OGGI LA GIORNATA PER LA VITA

Volontarie davanti alla cattedrale con le primule per la Vita

“Il Vangelo della vita è gioia per il mondo”, ci ricordano i Vescovi nel Messaggio per la 40° Giornata nazionale per la vita che si celebra OGGI. Un appuntamento prezioso per rafforzare e, in qualche caso, sviluppare quella sensibilità e attenzione alla promozione della bellezza della vita.

In tutte le parrocchie lue volontarie del Centro di Aiuto alla Vita hanno allestito punti di vendita di vasetti di primule in vista di raccogliere fondi per le attività del Centro che sostiene numerose donne in difficoltà.

Il testo del Messaggio parte con un’affermazione luminosa quanto impegnativa: “La gioia che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo; dono di Dio in quanto legato alla stessa rivelazione cristiana, compito poiché ne richiede la responsabilità”.

Quante parole potenti e dense di significato in questa frase che, parlando di vita e Vangelo, mette insieme la gioia, la testimonianza, il dono, la responsabilità. Di ciascuna di esse facciamo esperienza e le decliniamo nel nostro vivere e nell’accogliere la vita.

A ben vedere, tanto per cominciare, gioia è termine ben più forte del troppo consumato “felicità”, cui troppi invitano ad un astratto perseguimento. La gioia è un sentimento forte e travolgente, che nasce da una condivisione, quindi dalla relazione, dall’incontro. Il cuore “sobbalza” per la gioia, emozione attiva che ci coinvolge nel momento in cui facciamo qualcosa “con” e “per” qualcun altro. E ci aiuta anche, nell’epoca delle fake news, a distinguere ciò che è autentico. Infatti, non ci arriva vera gioia dal possedere cose o persone. Il possesso genera soltanto una sorta di gratificazione effimera che ci fa chiedere subito una nuova assunzione di stimolanti, un nuovo diverso possesso. È “la cultura della tristezza e dell’individualismo, che mina le basi di ogni relazione”. Invece la gioia relazionale ha di suo un elemento straordinario che non ci lascia mai svuotati o inariditi: si può donare senza perderne una goccia, anzi, già dall’atto del dono, si moltiplica. Ecco che dono e gioia vanno insieme, tenendosi per mano uno a fianco dell’altra, coppia feconda e accogliente.

Grazie alle centinaia di volontari che in tutta Italia e in tutte le Diocesi si spendono per moltiplicare le iniziative legate alla celebrazione di questa Giornata, sappiamo che dono e gioia si accompagnano sempre alla testimonianza. “Punto iniziale per testimoniare il Vangelo della vita e della gioia è vivere con cuore grato la fatica dell’esistenza umana, senza ingenuità né illusorie autoreferenzialità”, scrivono i Vescovi. E come testimoniare meglio la gioia che spartendola? Questo tesoro ben strano davvero, che tanto più si accresce quanto maggiormente si divide. Ma è un patrimonio che è dono che, a nostra volta, ci è stato trasmesso e affidato e porta in sé la categoria della responsabilità. Ora, tutti ricordano il film di animazione Kung Fu Panda. In una scena sempre molto citata e fatta “meme”, il maestro tartaruga Oogway dice all’allievo Po: “Ti preoccupi troppo per ciò che era e ciò che sarà. C’è un detto: ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama presente”. Frase suggestiva, divenuta un mantra per molti, ma che lascia invece un senso di irrisolto: a godere del qui e ora, concentrandosi sul presente, dando per lasciato il passato e non curandosi del futuro, non si costruisce nulla.

Cosa c’è di più autoreferenziale che guardare al piccolo orto chiuso del proprio oggi? Il discepolo del vero Maestro invece “mentre impara a confrontarsi continuamente con le asprezze della storia, si interroga e cerca risposte di verità”, una ricerca che non può né prescindere dalla storia né chiudere gli occhi davanti al futuro.

E allora cerchiamo con gli altri la gioia, quella autentica, quella che contagia. Perché abbiamo ancora voglia di vita e abbiamo voglia di cantare alla vita.

 

L’ATTIVITÀ DEL CENTRO DI AIUTO ALLA VITA DI CREMA

Come ogni anno, in occasione della Giornata per la Vita il Centro di Aiuto alla Vita vuole informare le tante persone amiche e tutte quelle che si sentono, in certo qual modo, partecipi dell’attività che il nostro CAV di Crema fa da oltre 40 anni.

Alcune domande poste alla presidente Rosa Rita Assandri Vailati e a un gruppo di volontarie sono il modo migliore per entrare nella conoscenza di questa Associazione che ha lo scopo di difendere la vita di ogni bambino non ancora nato ma già concepito.

Le volontarie, concretamente, come aiutano le mamme in difficoltà ? 

“Cominciamo col dire che è assolutamente necessario che ogni singola mamma venga incontrata personalmente, per sentire da lei quali sono le sue difficoltà nell’accettare la maternità. Perciò, dopo un contatto telefonico (tel. 0373 256994) che, grazie al trasferimento di chiamata può essere fatto praticamente a qualsiasi ora, la mamma viene incontrata con un appuntamento nella sede di via Civerchi 7 il martedì pomeriggio o all’ospedale (al piano terra ci sono le indicazioni) tutti i venerdì dalle 9 alle 11.”

E poi?

“Se la situazione si presenta nei primi tempi della gravidanza quando c’è il rischio di aborto volontario, insieme alla mamma (e al papà se è disponibile), le due volontarie che la incontrano cercano insieme di capire qual è veramente il suo desiderio: far nascere questo bambino? Essere aiutata a far fronte alle difficoltà economiche? Risolvere problemi all’interno della coppia? L’esperienza lo conferma, quasi sempre la mamma ha già fatto la scelta per la vita, ma ha bisogno di trovare chi la sostiene con comprensione, amicizia, aiuto concreto, utilizzando le possibilità che gli Enti possono dare subito e l’aiuto che il CAV può mettere in atto per un certo tempo dopo la nascita del bambino.”

Allora voi aiutate anche dopo la nascita? E se sì per quanto tempo?

“Certamente. A seconda delle situazioni arriviamo anche ad un anno dopo la nascita del bambino. Da alcuni anni le situazioni sono sempre più complesse; anche per questo lavoriamo, come si dice, in rete, attiviamo contatti con i Servizi Sociali dei Comuni, con il Consultorio diocesano, il Consultorio pubblico e il Consultorio K2, con la Casa di Ale. Se ci sono le condizioni richieste facciamo i passi necessari perchè le mamme e le famiglie possano accedere a quegli aiuti che la Regione o lo Stato mettono a disposizione per le mamme con basso reddito.

Ma il nostro compito non si esaurisce in questo. Dopo la nascita del bambino le mamme vengono incontrate mensilmente a gruppi prestabiliti; le volontarie non si limitano a fornire pannolini, latte, vestiti, passeggini, costruiscono rapporti di amicizia con loro che a volte durano ben oltre il tempo dell’accoglienza del CAV. Capita, per esempio, di sentirsi salutate da mamme che sono state aiutate in tempi più o meno lontani e che magari mostrano con orgoglio il figlio cresciuto.”

La Casa di Ale?

“La Casa di Ale è una struttura dove vengono accolte mamme rifugiate con i loro bambini. Sono donne arrivate in quelle condizioni, a volte terribili, che sentiamo raccontare dai mass media; a volte i bambini nascono dopo il loro arrivo. Da ormai alcuni anni forniamo il necessario a questi bambini che hanno cominciato la loro vita “in salita”. Per la verità bisogna dire che il rapporto con le ragazze ospitate alla Casa di Ale non è facile: i problemi si possono immaginare, vanno dalla lingua, alle abitudini, al loro modo di rapportarsi con il figlio. La presenza di una mediatrice culturale a volte non basta per entrare in sintonia con queste mamme. Si tocca con mano la difficoltà di chi ha vissuto situazioni drammatiche, difficilissime da superare.”

Domenica 4 febbraio è la 40a Giornata per la vita. Ha ancora senso celebrare questa Giornata?

“Certo che ha senso; ricordare che la vita umana ha un valore assoluto in ogni suo momento, quando è bella e quando è difficile, quando inizia e quando finisce, quando è ricca di soddisfazioni e quando sembra vuota di senso. Anche in questa circostanza il CAV vuole ricordare a tutti che la vita indifesa di un bambino, anche se non ancora nato, è una vita da proteggere e da aiutare.

Come dicono i Vescovi Italiani nel loro messaggio ‘solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia; una comunità che sa farsi ‘samaritana’ chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata’.” Tra le varie iniziative anche a Crema e in varie parrocchie, verranno offerte le primule come segno di speranza per chi è il più piccolo tra i piccoli; sarà un modo per molti di dare un contributo alla gioia di chi sceglie la vita.