Crema – Inaugurazione di Penombre. Storie e luoghi abbandonati nella Pianura Padana

Mostra a San Domenico

Oggi, alle ore 17, presso la galleria della Fondazione San Domenico, verrà inaugurata Penombre. Storie e luoghi abbandonati nella Pianura Padana: mostra di Andrea Lobbia, curata dai suoi amici Marco Matteo Giunta e Alessandro Fumagalli (nelle foto a fianco del vicepresidente della Fondazione Antonio Chessa). In esposizione, fino a domenica 11 febbraio, una cinquantina di fotografie.

LA MOSTRA: LUOGHI ABBANDONATI

Il tema è l’abbandono presente in vari luoghi, dal basso Piemonte passando per il Cremonese e il Cremasco fino al Veneto.
Lobbia precisa di non essere un fotografo professionista, ma semplicemente un appassionato di quest’arte perché, come ha affermato il vicepresidente della fondazione Chessa, la fotografia è una forma d’arte.

DA ESPERIENZA ALLA MOSTRA

“L’idea è nata per caso quando, nel 2009, girando in bici tra le campagne vicine a Rivolta d’Adda, ho scoperto un casale abbandonato. L’interno era ancora tutto arredato. È come se i proprietari se ne fossero usciti fretta e furia senza fare mai più ritorno. Da allora vado in cerca di luoghi abbandonati (e ce ne sono veramente tanti in Pianura) perché mi procurano una sensazione di pace” ha spiegato Lobbia. Giunta ha aggiunto: “Crema sarà la tappa finale di questo progetto biennale. È iniziato a Melzo dove ha ottenuto un buon successo. Si sono contate quasi 200 persone. Poi siamo andati a Treviglio dove abbiamo fatto anche una raccolta fondi che ci ha permesso di stampare manifesti e di ampliare l’esposizione aggiungendo nuove foto”.

PERCORSO DELL’ALLESTIMENTO

Il percorso sarà articolato in pannelli, divisi per temi: antichi cascinali, ville, castelli, manicomi, chiese e cimiteri. Nessun scatto di edifici industriali. Lo scopo è di mostrare luoghi particolari e sconosciuti. L’allestimento permetterà di condurre il pubblico dal generale al particolare. Il punto di partenza saranno i cascinali perché simboli dei luoghi d’origine dei tre protagonisti. Poi si passerà ai manicomi, definiti da Giunta come “il lato più commerciale della mostra” perché, per la suggestione che suscitano, catturano l’attenzione del pubblico. La mostra potrebbe far sorgere nell’osservatore una domanda: è veramente necessario recuperare questi edifici? Sì, hanno una loro storia e anche nel loro totale degrado riescono a procurare emozioni in chi li osserva.