Il presepe domina il clima natalizio: un’opera d’arte,un segno di fede e un invito all’accoglienza

Il presepe domina il clima natalizio. Quest’anno se ne occupa perfino la politica: in Veneto, ad esempio, è partita la proposta di finanziare i presepi nelle scuole per il Natale 2018.
I presepi piacciono alle persone tanto che decidono di realizzarli ovunque: in casa, classe, piazza,… Vengono ammirati quando sono pregiate opere d’arte oppure sono il frutto della sapienza artigiana della nostra terra o quando nei paesi si fanno sfide. In chiesa il sacerdote o i volontari si ingegnano per stupire il fedele. I bambini invece si divertono a spostare le statuine per tutta casa e così facendo prendono confidenza col Bambinello, Maria e Giuseppe.
I presepi non sono solo arte, ma anche segno di fede,di messaggio d’amore universale ed è invito all’accoglienza. Per tale motivo non si può non cogliere la contraddizione di volere il presepe, ma non quanto rappresenta. Ovvero di accogliere un bambino di plastica, ma non quelli veri che sbarcano o che vivono in un campo in attesa di quel mondo migliore di cui qualcuno già gode il privilegio. Per questo stride quel sì alla statuina, sbandierato come atto di salvaguardia delle radici e della cultura italiana, ma trasformato in vessillo contro gli stranieri e gli immigrati.
Eppure, se in Italia c’è un’indiscussa sensibilità all’accoglienza e all’inclusione lo si deve anche ad un sentire che è figlio di quel presepe e di quel crocifisso che è stato il bambino di nome Gesù. Segni di un Dio fatto uomo, nato e morto per noi. Quel crocifisso che con le scuole ha pure qualche difficoltà dato che quel bambino, che taluni ora acclamano in classe, tali altri non accettano. Voluto a Natale, messo nel cassetto a Pasqua. Messo e tolto secondo necessità.
E se oggi lo si invoca non è per fede, è fatto privato. Non è per ideologia – ci si fa scudo. Ma è nel nome di una comune cultura. Lo si vuole slegato dalla dimensione della fede, legato a san Francesco e alla prima rappresentazione della natività che fu in Italia.
Ma Francesco appartiene alla cultura quanto alla fede. Arrivò, sì, al presepe di Greccio, ma partì dal crocifisso di san Damiano. E il primo presepe, che abbiamo negli occhi grazie al capolavoro di Giotto, si lega al miracolo che avvenne: comparve il Bambino. Quello vero. Quello di Betlemme. E fu per fede.Fonte: AgenSir