Crema – Ospedale Maggiore: vertenza buoni pasto, torna lo “stato di agitazione”

L'Ospedale Maggiore di Crema

Torna, dopo la “mediazione” tentata in Prefettura, lo “stato di agitazione” all’Ospedale Maggiore di Crema. Non si placa, quindi, la vertenza dei buoni pasto, causa di uno scontro all’interno della struttura ospedaliera che si trascina da diverse settimane. E che ora potrebbe sfociare addirittura in uno sciopero.

La denuncia, ricordiamo, arriva dalle sigle sindacali e da larghissima parte dei dipendenti, che criticano la mancata concessione, da parte dell’Azienda, del buono mensa sostitutivo che consentirebbe, a quanti non utilizzano il ticket per il pasto nei locali convenzionati, di cumularlo e sfruttarlo alternativamente. Ricordiamo che il valore di un buono pasto è di 7 euro. “I sindacati – recita il comunicato diffuso a inizio vertenza – da anni chiedono modifiche al regolamento per l’accesso al servizio sostitutivo della mensa. L’attuale è troppo restrittivo e non mette in condizione i lavoratori ad accedervi, anzi il più delle volte li vede costretti a rinunciare al pasto a causa dei paletti messi dall’Azienda Ospedaliera. L’impossibilità di effettuare l’asporto, l’accesso al servizio solo in determinate e ristrette fasce orarie, l’orario dei turni o la tipologia di servizio in cui si lavora, che non può avere interruzioni, sono tutti fattori che impediscono al personale l’uso dei buoni pasto”. Secondo i Sindacati, “l’Azienda Ospedaliera continua ad accanirsi contro i suoi dipendenti, rendendo loro la vita difficile con regolamenti contorti”.

Attualmente, rilevavano ancora le sigle sindacali, “su circa 950 lavoratori in servizio giornalmente, con diritto al pasto, solo il 30% circa riesce a usufruirne; il restante 70% non è messo nelle condizioni di accedervi agevolmente e parliamo di quasi la totalità del personale sanitario, infermieri e Oss. Queste persone sono ‘costrette’ a un ingente aggravio economico”. L’attuale situazione, scrivono i Sindacati, “ha permesso all’Azienda di storicizzare un costo annuo a bilancio per l’accesso alla mensa pari a circa 500.000 euro. Qualora invece tutto il personale usufruisse del diritto alla fruizione del buono pasto per i giorni lavorati, l’Azienda si troverebbe nella condizione di dover far fronte a un aggravio di spesa di circa un milione di euro”. Il milione di euro in più da inserire a bilancio dovrebbe essere approvato da Regione Lombardia.

Dopo le parole dei Sindacati, il dottor Luigi Ablondi, direttore generale dell’Asst Ospedale Maggiore di Crema, aveva replicato: “La normativa contrattuale prevede che il diritto al servizio mensa può essere svolto internamente all’ospedale oppure in forma ‘diffusa’ convenzionando, ed è questo da anni e anni il nostro caso, degli esercizi di ristorazione (da noi una decina). La Legge 122 dell’agosto 2017 disciplina il servizio sostitutivo di mensa: questo va però attivato dove non c’è un servizio. Nella nostra Azienda c’è e ogni dipendente ha un bedg da usare presso gli esercenti convenzionati. L’eventuale servizio sostitutivo prevede l’uso di ticket restaurant che, dice la normativa, possono essere usati ovunque e cumulabili fino a otto. Da usare, ovviamente, solo per mangiare…”. Il direttore generale rilevava che oggi “circa il 35% del personale usufruisce del servizio nei luoghi convenzionati: è la stessa percentuale dell’ospedale di Cremona, dove c’è una mensa interna… A Crema, chi vuole mangiare lo può fare tranquillamente. La Regione fa i suoi conti e non penso voglia creare precedenti… Per quanto riguarda i Sindacati, per essere accolte le loro richieste devono essere, e questo lo sottolineo, legittime e sostenibili”.

Dopo l’incontro in Prefettura, dove le parti non si sono spostate dalle rispettive posizioni, nella giornata di mercoledì 28 febbraio una settantina di dipendenti dell’Ospedale Maggiore hanno partecipato, in Sala Polenghi, all’assembela con i Sindacati: le richieste sono state ribadite in toto, prima tra tutte l’applicazione della Legge 122. La possibilità, ventilata dal dottor Ablondi, di costruire una mensa interna all’ospedale è stata accolta tiepidamente: ci vorrebbe comunque molto tempo e, pertanto, le richieste dei dipendenti non cambiano.

Da qui, in attesa di sviluppi, la decisione dell’assemblea sindacale di ri-proclamare lo “stato di agitazione”, che potrebbe portare nei prossimi giorni anche ad alcune azioni di presidio e, addirittura, allo sciopero del personale.