Udienza del mercoledì: Papa Francesco parla dell’Eucarestia e della Messa

Papa Francesco durante l'udienza di mercoledì 8 novembre in piazza San Pietro a Roma

Ieri, in un’assolata giornata romana di tramontana, il Papa è stato accolto da circa 13mila fedeli in piazza San Pietro. Protagonisti, come di consueto, i più piccoli, che Francesco ha baciato e accarezzato grazie al solerte aiuto degli uomini della Gendarmeria vaticana, che fanno la spola tra i fedeli assiepati lungo le transenne e la jeep bianca scoperta. Tra le prime file, anche un gruppo di ragazzi e ragazze adolescenti, che al passaggio del Papa gli hanno teso la mano per salutarlo. Lui, con pronta risposta, li ha salutati a sua volta sporgendosi dalla “papamobile” per dare loro “il cinque”, come si dice in gergo a proposito del saluto amichevole a schiaffo con le cinque dita della mano. Fra poco, il Papa aprirà un nuovo ciclo di catechesi, dopo aver concluso mercoledì scorso quello sulla speranza cristiana.

“È fondamentale per noi cristiani comprendere bene il valore e il significato della Santa Messa, per vivere sempre più pienamente il nostro rapporto con Dio”. Con queste parole, durante l’udienza di ieri, il Papa ha cominciato un nuovo ciclo di catechesi, dopo aver concluso quello sulla speranza, “che punterà lo sguardo sul cuore della Chiesa, cioè l’Eucaristia. Non possiamo dimenticare il gran numero di cristiani che, nel mondo intero, in duemila anni di storia, hanno resistito fino alla morte per difendere l’Eucaristia; e quanti, ancora oggi, rischiano la vita per partecipare alla Messa domenicale”, ha detto Francesco coniugando attualità e storia della Chiesa. “Nell’anno 304, durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani, del nord Africa, furono sorpresi mentre celebravano la Messa in una casa e vennero arrestati”, ha ricordato a proposito dei martiri di Abitene: “Il proconsole romano, nell’interrogatorio, chiese loro perché l’avessero fatto, sapendo che era assolutamente vietato. Ed essi risposero: ‘Senza la domenica non possiamo vivere’, che voleva dire: se non possiamo celebrare l’Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe”. Parole, queste, che ricordano quelle che Gesù disse ai suoi discepoli: “Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. “Quei cristiani del nord Africa furono uccisi per celebrare l’Eucaristia. Hanno lasciato la testimonianza che si può rinunciare alla vita terrena per l’Eucaristia, perché essa ci dà la vita eterna, rendendoci partecipi della vittoria di Cristo sulla morte. Una testimonianza che ci interpella tutti e chiede una risposta su che cosa significhi per ciascuno di noi partecipare al Sacrificio della Messa e accostarci alla Mensa del Signore”. “Stiamo cercando quella sorgente che zampilla acqua viva” per la vita eterna, che “fa della nostra vita un sacrificio spirituale di lode e di ringraziamento e fa di noi un solo corpo in Cristo?”, le domande del Papa: “Questo è il senso più profondo della santa Eucaristia, che significa ringraziamento: ringraziamento a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che ci coinvolge e ci trasforma nella sua comunione di amore.

“Nelle prossime catechesi vorrei dare risposta ad alcune domande importanti sull’Eucaristia e la Messa, per riscoprire, o scoprire, come attraverso questo mistero della fede risplende l’amore di Dio”. “Il Concilio Vaticano II è stato fortemente animato dal desiderio di condurre i cristiani a comprendere la grandezza della fede e la bellezza dell’incontro con Cristo”, ha ricordato Francesco: “Per questo motivo era necessario anzitutto attuare, con la guida dello Spirito Santo, un adeguato rinnovamento della liturgia, perché la Chiesa continuamente vive di essa e si rinnova grazie ad essa”. “Un tema centrale che i padri conciliari hanno sottolineato è la formazione liturgica dei fedeli, indispensabile per un vero rinnovamento”, ha proseguito il Papa: “Ed è proprio questo anche lo scopo del ciclo di catechesi che oggi iniziamo: crescere nella conoscenza del grande dono Dio ci ha donato nell’Eucaristia”.

“L’Eucaristia è un avvenimento meraviglioso nel quale Gesù Cristo, nostra vita, si fa presente. Partecipare alla Messa è vivere un’altra volta la passione e la morte redentrice del Signore. È una teofania”. Lo ha spiegato il Papa per poi iniziare un dialogo contenente alcune possibili obiezioni sullo stato di salute delle nostre liturgie domenicali. “Il Signore è lì con noi presente – ha ammonito Francesco – ma tante volte andiamo in giro, guardiamo le cose, chiacchieriamo fra noi mentre il sacerdote celebra l’Eucaristia: non celebriamo vicino a Lui, ma è il Signore!”. “Se oggi venisse qui il presidente della Repubblica o una persona molto importante nel mondo – l’esempio scelto dal Papa parlando a braccio – sicuramente tutti saremmo vicini a lui, vorremmo salutarlo… Se vai a Messa, lì c’è il Signore, e tu sei distratto, giri… è il Signore!”. “Eh, padre, ma le messe sono noiose”, la possibile obiezione. “La Messa no, i preti”, la risposta: “Che si convertano i preti! Ma è il Signore che sta lì”.

A Messa “niente telefonini”. È il perentorio invito del Papa. Il sacerdote, mentre celebra, dice “in alto i nostri cuori”, ha fatto notare Francesco: “Non dice: ‘in alto i nostri telefonini’ per prendere la fotografia. È una cosa brutta!”. Poi il riferimento diretto all’esperienza personale: “A me dà tanta tristezza, quando celebro in piazza o in basilica, vedere tanti telefonini alzati: non solo quelli dei fedeli, ma quelli dei preti e anche dei vescovi”. “La Messa non è uno spettacolo”, ha ammonito Francesco: “È andare all’incontro della Passione e della Risurrezione del Signore. Niente telefonini!”.

“Voi avete visto come i bambini si fanno il segno della croce? Non sai se è un segno di croce o un disegno…”. “Proviamo a porci alcune semplici domande”, l’invito a proposito delle celebrazione della Messa: “Per esempio, perché si fa il segno della croce e l’atto penitenziale all’inizio della Messa? E quelle letture, perché stanno lì? Perché si leggono e che c’entrano? Oppure, perché a un certo punto il sacerdote che presiede la celebrazione dice: ‘In alto i nostri cuori?’”. “Insegniamo ai bambini a fare bene il segno della croce”, l’esortazione in risposta alla prima domanda, sempre a braccio: “Così incomincia la Messa, così incomincia la vita, così incomincia la giornata. Questo segno vuol dire che noi siamo redenti con la Croce del Signore”. “Guardate i bambini e insegnate loro bene a fare il segno della croce”, ha ripetuto ancora fuori testo Francesco.

“È molto importante tornare alle fondamenta, riscoprire ciò che è l’essenziale, attraverso quello che si tocca e si vede nella celebrazione dei sacramenti”. È l’invito finale dell’udienza, la prima del ciclo di catechesi dedicata alla Messa. “La domanda dell’apostolo san Tommaso di poter vedere e toccare le ferite dei chiodi nel corpo di Gesù, è il desiderio di potere in qualche modo ‘toccare’ Dio per credergli”, ha spiegato il Papa, secondo il quale “ciò che san Tommaso chiede al Signore è quello di cui noi tutti abbiamo bisogno: vederlo e toccarlo per poterlo riconoscere”. “I sacramenti vengono incontro a questa esigenza umana”, ha ricordato Francesco: “I sacramenti, e la celebrazione eucaristica in modo particolare, sono i segni dell’amore di Dio, le vie privilegiate per incontrarci con lui”.

Infine l’invito del Papa, nella giornata liturgica dedicata ai Santi Martiri: “Sostenere i tanti cristiani perseguitati, le cui reliquie sono custodite qui nella basilica di San Pietro”. Nel triplice saluto ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli, con cui si conclude l’appuntamento del mercoledì in piazza San Pietro, Francesco ha esortato i giovani ad accrescere “l’attenzione alla testimonianza cristiana anche in contesti difficili” e gli ammalati ad offrire le loro sofferenze “per sostenere i tanti cristiani perseguitati”. E ai tanti cristiani che nel mondo sono vittime di persecuzioni il Papa si è riferito anche poco prima, salutando i fedeli polacchi. “Domenica prossima, per iniziativa della Conferenza episcopale polacca e dell’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre – le parole di Francesco – celebrerete la nona Giornata di Solidarietà con la Chiesa perseguitata, sostenendo spiritualmente e materialmente i fratelli e le sorelle del Medio Oriente. Le vostre preghiere e le vostre offerte siano un aiuto concreto e un segno del legame con tutti i sofferenti del mondo nel nome di Cristo”. In conclusione ha rivolto un saluto particolare alla redazione e agli ascoltatori di Radio Katowice, nel 90° della sua attività.