Oggi il Senato ha approvato la legge sul biotestamento. Non sono mancate le prime reazioni alla notizia.

Oggi il Senato, dopo un lungo e tortuoso cammino, è stata approvata la legge sul cosidetto biotestamento ovvero il ddl 2801 “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” (Dat). Alla notizia di questa novità non sono mancante le prime reazioni. C’è chi è felice perchè pensa che sia un passo avanti in ambito di diritti civili per la crescita del Paese. Altri invece sono profondamente amareggiati perchè ritengono che la legge non tenga in considerazione i veri bisogni delle persone gravemente malate. Pensano che fossero altre le normative utili per supportare i malati e chi se ne prende cura. Addirittura la legge risulta essere ambigua e aprire dunque la strada a interpretazioni eutanasiche.
“Con la priorità data alla legge sulle direttive anticipate di trattamento (Dat) ci si è dimenticati di aiutare chi vuole vivere e sfuggire alla morte, come i profughi che lasciano i luoghi di violenza e di carestia per venire accolti nel nostro Paese, di aiutare le famiglie sempre più povere e i giovani disoccupati, di venire incontro ai malati che chiedono cure migliori e senza interruzione per le loro malattie e di sostenere i medici e i ricercatori che studiano e applicano nuove terapie e trattamenti palliativi per alleviare le sofferenze dei malati gravi” afferma don Roberto Colombo, docente della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Univerità Cattolica del Sacro Cuore di Roma e membro ordinario della Pontificia Accademia per la Vita. Per il docente – sacerdote la legge offre uno strumento giuridico per aiutare chi vuole morire e fuggire dalla vita. Uno strumento che mette in contrasto i medici e gli infermieri con la loro vocazione professionale: quella di salvare la vita e non di offrire la morte.
“Si è introdotta l’eutanasia omissiva da sospensione di cure nel nostro ordinamento, spingendo l’Italia su un pendio scivoloso che vedrà altre e peggiori offese al diritto alla vita” dichiara in una nota Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita italiano (Mpv). Per lui con questa approvazione si aiuta ancora di più l’Italia a diventare un paese sempre più vecchio. “Sembra che la priorità sia divenuta quella di aiutare le tendenze suicidarie degli individui” conclude.
“La stragrande maggioranza di medici, specialisti, oncologi, bioeticisti, giuristi, associazioni di cittadini auditi dal Senato (ben 37 su 42) hanno argomentato che il disegno di legge andava modificato, ognuno portando, con competenza, motivazioni serie e puntuali. Perché ora il Senato sia rimasto sordo a questi rilievi ed abbia approvato un testo non condiviso dalla stragrande maggioranza di coloro che si occupano da sempre di sanità e fragilità dei pazienti non è un mistero ed è chiaramente legato ad un intento elettoralistico, ma rimane un grave errore politico e culturale, una vera e propria eclissi della ragione, con sicure ricadute sociali” commenta Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita e prorettore dell’Università Europea di Roma.
Tutti i commenti riportati vogliono sottointendere che la relazione paziente-medico da alleanza per la vita e la salute, si trasforma in un rendi conto reciproco, avvelenato da sospetti e meccanismi di difesa. Il paziente è preoccupato di far valere il proprio diritto all’autodeterminazione assoluta e il medico è ridotto quasi ad esecutore “testamentario”, obbligato per legge a derogare, ove richiesto, alla propria coscienza umana e professionale.