IL PAPA IN CILE E PERÙ: Messa a Maquehue. Ingiustizie, unità e politica di pace sono i temi

Papa Francesco
Oggi, presso l’aerodromo di Maquehue, Papa Francesco ha celebrato la Messa. Il primo pensiero è per le popolazioni autoctone: “voglio soffermarmi e salutare in modo speciale i membri del popolo Mapuche, così come gli altri popoli indigeni che vivono in queste terre australi: Rapanui (Isola di Pasqua), Aymara, Quechua e Atacama, e molti altri”.

UN PAESE DOVE LE INGIUSTIZIE PREDOMINANO

“Questa terra, se la guardiamo con gli occhi dei turisti, ci lascerà estasiati – ha affermato il Pontefice – però dopo continueremo la nostra strada come prima. Se, invece,  ci avviciniamo al suolo lo sentiremo cantare perchè Arauco ha un dolore e sono le ingiustizie di secoli che tutti vedono commettere”. E proprio nell’aerodromo di Maquehue si sono verificate gravi violazioni di diritti umani. “Questa celebrazione è per tutti coloro che hanno sofferto, morti e per quelli che quotidianamente portano sulle spalle il peso di tante ingiustizie. “Rimaniamo un minuto in silenzio, davanti a tanto dolore e tanta ingiustizia”, ha aggiunto.

BISOGNA STARE UNITI

Lo scontro o la divisione non deve abbatterci. L’unità, implorata da Gesù, è un dono che va chiesto con insistenza per il bene della nostra terra e dei suoi figli. Bisogna stare attenti a possibili tentazioni che possono apparire e inquinare questo dono che Dio ci vuole fare. L’unità non nasce dal neutralizzare o mettere a tacere le differenze. L’unità non è un simulacro né di integrazione forzata né di emarginazione armonizzatrice. “La ricchezza di una terra nasce proprio dal fatto che ogni componente sappia condividere la propria sapienza con le altre”, la ricetta del Papa. L’unità è una diversità riconciliata, non tollera che in suo nome si legittimino le ingiustizie personali o comunitarie. L’arte dell’unità esige e richiede autentici artigiani che sappiano armonizzare le differenze nei ‘laboratori’ dei villaggi, delle strade, delle piazze e dei paesaggi. Un’arte dell’ascolto e del riconoscimento. In questo è radicata la sua bellezza e anche la sua resistenza al passare del tempo e delle intemperie che dovrà affrontare. “Abbiamo bisogno gli uni degli altri nelle nostre differenze affinché questa terra possa essere bella”, ha sintetizzato il Papa.

NO ALLA VIOLENZA E DIVISIONE. BISOGNA CERCARE UN DIALOGO CONTINUO

“No alla violenza che distrugge”. Sono due, per Francesco, le forme di violenza che minacciano la riconciliazione e l’unità. Gli accordi che non si concretizzano, questa è violenza perché la speranza viene frustata. Non bisogna sostenere che una cultura del mutuo riconoscimento, costruito su violenza e distruzione, perchè che si chiede il prezzo di vite umane. Non si può neppure chiedere il riconoscimento annientando l’altro. Così si produce maggiore violenza e divisione. “La violenza chiama violenza, la distruzione aumenta la frattura e la separazione. La violenza finisce per rendere falsa la causa più giusta”. La via da percorrere è quella della “nonviolenza come stile di una politica di pace”, dove esiste un dialogo continuo per l’unità.