continuazione, di quelle che continuano a parlare o che piangono.

DIFFIDENZA E INTOLLERANZA

Quando poi arrivi alla meta ti senti libero, libero da tutto quello che ti teneva imprigionato, e felice per essere riuscito ad affrontarlo. Ma poi ti accorgi che ti devi scontrare con la diffidenza e l’intolleranza di tante persone, agli occhi delle quali appari soltanto come un “approfittatore”, senza sapere quello che hai passato.
È vero sono tempi di crisi in tutto il mondo, siamo diffidenti perché abbiamo paura, ma se fossimo tutti più solidali tra di noi si vivrebbe molto meglio.

Marzia, I Liceo Scientifico