IL PAPA IN CILE E PERÙ: Iniziato oggi il 22° Viaggio apostolico

Papa Francesco sale sull'aereo per il Cile

Ha avuto inizio questa mattina il 22° viaggio apostolico internazionale del Papa, in Cile e Perù.  L’aereo con a bordo il Santo Padre (un B777 dell’Alitalia) è decollato dall’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino alle ore 8.55.  L’atterraggio all’aeroporto internazionale di Santiago del Cile è previsto per le ore 20.10 locali (00.10 ora di Roma). Nel momento di lasciare il territorio italiano alla volta del Cile e del Perù, il Papa ha fatto pervenire al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, un telegramma in cui spiega che l’obiettivo del viaggio è “sostenere la missione della Chiesa locale e portare un messaggio di speranza”. Al telegramma, Francesco unisce “fervidi auspici per il benessere spirituale, civile e sociale del popolo italiano”.

TELEGRAMMA DI MATTARELLA

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha risposto con il seguente messaggio: “Santità, il graditissimo messaggio che mi ha inviato in occasione della Sua partenza per il Cile e il Perù – del quale La ringrazio – mi offre l’opportunità di inviarLe, anche a nome degli italiani tutti, i più sentiti auguri di buon viaggio”. “L’Italia e la comunità internazionale – si legge ancora nel telegramma in cui Mattarella esprime a Francesco la “profonda e sincera stima del popolo italiano e mia personale” – sono consapevoli del profondo significato di speranza di questa sua visita apostolica in due Paesi profondamente influenzati da antiche culture e dalle radici popolari che ne animano la tradizione cattolica. La Sua presenza costituirà per il Cile e il Perù la più alta testimonianza dell’attenzione della Chiesa per la costruzione di società più eque e giuste”.

IL SENSO DEL VIAGGIO

Un viaggio complesso. Il Papa si appresta a vivere da oggi fino al 18 gennaio un altro viaggio difficile. Atterrerà a Santiago del Cile intorno alle 20.10 (ore locali) (00.10 ora italiana) e ad accoglierlo ci saranno pellegrini giunti qui anche da altri Paesi del Sud America ma anche questioni calde, problemi aperti, un Paese alla ricerca di stabilità, sociale e politica. Padre Tony Mifsud, direttore della rivista gesuita “Mensaje” parla di “un ambiente agitato”. E la vigilia di questo viaggio è stata purtroppo segnata anche da una serie di attacchi a chiese con bottiglie incendiare, frequenti in occasioni simili e segno di un malessere profondo che attraversa oggi il Cile, non solo la sua capitale. Un Paese molto diverso da quello che visitò papa Giovanni Paolo II. E papa Francesco lo sa molto bene. “Negli anni Ottanta – spiega il gesuita – l’immagine della Chiesa godeva di grande credibilità per il suo impegno nella difesa dei diritti umani, mentre ora fa parte della generale crisi istituzionale che attraversa il Paese. Tutte le istituzioni pubbliche, per diverse ragioni, sono viste con sospetto. Prevale un clima di sfiducia”. A questo si aggiungono le critiche per i costi elevati della visita papale e il fatto che sono molti a non capire “come sia stata possibile la nomina di un vescovo a Osorno che era molto vicino con Karadima (sacerdote accusato di abusi sessuali)”.

Padre Tony, cominciamo dalla questione degli abusi. Quanto ha inciso sulla percezione che la gente ha della Chiesa e quali errori – secondo lei – sono stati commessi? 

“Senza dubbio, la questione degli abusi sessuali ha avuto un’influenza negativa sull’immagine pubblica della Chiesa. Alcuni sacerdoti accusati e puniti erano persone molto conosciute nel Paese e, quindi, l’impatto è stato maggiore. Di fronte a tali scandali, è normale che la posizione della Chiesa su alcune questioni legate alla sessualità abbia perso di credibilità. Ho poi l’impressione che la posizione della Chiesa ufficiale sia stata più difensiva nei confronti di chi denunciava, quando invece era necessario un atteggiamento di accoglienza. È mancata anche una maggiore trasparenza, superando quella mentalità secondo la quale i panni sporchi devono essere lavati a casa propria.”

Cosa può fare il Papa nella sua visita in Cile? 

Credo che i gesti concreti saranno più importanti delle parole, specialmente in un contesto di sfiducia che predomina nel Paese, come ad esempio unirsi alle vittime.”

C’è poi la questione delle popolazioni indigene come i mapuche e la messa che sarà celebrata sulla loro terra, a Temuco. Il Papa ha sempre molto a cuore le minoranze. Che cosa ci si aspetta da lui? 

“Il Paese ha un debito molto grande con i mapuche. Ho l’impressione che lo Stato non sia stato in grado di entrare in un dialogo autentico con loro, anzi, c’è una tendenza a ricorrere alla legge anti-terrorismo. La maggior parte dei mapuche è pacifica e non violenta, ma ora anche questa maggioranza comincia a simpatizzare con la piccola minoranza che ha fatto ricorso ad atti violenti. C’è un problema ermeneutico molto serio, perché la realtà è interpretata in modo diverso tra le due culture (cilena e mapuche), come nel caso del significato della terra, che per i mapuche è la “madre terra”. Inoltre, in alcuni settori mapuche la Chiesa è considerata parte dell’establishment colonizzatore delle loro terre. Penso che sia necessario mettersi in ascolto, capire le loro richieste e le loro proposte e spero che la visita del Papa possa diventare un’occasione. Il Papa può ascoltarli e accompagnarli nelle loro giuste richieste, e insistere sul fatto che il ricorso alla violenza non porta ad alcuna soluzione permanente.”

Si è addirittura scritto in questi giorni che il Papa (argentino) non ama il Cile…

“Il problema non è la nazionalità del Papa, ma alcune frasi pronunciate riguardo alla situazione di Osorno. Sarebbe necessario discernere… Penso che negli ultimi giorni l’atmosfera sia migliorata rispetto alla sua visita e anche la richiesta di biglietti per partecipare agli eventi pubblici è aumentata. Credo onestamente che il suo talento carismatico, i suoi gesti spontanei e la sua semplice vicinanza possano conquistare il cuore di molti.”

Nonostante queste “ferite”, la visita di papa Francesco ha raccolto a Santiago in questi giorni un milione di fedeli. Sono migliaia i giovani volontari. Quale messaggio il Cile si aspetta da Papa Francesco?

“Casi di corruzione, un mondo politico che non interpreta la cittadinanza, casi di abusi sessuali, crescente secolarizzazione, crisi delle istituzioni, prevalente mentalità individualista, seduzione del denaro, sfiducia nel pubblico e nelle istituzioni, mancanza di credibilità nell’istituzione della Chiesa. È questo il contesto che Francesco incontrerà. Penso che sia difficile dire cosa ci si aspetta dal Papa, ma oso suggerire una parola di difesa per i più vulnerabili attraverso l’impegno per la solidarietà; una parola di speranza che scaturisce dalla fede, che non ignora le difficoltà ma, al tempo stesso, non si rassegna perché è capace di vedere la luce nell’oscurità del tunnel della vita; una parola sul senso più profondo della vita; l’annuncio del Dio misericordioso annunciato dal Figlio Gesù; una parola sull’importanza di costruire un sogno comune tra tutti come espressione di un autentico patriottismo; una parola sull’accoglienza fraterna dei migranti che sono aumentati in Cile negli ultimi anni.”

IL PROGRAMMA DI DOMANI

Martedì 16 gennaio 2018

SANTIAGO

8.20:  Incontro con le Autorità, con la Società civile

e con il Corpo Diplomatico nel Palacio de la Moneda

9.00:  Visita di cortesia al Presidente nel Salón Azul del Palacio de la Moneda

10.30: Santa Messa nel Parque O’Higgins

16.00: Breve visita al Centro Penitenciario Femenino di Santiago

17.15: Incontro con i Sacerdoti, Religiosi/e, Consacrati

e Seminaristi nella Cattedrale di Santiago

18.15:  Incontro con i Vescovi nella Sagrestia della Cattedrale

19.15:  Visita privata al Santuario di San Alberto Hurtado, SJ

Incontro privato con i Sacerdoti della Compagnia di Gesù.