Nel video messaggio al Myanmar Papa Francesco si presenta come messaggero “di riconciliazione, di perdono e di pace”

(da AgenSir)Messaggero “di riconciliazione, di perdono e di pace”. Così Papa Francesco si è presentato in un video messaggio al Myanmar prima di partire il 26 novembre per Yangon. È padre Mariano Soe Naing, portavoce della Conferenza episcopale del Myanmar ad anticiparlo al Sir, dopo aver postato il video sulla pagina ufficiale della visita apostolica del Pontefice. Parlando in italiano con sottotitoli in lingua birmana, Francesco rivolge un saluto alla piccola comunità cattolica di questo Paese, una esigua minoranza di 700mila fedeli in un Paese per l’85% buddista. “La mia visita vuol confermare la comunità cattolica del Myanmar nella sua fede in Dio e nella sua testimonianza nel Vangelo che insegna la dignità di ogni uomo e donna ed esige di aprire i nostri cuori agli altri, specialmente ai poveri e ai bisognosi”. E alla Nazione, lancia il suo primo messaggio: “Desidero visitare la Nazione con spirito di rispetto, di incoraggiamento per ogni sforzo volto a costruire armonia e cooperazione al servizio del bene comune”.

La Conferenza episcopale. Siamo a Yangon nella sede, ricca di vegetazione tropicale, della Conferenza episcopale del Paese. Gli uffici sono pieni di persone che educatamente si tolgono le scarpe prima di entrare in qualunque edificio. C’è atmosfera di vigilia: i computer sono accesi, sulle scrivanie i telefoni squillano. Con padre Mariano ripercorriamo le tappe di questo viaggio apostolico che per la prima volta porta in Myanmar un Papa.

“Il Paese è uscito da poco da un regime militare durato 55 anni”. Solo due anni fa si sono potute svolgere elezioni parlamentari libere e democratiche e una moltitudine di gente per la prima volta si è recata in un seggio elettorale. Il nuovo vento di libertà ha portato nel 2010 alla scarcerazione della leader Aung San Suu Kyi che qui gode di una grandissima stima e di un vasto e sentito consenso.

La stampa. Il Pontefice atterrerà a Yangon il 27 novembre con un volo da Roma, sul quale viaggiano anche 69 giornalisti al seguito. A terra ce ne saranno altri 200 e la Conferenza episcopale ha attrezzato per loro una sala stampa presso lo Shangri-La Hotel di Yangon dove il 27 novembre, alle ore 9, si terrà la prima conferenza stampa di presentazione del viaggio: parlerà mons. John Saw Yaw Han, vescovo ausiliare di Yangon e coordinatore locale del viaggio. Il Papa alloggerà presso l’arcivescovado e per il pomeriggio non ha appuntamenti in programma.

L’incontro con le autorità. Martedì 28 novembre, ci sarà il trasferimento in aereo nella capitale Nay Pyi Taw dove a ricevere il Papa ci saranno il presidente della Repubblica e la leader della Lega nazionale per la democrazia, Aung San Suu Kyi. All’International Convention Center è prevista una cerimonia di benvenuto con il primo discorso pubblico del Papa (che parlerà sempre in italiano, con traduzione in lingua locale). C’è molta attesa: ad ascoltarlo ci saranno i rappresentanti del Governo e il corpo diplomatico. “Un totale di 700/800 persone”, dice padre Mariano che parla di questo incontro come di uno degli “eventi più importanti del viaggio”. E spiega: “Il Paese sta attraversando un periodo di transizione che come tale è estremamente delicato, difficile e tuttora in atto.

“Dal Papa ci si attende un messaggio d’incoraggiamento a proseguire sulla via della costruzione democratica del Paese”. Il Myanmar è un Paese geograficamente molto grande, abitato da una popolazione che appartiene a 135 etnie diverse. Ogni Stato del Myanmar ha una storia diversa ed etnie che sono state coinvolte in conflitti armati con il governo centrale, alcuni dei quali sono ancora in corso. Ha fatto scalpore a livello soprattutto internazionale il trattamento dei Rohingya, la minoranza di religione musulmana, vittima di migrazione forzata, persecuzione e privazione della cittadinanza. “Riconciliazione, perdono, pace: questi saranno i punti chiave del messaggio che Papa Francesco verrà a portare in Maynmar”, dice il portavoce dei vescovi birmani. “Tutti abbiamo sofferto tantissimo e il Papa si rivolgerà a tutto il Paese, nel suo insieme”, aggiunge. Il Myanmar è infatti attraversato da molteplici crisi come quella della minoranza cristiana del Kachin sfollata. Paese ricco di risorse naturali – oro, pietre preziose, petrolio – la ricchezza è in mano a pochissime persone e il 40% della popolazione vive in povertà assoluta. Ma è anche un Paese giovane e “il Myanmar – sottolinea padre Mariano – ha voglia oggi di crescere. Soprattutto di proseguire nel processo di cambiamento e trasformazione”.

La macchina, i cattolici, i buddisti. Non è una novità: anche questa volta, il governo ha messo a disposizione del Santo Padre una mercedes, ma Francesco ha preferito come sempre viaggiare a bordo di una macchina semplice e la scelta è caduta su una toyota Mark2 colore blu scuro. Alle 9 (locali) di mattina del 29 novembre, il Papa presiederà la celebrazione eucaristica al Kyaik ka san Ground, un grande spazio ovale in grado di contenere i 200/300mila fedeli cattolici che da tutto il Myanmar parteciperanno alla Messa, un terzo dei 700mila cattolici presenti in tutto il Paese. Le previsioni parlano di una presenza di 100/150mila cattolici. Le distanze sono notevoli e i costi alti per un Paese come il Myanmar. Arriveranno dalle Regioni del Kachin, Kayah, Chin, Karen e Shan dove le comunità cattoliche sono più numerose e verranno tutti in abito tradizionale. Alcuni faranno viaggi anche di 3 o 4 giorni per raggiungere Yangon e per chi ha scelto il treno, il governo ha messo a disposizione biglietti gratuiti per l’occasione. Alla Messa – che sarà celebrata in lingua latina, inglese e myanmar – parteciperanno cattolici provenienti da altri Paesi asiatici limitrofi, come Tailandia, Corea eVietnam, e saranno presenti anche musulmani, hindu, buddisti e naturalmente anche leader e membri delle Chiese cristiane. In questi giorni una famiglia è stata estratta a sorte ed avrà la fortuna di salutare in questa occasione il Papa. Nel pomeriggio, alle 16.15, è previsto l’incontro con il Consiglio supremo “Sangha” dei monaci buddisti nel Kaba Aye Centre (che significa: centro della pace mondiale). Ci saranno due discorsi: quello del Santo Padre e quello del monaco leader del Consiglio supremo. Le relazioni tra cattolici e buddisti sono molto buone qui, anche per l’indole gentile della popolazione buddista. “Questo incontro – dice il portavoce – vuole ribadire che i cattolici hanno rispetto per il buddismo e che il futuro del Paese si costruisce anche sul mutuo rispetto tra le diverse tradizioni religiose ed etnie”.

Gli incontri con i vescovi e con i giovani. La giornata si concluderà con l’incontro con i vescovi delle 16 diocesi del Myanmar. Il giorno dopo, prima di ripartire per il Bangladesh, il Papa celebrerà una Messa nella cattedrale di St Mary’s per i giovani: ne sono attesi addirittura 6mila, e poiché in cattedrale ne entrano solo 1.500, saranno allestiti dei maxi-schermo fuori dall’edificio.

“Cari amici – ha detto il Papa nel video-messaggio -, mentre mi preparo a visitare il Myanmar desidero inviare una parola di saluto e di amicizia a tutto il suo popolo. Non vedo l’ora di potervi incontrare”.