PRESIDIO DI LIBERA CREMASCO – “Le donne tunisine chiedono verità e memoria”, di Sara Manisera e Arianna Pagani

Il presidio di Libera Cremasco presenta “Le donne tunisine chiedono verità e memoria”, di Sara Manisera e Arianna Pagani, sabato 25 novembre prossimo, alle ore 18.30, nella sala di via Forte 5, in città.
Dopo le iniziative legate alla campagna culturale e di raccolta firme di Ero Straniero, il presidio di Libera Cremasco rinnova il suo impegno per costruire una nuova narrazione del fenomeno migratorio; un nuovo modo di raccontare e vedere la condizione degli stranieri che ogni giorno arrivano anche nel nostro Paese e che meritano, come ognuno di noi, di essere considerati persone e non semplici numeri di una drammatica contabilità.
E questo vale ancor di più per coloro che sono rimasti vittime del loro viaggio verso un futuro di speranza. Nabil, Walid, Wissem, Hamza, Ghassem, Samah, Housemdin e tanti altri: sono più di 500 i ragazzi dispersi e dei quali le famiglie non hanno più avuto notizia; secondo il Forum Tunisino dei diritti economici e sociali (FTDES), la tragica lista degli scomparsi potrebbe essere molto più lunga e arrivare a 800 nomi.
La giornalista Sara Manisera e la fotografa Arianna Pagani danno voce a questa richiesta di verità con un reportage che racconta, in parole e video, le storie delle donne tunisine che da ormai sette anni cercano la verità. Il lavoro delle due reporter, realizzato in collaborazione con Ardepte, l’associazione tunisina che porta avanti la ricerca dei giovani tunisini scomparsi, oltre che il reinserimento nella società tunisina di coloro che sono stati in carcere all’estero, sarà presentato appunto sabato 25 novembre, presso la sala di via Forte 5 a Crema con l’intervento delle autrici e dei volontari del presidio di Libera Cremasco.
La serata proseguirà con un buffet a offerta libera con i prodotti di Libera Terra. Una “associazione di associazioni” nata nel 1995, che a oggi raccoglie più di 1200 adesioni, tra grandi associazioni nazionali e piccoli gruppi locali e ha riferimenti in tutte le regioni d’Italia. Elemento unificante è la consapevolezza che per sconfiggere le mafie l’azione repressiva dei Corpi dello Stato è necessaria ma non sufficiente.
Gli straordinari successi ottenuti negli ultimi anni dalla magistratura e dalle forze dell’ordine dimostrano che le mafie possono essere colpite, ma per dare un carattere permanente a questi risultati è necessaria la prevenzione. Nelle scuole, nei quartieri, nelle creazioni di prospettive di lavoro per i giovani sta la frontiera più avanzata della prevenzione alle attività mafiose.