Crema – Ospedale Maggiore: buoni pasto, “stato di agitazione”

L'Ospedale Maggiore di Crema

È “stato di agitazione” all’Ospedale Maggiore di Crema, in attesa che il signor Prefetto dottoressa Paola Picciafuochi – alla quale è stata “passata la palla” per una conciliazione – analizzi la questione relativa alla vertenza dei buoni pasto, causa di uno scontro all’interno della struttura ospedaliera.

La denuncia arriva dalle sigle sindacali e da larghissima parte dei dipendenti, che criticano la mancata concessione, da parte dell’Azienda, del buono mensa sostitutivo che consentirebbe, a quanti non utilizzano il ticket per il pasto nei locali convenzionati, di cumularlo e sfruttarlo alternativamente. Ricordiamo che il valore di un buono pasto è di 7 euro.

“I sindacati – si legge nel comunicato diffuso – da anni chiedono modifiche al regolamento per l’accesso al servizio sostitutivo della mensa. L’attuale è troppo restrittivo e non mette in condizione i lavoratori ad accedervi, anzi il più delle volte li vede costretti a rinunciare al pasto a causa dei paletti messi dall’Azienda Ospedaliera. L’impossibilità di effettuare l’asporto, l’accesso al servizio solo in determinate e ristrette fasce orarie, l’orario dei turni o la tipologia di servizio in cui si lavora, che non può avere interruzioni, sono tutti fattori che impediscono al personale l’uso dei buoni pasto”. Secondo i Sindacati, “l’Azienda Ospedaliera continua ad accanirsi contro i suoi dipendenti, rendendo loro la vita difficile con regolamenti contorti”.

Attualmente, rilevano ancora le sigle sindacali, “su circa 950 lavoratori in servizio giornalmente, con diritto al pasto, solo il 30% circa riesce a usufruirne; il restante 70% non è messo nelle condizioni di accedervi agevolmente e parliamo di quasi la totalità del personale sanitario, infermieri e Oss. Queste persone sono ‘costrette’ a un ingente aggravio economico”.

L’attuale situazione, scrivono i Sindacati, “ha permesso all’Azienda di storicizzare un costo annuo a bilancio per l’accesso alla mensa pari a circa 500.000 euro. Qualora invece tutto il personale usufruisse del diritto alla fruizione del buono pasto per i giorni lavorati, l’Azienda si troverebbe nella condizione di dover far fronte a un aggravio di spesa di circa un milione di euro”. Il milione di euro in più da inserire a bilancio dovrebbe essere approvato da Regione Lombardia che probabilmente, in questo periodo con le elezioni alle porte, è in “altre faccende affacendata”…

Dopo le parole dei Sindacati, ecco la replica del dottor Luigi Ablondi, direttore generale dell’Asst Ospedale Maggiore di Crema. Un Ablondi sereno e fermo come sempre, determinato nell’applicazione delle regole. “La normativa contrattuale – spiega – prevede che il diritto al servizio mensa può essere svolto internamente all’ospedale oppure in forma ‘diffusa’ convenzionando, ed è questo da anni e anni il nostro caso, degli esercizi di ristorazione (da noi una decina). La Legge 122 dell’agosto 2017 disciplina il servizio sostitutivo di mensa: questo va però attivato dove non c’è un servizio. Nella nostra Azienda c’è e ogni dipendente ha un bedg da usare presso gli esercenti convenzionati. L’eventuale servizio sostitutivo prevede l’uso di ticket restaurant che, dice la normativa, possono essere usati ovunque e cumulabili fino a otto. Da usare, ovviamente, solo per mangiare…”.

Il Sindacato chiede ad Ablondi di passare dal servizio mensa a quello sostitutivo. Il direttore generale rileva che oggi “circa il 35% del personale usufruisce del servizio nei luoghi convenzionati: è la stessa percentuale dell’ospedale di Cremona, dove c’è una mensa interna… A Crema, chi vuole mangiare lo può fare tranquillamente”.

In attesa della conciliazione richiesta alla Prefettura, il dottor Ablondi esterna assoluta tranquillità. “La Regione fa i suoi conti e non penso voglia creare precedenti… Per quanto riguarda i Sindacati, per essere accolte le loro richieste devono essere, e questo lo sottolineo, legittime e sostenibili”.

Altrimenti, restano da battere le vie legali: se si è certi delle proprie ragioni, avanti!