Diocesi – Il ricordo di padre Alfredo Cremonesi nel 65° anniversario del martirio

Padre Gheddo (al centro) a Crema nel 2003. Con lui il vescovo Angelo e don Bragonzi

“Voglio ricordare padre Gheddo, recentemente scomparso. La nostra diocesi ha un debito di gratitudine nei suoi confronti: è lui, infatti, che ha attirato l’attenzione su padre Alfredo, pubblicandone anche la biografia”. Così il vescovo monsignor Daniele Gianotti, nell’intervista della scorsa settimana sul nostro giornale, alla vigilia della partenza per l’Uruguay, ha parlato del ruolo che ha avuto padre Piero Gheddo nell’avvio della Causa di beatificazione di padre Alfredo Cremonesi, il missionario cremasco ucciso in Birmania il 7 febbraio 1953.

Mercoledì prossimo 7 febbraio ricorre dunque il 65° anniversario del martirio. La diocesi di Crema ricorderà quindi padre Alfredo, ma anche padre Gheddo il quale ha avuto un ruolo fondamentale nella Causa di beatificazione del nostro missionario: a lui va il merito d’aver suggerito l’apertura del Processo e di averlo sostenuto con la sua fattiva collaborazione.
In programma, mercoledì 7 febbraio, una santa Messa che sarà celebrata in Cattedrale, alle ore 21, dal vescovo Daniele. Il giorno dopo, invece, a Roma la Positio di padre Alfredo sarà esaminata dal Congresso teologico della Congregazione delle Cause dei Santi, in quello che è un passaggio cruciale della Causa. Il cammino del Processo di beatificazione verrà illustrato, al termine della Messa di mercoledì prossimo, dalla postulatrice dottoressa Francesca Consolini e dal marito dottor Fausto Ruggeri.

Nell’attesa – che viviamo con la memoria e la preghiera – ricordiamo padre Alfredo nell’anniversario del martirio e lo facciamo evidenziando l’importante quanto significativo ruolo di padre Piero Gheddo, scomparso lo scorso 20 dicembre all’età di 88 anni. Missionario del Pime – il Pontificio Istituto Missioni Estere di cui fece parte anche padre Alfredo – dal 1952 padre Gheddo fu destinato dai superiori all’informazione missionaria, compito a cui ha dedicato tutta la sua vita fondando, tra l’altro, la Casa editrice Emi, l’Agenzia stampa Asianews e Mani Tese. È stato anche direttore di Mondo e Missione dal 1959 al 1994.

Padre Gheddo era uno dei più noti e amati padri del Pime: la sua firma compare su oltre 80 libri e su un incalcolabile numero di articoli e interventi, redatti durante un gran numero di viaggi che lo hanno portato a calcare il suolo di tutti i continenti. È stato un appassionato animatore missionario.

Ospite varie volte pure a Crema, padre Gheddo la sera di giovedì 9 ottobre 2003 presentò al Centro San Luigi – su invito dell’Ufficio Missionario Diocesano, in occasione del 50° del martirio – il libro Alfredo Cremonesi, un martire per il nostro tempo (Emi Edizioni). Con lui c’era anche la dottoressa Francesca Consolini, postulatrice della Causa, che negli anni successivi seguirà con passione e competenza tutto l’iter. Presente quella sera al San Luigi anche il vescovo monsignor Angelo Paravisi, che annunciò l’intenzione – poi ufficializzata nei mesi seguenti in vari passaggi – di avviare il processo per la Causa di beatificazione del missionario nato a Ripalta Guerina il 16 maggio 1902.

Padre Gheddo scaldò i cuori cremaschi, rilanciando – insieme all’impegno di alcuni sacerdoti, su tutti don Giuseppe Pagliari e don Federico Bragonzi – la figura e la testimonianza di padre Alfredo Cemonesi.

Padre Gheddo quella sera di 15 anni fa ripercorse i tratti salienti della vita di padre Alfredo, dalle origini guerinesi fino al martirio nel villaggio birmano. “Da subito – rilevò – padre Alfredo è stato invocato come martire, perché ha dato la vita per il suo gregge… Era stato invitato a ritirarsi da un posto molto pericoloso, ma è rimasto con la sua gente pagando con la vita”.

Il missionario cremasco un “martire per il nostro tempo”. Perché? Padre Gheddo indicò tre motivi. Il primo: “Cremonesi era un missionario santo. Il martirio è stato il dono di Dio a un uomo che era già tutto suo: preghiera, mortificazioni, dono totale al prossimo più povero e abbandonato. I santi non invecchiano mai!”.

Il secondo aspetto: “Padre Alfredo era un missionario moderno. Aveva un concetto avanzato della missione (per quei tempi): ci dice che dobbiamo sempre guardare avanti, essere aperti alle novità che lo Spirito suscita nella Chiesa, anche se disturbano la nostra pigrizia”.

Infine, il terzo aspetto evidenziato da padre Gheddo: “Era un missionario autentico, proiettato verso le tribù non cristiane per annunziare Cristo. Grande viaggiatore, percorreva lunghe distanze quasi sempre a piedi, fra guerriglieri e briganti, e si adattava a vivere come i locali, con grande spirito di sacrificio”.

Oggi, nel 65° anniversario del martirio di padre Cremonesi e a pochi mesi della scomparsa di padre Gheddo, ci pare significativo accomunare nel ricordo due grandi missionari. Nello stendere il libro-biografia, tra l’altro, padre Gheddo ha legato un particolare momento della sua vita alla vicenda del missionario cremasco, definito “un autentico campione di santità sacerdotale”. Scriveva infatti: “Nel comporre questa biografia mi sono a volte commosso fino alle lacrime. Ho sentito Cremonesi come un modello, mi sono identificato nelle sue scelte e nei suoi comportamenti, ho avvertito come esemplari le sue reazioni di fronte agli imprevisti della vita. Al termine del lavoro ho ringraziato il buon Dio che mi ha offerto, attraverso i cari amici di Crema, un ‘bagno rinfrescante’ nella santità missionaria incarnata in un mio confratello martire! Sinceramente, sono stati fra i mesi più intensi nei miei cinquant’anni di sacerdozio, aiutato anche da una grave malattia che mi ha fatto sperimentare quanto sia fragile la nostra salute: siamo legati a un filo, che in ogni istante può essere reciso. Una notte, mi sono sentito in bilico fra la vita e la morte: è una sensazione che spiritualmente fa bene. Questo mi è successo pochi mesi prima che celebrassi l’anniversario dei cinquant’anni di ordinazione sacerdotale (28 giugno 2003). Ho sentito la biografia di padre Cremonesi e il grave incidente fisico di cui ho detto come un dono di Dio per il mezzo secolo di sacerdozio; una consolazione e uno stimolo per la conversione al modello di Cristo”.

Nell’attesa di buone notizie da Roma, ricordiamo allora il sacrificio di padre Alfredo e la sua testimonianza, esprimendo allo stesso tempo gratitudine a padre Gheddo per il lavoro svolto nel recuperare la memoria di un prete cremasco, partito giovanissimo per la Birmania e mai più tornato a casa, assassinato “in odio alla fede”. Un modello di santità missionaria.